Categoria: disegno

Camminavamo

Camminavamo. Non ce lo aveva ordinato il medico ma suo padre, che era stanco di vederci sotto casa, “attaccati ai muri come manifesti” diceva lui. E quindi andavamo in giro per il quartiere, in centro città o dove capitava e quando faceva buio tornavamo ad incollarci alle pareti.
Camminavamo, e lo si faceva tenendosi per mano, io con la destra e lei con la sinistra, fino a quando per il sudore la presa si allentava e allora ci davamo il cambio: io le prendevo la sinistra e lei mi porgeva la destra.
In casa sua ci entrai solo una volta, forse due e per pochi minuti. In casa mia lei ci entrò due volte: la prima perché dovevo prendere dei dischi e prestarglieli. La seconda per mangiarci una pizza insieme a una comune amica.
Ma a noi piaceva camminare, fino a quando ci sudavano i piedi e pure le mani. E ci piaceva restare incollati come lucertole alle pareti sotto casa, giocare con le correnti d’aria e qualche volta pure con l’ascensore.
Camminavamo senza essere mai stanchi, fino a quando giunti ad un bivio le nostre mani sgusciarono, come solo i pesci sanno fare. Io presi una direzione e lei l’altra, e ci lasciammo così,  con le mani umide e appiccicose.

La Corsa – 17

Oh! Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!
Giovanni Pascoli, Il fanciullino, 1897

 

Tutto questo parlare di corsa…

comincia a pesarmi, anche se in realtà io parlo poco della corsa in sé.  Non sono un patito della forma fisica, detesto lo sport parlato, non seguo tabelle di marcia, non usufruisco di app per far vedere in rete quanto sono bravo, e soprattutto, non modifico la mia alimentazione per raggiungere chissà quali scopi.

Qualche puntata fa si parlava dei personaggi che incontro ed ecco qui gli ultimi, poi chiudo, tiro il fiato.

C’è Mascarina, che torna dall’ufficio, alle 18, si mette in divisa da jogging, indossa le scarpette ma dimentica di togliersi l’eyeliner. Dopo il primo giro comincia a sudare e le guance si colorano di grigio.panirlipe-monnalisaC’è Trottolino. Quando fa stretching tutte le testa si girano. L’avevo conosciuta al vecchio parco dove intervallava la corsa con un giro in altalena. Ora corre, eccome se corre! Non riesco a starle dietro, pare che invece delle gambe abbia le ruote. E’ un piccolo trottolino, avrebbe bisogno di un resize  per essere almeno dieci centimetri più alta e far girare non solo le teste ma anche le chiome degli alberi. Lei si arrangia con dei trampoli, ma non è la stessa cosa. Ora è accompagnata con un ragazzo molto più anziano di lei, che manco riesce a correre. Purtroppo…non credo che la sua bellezza durerà a lungo. Anzi, è per questo che corre, per combattere il tempo che avanza.panirlipe-trottolino

Infine c’è Satrapina, la più bella di tutte, una ragazza di origine mediorientale, forse iraniana, forse no. Corre sempre con una maglietta rosa dalle maniche lunghe e i pantaloni della tuta, anche quelli lunghi. Sempre, anche d’estate. Sul palmo della mano tiene l’ipod e corre, anche lei corre!
E’ una bellissima imperfezione, e per questo è a  mio parere la presenza più bella dell’intero Central Park. Una che ti invita a guardare le caviglie, per vedere se si intravede un po’ di pelle.
Lei è Miss Central Park, a dispetto di tutte le altre che corrono in due pezzi o con tute scintillanti. Lei è Miss Central Park e un giorno la fermerò, (so già che lo farò) per chiederle di raccontarmi una storia, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, come se fosse Sherazade.

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Vacanze trentine: fontane

Io bevo poco:
una tazza di tè verde al mattino e un bicchiere di vino ai pasti. Mia moglie continua a dirmi che non sono normale e che farò una brutta fine. Bevo poco, forse nella vita precedente ero un cactus. Ecco perché ho tanti nei: da lì spuntavano le spine!
Sono dell’idea che una persona normale, senza gravi patologie, non sia costretta ad andarsene in giro con la bottiglietta dell’acqua per assumere quei due litri che raccomandano tanto medici, giornalisti, opinionisti, soubrette e starlette.

Sì, qualche bicchiere d’acqua mi succede di berlo, magari mi spremo un limone e lo allungo; a volte, mentre lavoro in giardino apro la pompa dell’acqua e me la sparo in bocca. Ma insomma, sono casi sporadici.
Per farla breve, colleghi e amici che bevono in continuazione a garganella, che arrivano in ufficio con bottiglioni d’acqua, se li scolano in una giornata e poi, SCREACCCHH!, appallottolano il recipiente e  giocano a fare canestro con il cestino, ecco…per me hanno qualche dipendenza.

Bevo poco, tuttavia quando vado in montagna le fontane sono tutte mie, tutte!

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Vacanze trentine: Cecilia

Piove,
sono le diciotto e la biblioteca chiude. Mi riparo sotto il gazebo esterno, per godere della connessione wifi e della comodità della poltrona. Arrivano due ragazzi, una ragazza e un altro giovane più maturo che se ne sta per i fatti suoi, come me del resto.
La ragazza si chiama Cecilia, milanese da nove generazioni, che da piccola era grassa e non c’è niente di male ad essere grassi da piccoli, soprattutto se poi l’eccesso viene tolto come si deve.
Cecilia, una ragazzina che tiene testa ai due amici, insegna loro che i nomi non si pronunciano interi, si dice Ricky, non Riccardo. Il nome intero è esagerato, come scrivere in maiuscolo su web. Fra di loro si anima una piccola discussione perché alcuni nomi non hanno diminutivo.
“Ugo non puoi accorciarlo!”
“Puoi sempre dire uh” vorrei suggerire.
Ma Cecilia sottolinea che non è necessario accorciare il nome, si può anche usare un vezzeggiativo, un soprannome.
Poi bisticcia con Ricky e l’amico i quali giocano con le sue foto e vorrebbero tanto postarne su facebook, una di lei da piccola, quando era grassa e non aveva ancora tolto il superfluo come si deve.
Dopo tanti battibecchi lei sfodera la soluzione finale:
“Allora facciamo così: se non la smetti di giocare con le mie foto io dico tutto ad Annarella”.
Trascorre qualche minuto di silenzio, i ragazzi parlano fra di loro, continuano a scherzare e poi lei riprende:
“Io non volevo arrivare a questo ma mi ci hai costretta”.
“Al ricatto?”
“Sì, al ricatto, non è nel mio stile”.
“Ma tu sei nata per fare ricatti!”
Cecilia li richiama, li invita a non bestemmiare e suggerisce delle alternative per le parole volgari.
Dice che vorrebbe invitarli a casa ma non lo fa perché si sentirebbero in imbarazzo, perché lei è con la zia, non con i genitori.
“Insomma, se fossi da sola vi inviterei ma con mia zia voi sareste imbarazzati, lo so”.
Resterei ore ad ascoltarli ma smette di piovere ed è pure ora di cena. Mi trattengo ancora un po’, per trovare un passo falso, per sentire un luogo comune, una frase fatta. Invece no, Cecilia, pur con la sua leggerezza non risulta mai banale.

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La Corsa – 16

La felicità è benefica al corpo, ma è il dolore quello che sviluppa le facoltà dello spirito.
Marcel Proust

Chi corre lo sa, ad un certo punto non si riesce a farne a meno e la corsa diventa una danza. Il caldo non fa paura, la pioggia ci fa il solletico.

panirlipe-danza2Ma chi corre sa anche che ad un certo punto arriva qualche dolorino e si è costretti a fermarsi. A me è successo dopo due anni: un dolorino sotto il ginocchio, nel ginocchio, nella tibia, nel polpaccio, nell’osso, nel nervo…insomma, qualcosa di inspiegabile.

Ho pensato che forse, il dolore è dovuto alla posizione che assumo quando dormo (quando riesco a dormire).

panirlipe-dormeSì, dormo con un piede sopra l’altro e questo per almeno sei ore preme, schiaccia, comprime.
E quindi ho provato a fasciarmi il polpaccio, a infilare un cuscino fra le due gambe. Le ho provate tutte.
Una volta, forse per avere effettuato male degli esercizi di stretching, ho patito i dolori per almeno un mese. Sentivo delle fitte lancinanti a scendere le scale o se provavo solo ad accovacciarmi.
Alla fine non ho dato retta a chi mi diceva di andare a farmi lastre, visite o altro. Ho scelto una strada diversa, la prova del nove: lo scorso anno sono salito qui, percorrendo la Scala Santa, il cui nome dice tutto. Otto ore di cammino, se qualche articolazione doveva saltare quello era il posto giusto, invece, ho rimediato solo un po’ di fatica, smaltita in un paio di giorni.
Ho quindi capito che quando mi vengono quei dolorini  si tratta solamente di infiammazione e che quando arriva bisogna fermarsi, come ho fatto lo scorso inverno.

Ho ripreso a correre in primavera, prestando attenzione a come butto giù il piede, quasi imparando da zero e temo che questo esercizio dovrei farlo anche mentre cammino: osservare con la mente il piede che cade.

Bisognerebbe ricominciare da zero un po’ tutto, anche a scrivere e parlare. Si imparano tante cose in questo modo.

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La Corsa – 15

Se vi capita di correre al Central Park noterete ben presto che che è popolato quasi esclusivamente da forestieri. Sono tutti di colore i bambini che giocano nel prato, hanno tutte l’accento dell’Est le donne sedute sulle panchine, vicino al castello di legno.
La lingua romena è in una tonalità che devo ancora decifrare, comunque sta sopra le righe, pare quasi una nota inesistente, trattenuta. Mi ricorda un atterraggio lungo, di quelli che ti fanno puntare i piedi sul sedile davanti.

Vi sono delle rare eccezioni ma una cosa è sicura: gli stranieri amano la vita all’aria aperta, a noi piace stare al chiuso, in casa propria o nei centri commerciali.

Con qualche eccezione.

Ad esempio, alla curva del Morar ogni tanto c’è un senzatetto. A volte lavora a maglia, altre volte inveisce contro i dirigenti dell’ospedale vicino oppure paventa qualche disastro per il prossimo settembre.  Ha una voce potente e soffusa, difficile da rappresentare. Ecco, per imitarne il suono dovreste prendere un bidone di latta, riempirlo a metà con della sabbia, avvolgere il tutto con una coperta e poi percuoterlo con una mazza.

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Sul rettilineo, prima della curva del Morar, c’è la controfigura di Carlo Verdone. Non credevo che potessero esistere persone così, pensavo che fossero solo macchiette create dal regista. Forse è proprio per questo che i suoi film non mi sono mai piaciuti. Con tristezza ho scoperto invece che i suoi personaggi esistono veramente e faccio ammenda.

panirlipe-verdoneUn giorno, che può anche essere prossimo, mi fermerò con una scusa qualsiasi e gli chiederò da dove viene, se spunta da un film, se è oriundo, se ha imparato a parlare guardando la televisione. Voglio capire se è genuino. Perché io poco apprezzo Verdone, ancora meno i suoi epigoni.