Camminavamo

Camminavamo. Non ce lo aveva ordinato il medico ma suo padre, che era stanco di vederci sotto casa, “attaccati ai muri come manifesti” diceva lui. E quindi andavamo in giro per il quartiere, in centro città o dove capitava e quando faceva buio tornavamo ad incollarci alle pareti.
Camminavamo, e lo si faceva tenendosi per mano, io con la destra e lei con la sinistra, fino a quando per il sudore la presa si allentava e allora ci davamo il cambio: io le prendevo la sinistra e lei mi porgeva la destra.
In casa sua ci entrai solo una volta, forse due e per pochi minuti. In casa mia lei ci entrò due volte: la prima perché dovevo prendere dei dischi e prestarglieli. La seconda per mangiarci una pizza insieme a una comune amica.
Ma a noi piaceva camminare, fino a quando ci sudavano i piedi e pure le mani. E ci piaceva restare incollati come lucertole alle pareti sotto casa, giocare con le correnti d’aria e qualche volta pure con l’ascensore.
Camminavamo senza essere mai stanchi, fino a quando giunti ad un bivio le nostre mani sgusciarono, come solo i pesci sanno fare. Io presi una direzione e lei l’altra, e ci lasciammo così,  con le mani umide e appiccicose.

60 pensieri su “Camminavamo

      1. Io in questo periodo mi sto concentrando sul non scordare quello in corso. Che è più importante. Credo. Ma che bello il tuo racconto!

  1. 😦 Le storie non dovrebbero finire mai… non quelle belle almeno, e poi mai senza un motivo: ora non venirmi a dire che un motivo c’è sempre, no, non c’è!

    1. uhm…a volte finiscono per esaurimento e per farne nascere di nuove. Però sono d’accordo, le storie belle non dovrebbero mai finire. NOn ci dovrebbe nemmeno essere il “vissero tutti e felici e contenti”. Dovrebbe solo andare avanti senza fine.

  2. Disegno minimalista molto azzeccato! Mi sa che tutti siamo passati per la fase dei grandi camminatori. Si cammina, si cammina e poi a volte ci si divide ma è comunque stato bello camminare insieme.

  3. … per camminare verso nuovi orizzonti.

    Guardando il disegno mi sembra di vedere una scelta obbligata… la linea in basso è continua è sembra indicare quasi un muro dal quale o si torna indietro insieme o ci si divide. L’altra interpretazione è che i due si trovano su un promontorio e guardano un sole incerottato 😀

    lo so mi devo far vedere da uno bravo 😛

    1. quelli bravi non ci sono più 🙂
      Bell’analisi, anche se nella stesura del disegno a tutto questo non avevo pensato. Mi interessava solo disegnare una strada. E mi piace anche il sole incerottato. Quello l’ho fatto proprio male.

  4. Questo camminare e tenersi per mano e poi lasciarsi è molto romantico e nostalgico, mi suscita tanti pensieri.
    Grazie di aver condiviso questo racconto, è prezioso…e mi sono commossa sul serio, credimi.

    1. ecco, in questo sono sicuro: “la prima mano sudata non si scorda mai”. Forse perché poi non si è più tenuti per mano così a lungo un’altra persona

  5. Il disegno è bellissimo e quello che hai scritto ancora di più. Descrivi un’intera e giovane storia d’amore con poche parole, come fai non lo so. Bravo pani, complimenti, davvero.

    1. be’…la storia è frutto di una pausa caffè, il disegno di un’attesa pre-cena. I miei polverosi archivi stanno diventando sempre più vuoti e allora devo darmi da fare, scriver qualcosa, tenere le dita in esercizio.

      1. Non preoccuparti, tra qualche giorno ti chiederò nuovamente di lavorare per me. Anzi, è più giusto dire “che ti chiederò aiuto”. E lì, altro che archivi!

      1. XDDDD vabbene, giusto perché ti sei espresso con tale maestria, ti srotolo tutto quassotto

        Wir walked. The Artzt nous l’avez pas bestellt but sein padre, who
        was fatigué de vederci under the house, “attachés zu les parois
        like manifesti” sagte lui. と (to) then wir walked around par le quartier,
        in center ville o dove capitava et quand faceva dunkel wir came back
        zu nous coller zu les parois.
        Wir walked, et lo si faisait tenendosi par 手 (te), moi with the
        destra e elle with the sinistra, jusquand per the sweat
        la pris si allentava und dann wir gaben uns the change: je le
        prennait the sinistra e elle me porgeva la destra.
        In sa casa j’entrai only one fois, 多分 (tabun) two et per peu minuten.
        In ma casa elle entrò two fois: la prima どうして (doushite) j’have to take
        des dischi e le prester. La seconda per nous manger eine pizza ensemble
        ad une commune amica.
        でも (demo) wir like camminare, jusquand ci sweat les piedi et
        pure les mani. Et wir like restés glued comme lizards zu les parois
        under the house, giocare mit des correnti d’air et some fois
        pure mit der ascensore.
        Wir walked sans jamais essere stanchi, jusquand giunti z’un bivio
        notres 手 (te) sgusciarono, comme seulemente les 魚 (sakana)
        wissen faire. Je presi une direzione e elle l’other, et wir ci verließen so,
        mit des 手 (te) humides e appiccicose.

  6. Amarsi dentro a una bolla, o a un guscio,pur peregrinamente, rende troppo sudaticci, necessita una ventata d’aria fresca e un sole meno incerottato. E accade così, naturalmente, al primo bivio, come dici tu.
    Racconto in pillola, una mentina al limone, dolce/aspra.
    (mi sembra di cogliere un tratto più sicuro nel disegno…)

  7. Fino a qualche anno fa non credevo esistesse la possibilità per due individui che formano una coppia di scegliere strade diverse. credevo potesse succedere solo se la coppia aveva intenzionalmente la volontà di farlo.Ora credo che la vita sia una continua scelta ma guidata dal caso e tutto può succedere al di là delle intenzioni…

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