Il frutto


I suoi capelli erano lisci, sottili e forti come il rame. C’era chi ci faceva gli impianti elettrici con la sua chioma.
Le sue pupille erano spigolose: potevano sembrare dei rombi, dei trapezi, dei pesci o delle stelle marine.
Le sue guance erano delle nespole che sul far della sera diventavano mele cotogne e profumavano la mia spalla.
Le sue labbra erano così polpose che talvolta sembravano fragole rubate e sapevano di trasgressione.
Osservarla era come fare la spesa dall’ortolano o vagare nei campi incolti alla ricerca di primizie.
Era il frutto desiderato e proibito.

Gioielli Rubati 199: Lucia Triolo – Amilga Quasino – Isabelle Daude – Monica Santi – Raffaele Ferrari – Paolo Perlini – Maria Grazia Galatà – Franco Bonvini.

Nel bottino di gioielli rubati, tra pietre preziose, anelli, ciondoli e fili di perle

almerighi

Ursprüng
.

Non ho mai saputo dare nome alle cose
di ogni identità ho imparato
a fare a meno

maschere nomi immagini corpi
ho lasciato divorarsi l’un l’altro

e il telefono che non suona
dentro la mano

Nel punto in cui dritto e rovescio si con-fondevano
-girandola che sprizza e mi resiste
non ho mai saputo pensare
un al di là e un al di qua
e impugnare gli estremi
per riunire o separare

eppure ho conosciuto albe e tramonti
e il nulla che mi rida’ una piccola porzione
del dormire

.
di Lucia Triolo, qui:
https://poesiesemiserie.wordpress.com/2022/05/27/ursprung/
.
*
.
Il sole non è al suo posto giusto stasera
è stato spostato e cala a nord-est
è una palla arancione immensa
immersa in una nebbia intensa d’arancio improvviso
che fin poco prima era grigione
e non ci sono più le montagne di dietro
dove di solito si va a coricare.

View original post 619 altre parole

Concorso Letterario “Racconta il tuo parco” 

Concorso Letterario ‘Racconta il tuo parco’ – 1a Edizione 25 maggio/25 settembre 2022

La libreria & caffè letterario Blue Room di Roma e l’associazione culturale e sociale CrunchEd, indicono la prima edizione del concorso letterario Racconta il tuo parco.
Finalità dell’iniziativa è la promozione sociale e culturale attraverso i libri, la lettura e il confronto di idee, dando spazio e voce  a coloro che vorranno condividere le proprie creazioni narrative. 
Il concorso si rivolge a tutti gli appassionati di scrittura, alle prime armi e non, e offre loro la possibilità di misurarsi con la propria scrittura e di condividerla. 

Per maggiori informazioni leggi il bando e scarica il modulo di partecipazione.

Per il resto

C’è nel borgo in cui risiedo

una donna di quaranta anni

meno uno e qualche mese.

Fuma e conosce le parolacce,

tiene un cane al guinzaglio

ma le sfuggono le bestemmie.

È piccola e senza seno,

ha le braccia e i polsi,

le gambe e le caviglie,

forse anche il petto tatuati.

Saluta due volte ogni sei mesi,

con gli occhi nei giorni dispari,

con un sorriso in quelli pari.

E per il resto è bellissima.

Ti prego

Ti prego

– Lo vedi? Ho anche il rosario in mano –

Lascia che sia io a toglierti il fiato

e gestire il ripopolamento

dei lepidotteri

nel tuo stomaco.

Memorie della Foresta, di Damir Karakaš

Non è mai successo. È la prima volta che mi viene voglia di rileggere un romanzo dopo appena solo 5 mesi dalla prima lettura.

«Sono disteso a letto e tendo l’orecchio; la casa di legno è imbottita di vecchi giornali e il vento trova nuove fessure: soffia muovendo le ombre nella stanza. Poi si sente un secco tintinnio di catenacci: mio padre sta slegando il bestiame. Mi vesto in fretta e corro fuori, la vacca Suza è già uscita dalla corte: la seguono šarava, Lozonja, Peronja».

Inizia così Memorie della Foresta, di Damir Karakaš. Una prosa secca, decisa, ogni frase pesata, come se fosse la misura di pallini per una cartuccia di fucile. Si sente il ritmo della camminata, il passo guardingo del cacciatore che entra nella foresta, procede per qualche metro e poi si ferma, con gli occhi e lo sguardo attento, pronto a percepire il rumore della preda. Oppure lo sguardo di un ragazzino difettoso che gioca, studia, lavora, pensa e si muove sempre con quell’orso che alberga nel proprio cuore.

Leggi la recensione completa su CrunchEd

Una questione di pelle, di Marina Vujčić

Dopo la lettura di questo romanzo, credo che osserverò con più attenzione gli annunci pubblicati sui quotidiani.
Quello che ha letto Veronika Vinter diceva così:
«Cerco una signora disponibile ad accarezzare la mia schiena. Solo ed esclusivamente la schiena. Massima serietà, garantiti riservatezza e ottimo compenso».

Ha risposto e la sua vita è cambiata.

La mia recensione su CrunchEd

Azzorre, di Cecilia Maria Giampaoli

Abbiamo tutti delle date impresse nella mente. Non dico il giorno preciso, la data del calendario, ma la memoria di quello che stavamo facendo nel momento in cui un determinato fatto ha sconvolto la vita di molte persone.
L’8 febbraio del 1989 lo ricordo perché al mattino avevo sfogliato una nota rivista di viaggi. C’era un servizio che mi interessava e riguardava le Azzorre. Non so cosa mi avesse attirato, probabilmente il nome che riesce a essere delicato pur con quelle doppie consonanti. E poi le descrizioni dei paesaggi di origine vulcanica, lussureggianti, montuosi e selvaggi, lontani dal turismo di massa. Infine la nota che diceva come fossero isole difficilmente raggiungibili e i voli costosi, per cui era meglio affidarsi al recente servizio di voli charter.

È una rivista che conservo ancora. Ogni tanto la metto nel sacco della carta e poi la ritiro fuori. Magari un giorno potrà servirmi. È del 1983, sei anni prima di quanto è successo sul Pico Alto.

Autore: Cecilia Maria Giampaoli
Casa editrice: Neo Edizioni
Uscita: luglio 2020
Pagine:160

Leggi la recensione completa su CrunchEd

Camminavamo

Camminavamo. Non ce lo aveva ordinato il medico ma suo padre, che era stanco di vederci sotto casa, “attaccati ai muri come manifesti” diceva lui. E quindi andavamo in giro per il quartiere, in centro città o dove capitava e quando faceva buio tornavamo ad incollarci alle pareti.
Camminavamo, e lo si faceva tenendosi per mano, io con la destra e lei con la sinistra, fino a quando per il sudore la presa si allentava e allora ci davamo il cambio: io le prendevo la sinistra e lei mi porgeva la destra.
In casa sua ci entrai solo una volta, forse due e per pochi minuti. In casa mia lei ci entrò due volte: la prima perché dovevo prendere dei dischi e prestarglieli. La seconda per mangiarci una pizza insieme a una comune amica.
Ma a noi piaceva camminare, fino a quando ci sudavano i piedi e pure le mani. E ci piaceva restare incollati come lucertole alle pareti sotto casa, giocare con le correnti d’aria e qualche volta pure con l’ascensore.
Camminavamo senza essere mai stanchi, fino a quando giunti ad un bivio le nostre mani sgusciarono, come solo i pesci sanno fare. Io presi una direzione e lei l’altra, e ci lasciammo così,  con le mani umide e appiccicose.

La regola del tre

 

Quando erano scaduti i tre anni lei si presentò a casa sua con un cofanetto di legno intarsiato.
“Oggi sono tre anni” gli disse.
“Sì, sono tre anni”.
“Ti ricordi quando mi hai detto che io assomigliavo a un tre?”
“Sì, lo ricordo. È stato proprio tre anni fa. Te lo dissi per la bocca, per la forma delle tue labbra, sottili quelle superiori e morbide quelle inferiori”.
Lei sorrise e appoggiò il cofanetto sul tavolo.
“Cosa c’è lì dentro?”
“Il tuo cuore”.
Istintivamente lui si portò la mano al petto. Batteva ancora, fece un sospiro e poi si passò la mano sulla fronte.
“Ma che stai dicendo? È ancora qui!”
“Sciocco. Ci sono tutti i tuoi regali preziosi: anelli, collane, bracciali”.
“E perché?”
“Per la regola del tre”.
“Non capisco. Che c’entra le regola del tre?” disse portandosi di nuovo la mano sul petto. Questa volta lo sentiva battere forte. Gli pulsava anche la gola e le parole uscivano a fatica.
“La regola del tre dice che un amore dura tre anni. Il primo è fantastico, il secondo mediocre, il terzo da incubo”.
“Continuo a non capire”.
“È finita, mi dispiace. Forse era meglio se avessi avuto le labbra a forma di otto. Ma non preoccuparti, fra tre anni mi dimenticherai. La regola del tre vale anche per questo”.