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Anni

18 gennaio 2020

Indossavo pause di Beethoven e crome di Ravel,
mi profumavo con fragranze di bolero e note appena uscite dal pentagramma.
Mangiavo mordenti a colazione, acciaccature a mezzogiorno e Chopin fuori pasto.
Passeggiavo su viali impressionisti con Van Gogh e Gauguin
e poi quei maledetti francesi di Verlaine e Rimbaud.
Nei sotterranei di velluto seguivo le funzioni di sacerdotesse del punk, re lucertola, duchi bianchi ma non camminavo on the wild side: sgranavo rosari veri con la nonna paterna.
Erano i miei anni di trementina, i più lieti e tristi.

Mi hanno rubato il tuo passato

Mi hanno rubato il tuo passato e io sono corso alla centrale,
dove ci stavano molti sbirri con il cane che dicevano parolacce,
un tipo con la pipa e uno in carrozzella appassionato di orchidee.
C’era pure un ispettore belga dai baffi sottili come vaniglia
e un commissario francese che diceva la sua pipa fosse migliore,
nonostante non sapesse suonare il violino e far di conto.
“Mi hanno rubato il suo passato” ho detto.
“Non accettiamo questo tipo di denunce” ha risposto un prete,
che non so cosa ci facesse lì, ma per loro ogni posto è buono
per sciogliere i casi intricati e annodare corone del rosario.
“Provi a rivolgersi all’ufficio oggetti smarriti”.

E quindi sono corso in questo ufficio, dove i capi delicati
perdono colore e ci ho trovato gente che aveva perso i denti,
un uomo la testa, qualcuno il senno e molti l’orgoglio.
“Ho smarrito il suo passato” ho detto all’impiegato.
“Compili questo modulo. Ma di quale passato parla?
Di verdura, di pomodoro, prossimo o remoto?”
“Ho smarrito il suo passato, di ieri, l’altro ieri, diciamo dall’università,
anzi, ancora prima. Facciamo così, voglio recuperarlo dalle elementari,
ma cosa dico? Da quando è nata. Di più, da prima ancora.
Se il futuro è infinito, anche il passato lo sarà, non le pare?”
“Ma allora è facile, vada in posta e si faccia dare una marca da bollo per l’eternità”.

Sono corso in posta, ho staccato il biglietto e infilato la coda giusta,
come fa la mia gatta quando inconsapevolmente gioca con la sua.
L’uomo vestito di panna davanti allo sportello doveva fare un prelievo
e la vecchietta prima di me un versamento: se si accordavano
fra di loro risparmiavamo tutti affanno, tempo e denaro.
“Voglio una marca da bollo per l’eternità” ho detto all’impiegata.
“Ecco qui”.
“Ma…c’è scritto che ha valore da oggi! A me serve per il passato”.
“L’eternità non ha passato, perché vuole pagare per nulla?”
Ho ritrovato il tuo passato, mi è costato poco, una marca da bollo,
la compagnia di gente stravagante, il piacere dell’attesa, senza fine.

Te lo dico così

Te lo dico perché è meglio farlo, non si sa mai,
un giorno ci sei e l’altro pure ma il terzo non è
certo e poi sta nel gradino più basso del podio.
Te lo dico così, con questa lingua incerta
che un tempo amava leccare francobolli
e i bordi delle buste, questa lingua che qualche
difficoltà trova nella piega che induce a fischiare.
Te lo dico adesso, quando l’ora è solare e vale di più
perché primogenita e non subirà arringhe, processi e appelli.
Te lo dico perché lo penso ed è un’ idea che mi reclama,
lo sento nel tendine del braccio, nel petto impanato,
nell’occhio che combatte con il dente e viceversa.
Dico che vorrei invecchiare con te, vedere il tempo
che con un rastrello passa sul tuo viso e poi inumidire
ogni profonda ruga con la punta di questa lingua
che incerta rimane ma ristoro può dare.
Te lo dico, vorrei invecchiare con te
ma anche fermare il tempo, come una foto
ben sviluppata e fissata con cura, appesa al filo
a sgocciolare, incorniciata o nascosta tra le pagine
di una vita, incastrata tra righe di parole,
riposta in un cassetto tra mutande e calzini bucati.
Te lo dico, e se domani ci sarai e dopodomani pure
e se anche il terzo giorno aspira a diventare il primo,
ecco, lo dirò ancora una volta.

Anche se già cieco mi caverò gli occhi # 26/05/2004

Resto peraltro
in piedi da solo
e se proprio devo
pensare
medito
sui fatti miei
senza ombrare
i tuoi di piedi
che manco per sogno
ti tengono ritta.
E puoi blabblare
fino al tramonto
tanto io sarò
sordo senza orecchie
muto senza lingua
e anche se già cieco
mi caverò gli occhi
per indugiare
alle mie di cose
senza temere
che anche solo
per un attimo
il tuo nome
mi…