Tag: musica

Che poi il tuo nome nemmeno iniziava per emme

panirlipe-piano03Te lo dicevo di non toccarmi le mani mentre suonavo e aggiungevo pure di non pizzicarmi i fianchi. Perché a te piaceva fare quello e qualcuno diceva che ti piaceva fare anche molto altro.
“Lasciami suonare, mi fai andare fuori tempo” dicevo schiaffeggiandoti le mani.
Io suonavo la tastiera per stare in disparte, laggiù, dove nessuno ti vede. Mica volevo mettermi in mostra, altrimenti facevo il chitarrista o il cantante, non ti pare? Il guaio è che piaceva anche a te stare in disparte, laggiù, dove nessuno ti vedeva.
“Mimi, lascia perdere, lasciami suonare”.
“Ma a me piace stuzzicarti” dicevi incastrando le dita tra le mie, proprio mentre dovevo fare il Si maggiore.
“Ma se il tuo nome nemmeno inizia per emme!” ti dissi.
“È per questo che mi faccio chiamare Mimì”.

Perché tutti i nomi dovrebbero iniziare così o almeno contenere una iato, un gioco di vocali, tante vocali! Nel nome o nel cognome.
Il tuo invece era una mostarda di suoni duri, tante consonanti secche, indurite come il cemento.
“Mimì, lascia perdere” ti dicevo, anche se avrei volentieri affogato le dita fra i tuoi capelli e cercato quelle note che di sicuro non erano sintetiche come il suono della tastiera.

Di quei giorni non so se sia più bello ricordare tuo fratello che faceva piangere la chitarra come nessun altro, oppure tu che spuntavi sulle scale con l’accappatoio bianco, la testa e i piedi bagnati.
Oppure tua madre, anziana e vedova, ma così bella che avrei voluto perdere i capelli e i denti all’istante, invecchiare di colpo e trascorrere il resto del tempo con lei, a pelare cipolle, tirare la pasta e tastare il culo alle galline per vedere se l’uovo era pronto ad uscire. E lei sì, aveva un nome che iniziava per emme.

Caffarella Sax

Proprio tu, proprio con questa musica, proprio qui?

Sei bravo a soffiare le note, le tiri fuori come un chirurgo che estirpa un lipoma, sempre in bilico tra la dolcezza del tatto e la forza necessaria per l’operazione.
Le potrei contare e se rimango, per tutto il tempo che rimani, so che corrisponderebbero ai battiti del cuore di questa quartina di anni.
Una nota, un battito.
Le riconosco tutte, anche quelle con testa e gambo, quelle pesanti, tonde e pure bucate. Mi fai tornare in mente quelle spigolose, appuntite di codette e quelle a margine, nascoste o sussurrate.
Tu non sei un sassofonista, sei qualcosa di più, mi conosci troppo bene e dopo il quarto di un’ora, distratto dal profumo di una vellutata di sedano e rapa, sono costretto ad andarmene.
Ti lascio un euro, giusto per non lasciare lacrime.

 

Vuoi diventare un crunchiano?

No, non è un’abitante di qualche galassia lontana, nemico dei Klingom o dei Vulcaniani.
Il crunchiano è una persona curiosa a cui piace leggere, guardare, scoprire e poi…scrivere di libri, fumetti, musica, fotografia, arte, cinema, serie TV.

Se ti piace tutto questo CrunchED fa per te!

 

Proponi i tuoi articoli, entra in CrunchED.

Cosa ti chiediamo?
L’impegno di essere attivo e propositivo.

Vuoi forse sapere quanto guadagni?
Mi spiace, la risposta è niente. In Crunched nessuno guadagna, anzi, i fondatori ci spendono anche qualche soldo.

Vuoi sapere quello che guadagni?
Tanto: amicizia, rispetto, le novità delle case editrici, accrediti per qualche evento, musica in anteprima…

Che aspetti?

 

Nel punto in cui la strada si piega a gomito

A volte, quando si suona, succede di non seguire la melodia tracciata e trovare la nota inattesa, quella che al chitarrista fa strabuzzare gli occhi e alzare lo sguardo. Il pianista, che è più contenuto, allunga il collo verso la tastiera e allarga il braccio destro, a qualcuno scappa un mugolio. Quando si trova questa nota, che il musicista non si aspetta e neppure chi lo ascolta, è come essere un surfista sull’onda che attende da una vita. Sono piccoli orgasmi cromatici che infartuano il silenzio.

Qualche mese fa, per lavori di manutenzione, non ho seguito la melodia stradale di tutti i giorni, ho cambiato percorso e alla fine ho trovato la nota che cercavo. Nel punto in cui la strada si piega a gomito, ogni mattina c’è un uomo che osserva le auto passare. A volte ha lo sguardo rapito, come se pure lui fosse in preda ad un orgasmo cromatico. Spesso ha l’espressione smarrita, di un poeta in cerca d’ispirazione. Soprattutto ha il viso, il corpo e l’atteggiamento di uno che è rimasto suonato e non si è più ripreso.

Sunday Morning # 3

Non è mio costume glorificare i vivi e neppure incensare i santi. Come ripeto spesso, non ho miti, non ho eroi, e quelli che avevo li ho eliminati, umanizzati, derisi uno ad uno.
Non spargo lacrime, non sento vuoti, sono quasi insensibile alla morte delle celebrità. Ma in questo caso un piccolo contributo ci sta, perché faccio parte di quella generazione che è cresciuta con la sua musica. Del resto, le poche canzoni che so strimpellare con la chitarra sono proprio le sue.
E quindi ripropongo vecchi  post, in cui collaudavo la chitarra elettrica appena acquistata e allegramente si fischiettava e zufolava in casa.