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La corsa – 6

L’uomo si annoia del piacere ricevuto e preferisce di gran lunga quello conquistato.

Alain (Émile-Auguste Chartier)

Quindi questo era il mio piano: una corsa al mercoledì sera, dopo il lavoro, e l’altra il sabato mattina. Mentre l’orario serale era più o meno fisso, quello del sabato mattina variava a seconda della stagione: verso le undici nelle giornate invernali, alle nove durante il caldo estivo.
Lo confesso: i primi mesi sono stati proprio esaltanti. Quando mi svegliavo la mattina dicevo:
“Uhm…oggì è martedì, umpf! Che peccato. Il giorno della corsa è domani… Aspetta, no, oggi è mercoledì, questa sera si va a correre!
Sì, era bellissimo svegliarsi e sapere che quel giorno dovevo correre.

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Attesa tra controfigure

Non sempre si ha voglia di tirare fuori carta e penna. A me piace anche starmene lì, con le braccia conserte e le gambe incrociate.
Poi vedi qualche volto interessante e pensi che vale la pena fermarlo.

Pareva di essere a Cinecittà, c’erano controfigure di personaggi famosi e “sfamosi”. Quando è entrato il figlio di Amilcare Barca la mia attesa è finita.

Puzza di cadavere in casa: istruzioni per l’uso

A volte capita di cuocere il cavolo e diffondere per tutta la casa un odore piuttosto consistente, quasi tangibile, come se, munendosi di aspirapolvere fosse possibile aspirarlo tutto.
Succede anche con il minestrone e con le zucchine quando inevitabilmente si dimenticano sul tegame e si bruciano.
Talvolta succede pure con le uova o con la pastissada de caval ma in genere si tratta di odori che se ne vanno da soli, spalancando le finestre o aspettando che stanchi di veleggiare, puf, cadano a terra.

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Invece ieri in casa mia c’era un odore particolare, odore di morte, decomposizione, molto simile a quello che annusavo da piccolo quando scorazzavo tra campi e montagnette e mi imbattevo in qualche topo morto.

Mi sono ricordato della gatta Liby di Risposte Sepolte, quando annusava il perimetro della capanna che i quattro amici avevano costruito.

«Sentirà odore di topo» disse Massimo. «Già, c’è puzza di carogna» specificò Enrico, com’era sua abitudine. «Lo sapete che ci sono alcune piante che simulano l’odore di carogna per attirare gli insetti e favorire così l’impollinazione?»

Un odore peggiore di quello delle fogne, qualcosa che ti entra nel naso, rimbalza in gola e continua su e giù e non vuole saperne di andarsene.
Insomma, ieri nella camera dei figli c’era questo puzzo e a nulla è servito aprire le finestre.
Quindi, questa mattina ho ispezionato la stanza.
“Viene da dietro il pianoforte” ha detto mia moglie.
E quindi il mio pensiero è andato a Michele e Daniele, che in Nei Miei Giochi di Fantasia dentro ai pianoforti trovavano di tutto.
“Passammo in rassegna gli altri quattro pianoforti che teneva nel retrobottega, per trovare un nido di topi, una chiave per accordatura e un deodorante a forma di fungo. Nel pianoforte più recente, un modello da studio che poteva avere al massimo dieci anni, trovammo le cose più strane: un pettine di metallo privo di quattro denti, un soldatino dell’Africa Korps marca Atlantis e una rivista pornografica, priva di copertina, con i virtuosismi di Ilona Staller in arte Cicciolina”.

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Quindi l’ho spostato e ho controllato sul retro perché una volta, soprattutto nelle canoniche, dietro i pianoforti  ci mettevano una fitta rete di metallo per impedire che andassero a figliare i topi.
Nei tempi passati ho visto topi e topastri in giardino, casi sporadici, legati a qualche demolizione o al pollaio di Anacleto. In casa però non sono mai entrati. Dicono che basti avere un gatto, anche pigro e indolente per scongiurare questo pericolo. I topi sentono l’odore del felino e girano alla larga.

Io ci credo poco e soprattutto non mi fido della mia gatta. Comunque, ho annusato per bene, ho smontato i pannelli del pianoforte e controllato l’interno e già che c’ero gli ho dato una pulita.

Ho anche controllato fuori dalla finestra. Perché c’è sempre una lunga coda di formiche che sale la parete e finisce sul tetto.
“Possono essere state le formiche. Magari hanno portato qualcosa sul tetto…”
“See…un cadavere di topo… forse sono i contatori del gas del condominio a fianco”.
“Oppure…” e questo lo pensavo dentro di me, “le scosse telluriche hanno fratturato le tubazioni e ora escono effluvi maleodoranti”.

davHo quindi annusato il battiscopa, le mattonelle, il termosifone. Intanto, le zaffate andavano e venivano. Io stavo ventilando (è proprio il caso di dirlo) due soluzioni:

  • Smonto tutto il perlinato che c’è sulla parete, magari un topino è morto proprio lì dietro
  • cambio casa, perché ogni tanto me ne viene voglia

Poi ho avuto una felice intuizione. Lo dico sempre io: se le cose bisogna guardarle da tutti i punti di vista bisogna anche saperle annusare come si deve e non farsi prendere per il naso dai movimenti d’aria.

Quindi ho aperto il casselotto delle tapparelle.

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E cosa ho trovato? Un topo? No. Un passerotto? No. Un simpatico ma ormai cadaverico geco, ingrigito e puzzolente.

 

Mi è dispiaciuto per il geco il quale, magari è andato a rifugiarsi là sopra per sfuggire alla gatta. Però non c’era tempo per commuoversi e neppure per appuntare medaglie al petto di questo caduto. L’ho infilato in un sacchetto e buonanotte suonatori. L’aria è diventata subito migliore ed ho perfino scongiurato il trasloco. Ecco…la puzza non sempre viene da terra, spesso la sua origine è a tre metri d’altezza.

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risposte sepolte paolo perlinipaolo-perlini-coverbenvenuti a villainquieta

Filosofia e motori

panirlipe-meccanico2Il mio meccanico ci sa fare. Non glielo dico ma lui lo sa. Quando aggiusta una cosa quella non si rompe più. Può danneggiarsi dell’altro, allentarsi la frizione e scaricare la batteria ma sei sicuro che dove ha messo le mani, poi non ce le metterà più.
Il mio meccanico è un filosofo, quando entro nell’officina, così, solo per fare un saluto, ci resto anche un paio d’ore. Se è impegnato in qualche lavoro dopo dieci minuti prende uno straccio, si toglie l’unto dalle mani e poi le lava con la pasta grossa.
“Andiamo a bere qualcosa” dice.
Usciamo dall’officina e dopo due minuti entriamo nel bar di Davide, un ragazzo che ingrassa sempre di più e che qualche volta vedo troppo vivace.
“Mai fidarsi dell’oste ubriaco” diceva qualcuno, ma io, di questo Davide non ho mai avuto molta stima, anche quando era magro e sobrio.
Il meccanico mi parla del Cilento, la terra che ha lasciato da giovane per trovare lavoro qui al nord e della sua famiglia poverissima, che non ha mai potuto offrirgli nulla di più dell’affetto.
Con il solito sorriso, ironico e beffardo allo stesso tempo, osserva Davide che prepara un caffè e parla con la lingua impastata.
“Vedi…i suoi genitori gli hanno regalato questo bar” mi sussurra.
“Invece tu, l’officina l’hai comperata da solo” gli dico, leggendo i suoi pensieri.
Mi guarda, il sorriso non muta.
“C’è una bella differenza, o no?”
Usciamo, torniamo tra i veicoli in riparazione e con la testa immersa nel cofano o le braccia incastrate sotto la scocca mi illustra i grandi quesiti dell’umanità, il mistero della vita, i segreti della felicità. Compie dei link arditi ma efficaci, passa dalla meccanica al calcio, dall’elettronica alla filosofia, dai carburanti alla religione. E io, quando esco ne so sempre qualcosa di più.meccanico1