Arrivederci Waterville!

Arrivederci Waterville! è un mio breve romanzo che ha vinto la terza edizione del Premio di Letteratura per Ragazzi “Olga Visentini”.
Lo so, l’Italia è un Paese di santi, poeti, navigatori, eroi … evasori fiscali e premi letterari. Per cui, non è che vincendo un premio si aprano le porte delle case editrici. Tuttavia, questo riconoscimento ottenuto aveva una particolarità: era stato premiato con il primo posto dalla giuria ufficiale e anche con la Speciale Giuria Ragazzi, cioè coloro a cui è destinata la lettura.
Questa è stata la motivazione della giuria:

“La circolarità dell’opera, fresca e scorrevole come l’acqua protagonista, dà l’idea di un breve romanzo con spunti fantasy. Fiaba contemporanea, in cui il valore dell’acqua emerge dai gesti quotidiani, dalla semplice vita del villaggio. Creatività e fantasia sono notevoli e l’intreccio appassiona e incuriosisce. La dettagliata descrizione dei personaggi si avvale di uno stile ricco, veloce e piacevole.
E’ ben evidenziato come, a differenza della società contemporanea, la comunità di Waterville sia solidale e viva in armonia anche nelle estreme difficoltà.”

Prima dell’esito del concorso l’avevo spedito a qualche casa editrice tra cui la gentilissima Coreebok che mi propose l’edizione digitale, proposta che declinai proprio perché in quei giorni mi arrivò notizia del risultato del concorso.
Mi ero detto: “Chissà…non significa nulla, certo, può essere migliorato ma magari qualche casa editrice potrebbe essere interessata e stampare un volume tradizionale”.
Ma a quanto pare non è così. Ho ricevuto solo una proposta da una casa editrice senza distribuzione, con un quantitativo minimo di copie da acquistare e una scarsa attenzione, valutata nel corso di un paio di telefonate. Una proposta che ho rifiutato perché alla fine, venderei molte più copie e visibilità con il self publishing.
Nonostante tutto, una dinamica maestra di Boretto, durante l’anno scolastico 2013/4 ha usato il libro (quello stampato dall’organizzazione del concorso) con i ragazzi della 5° B. Mentre uno leggeva ad alta voce la parte che si era preparato a casa, gli altri potevano disegnare liberamente alcuni momenti o personaggi della storia.
E questo dà molta più soddisfazione di un libro stampato.

Come ingannare la morte

Nel nuovo secolo mia nonna ci entrò a piedi uniti, come un mediano sul centravanti avversario. Era nata nel 1893 e un tempo io mi divertivo a giocare con la sua data di nascita.
“Nel 1893 Paul Verlaine era ancora vivo, magari l’ha anche visto” pensavo. Del tutto improbabile, considerato che lui viveva in Francia e mori quando mia nonna aveva solo un paio d’anni. Ma era bello giocare con i nomi illustri del passato e pensare a quanto potevano essersi avvicinati a mia nonna, temporalmente e perché no, anche fisicamente, per puro caso.

Nei lunghi pomeriggi trascorsi fianco a fianco, sul divano di pelle, o sulla “tomana”, come la chiamava lei, mi raccontava dei suoi fidanzati morti per la spagnola, di quelli segati in due dalle mitragliatrici, di quelli che le facevano la serenata sotto casa con chitarre e mandolini.
Mi raccontava dei suoi nove fratelli e di lei che era l’ultima di dieci, di quanti funerali aveva assistito, quanti corpi aveva vegliato. Di suo padre al quale dava del “voi”, che riusciva sempre a dormire tranquillo perché prendeva le cose come venivano.

Compiva 52 anni quando nel Sol Levante provarono ad aggiungere un nuovo sole e chissà se lo aveva visto, chissà se mentre soffiava sulle candeline o rivolgeva un pensiero alla sua primogenita morta tre anni prima sentì qualcosa rimbombare sotto i piedi, un bagliore lontano, una brezza fra i capelli. Era solo a metà della sua vita, non so dire se la seconda sia stata meglio della prima, se la prima peggiore della seconda. La vita va valutata interamente e lei la visse a lungo.
“Tutti mi chiamano Vittoria ma il mio nome è Anna” diceva ogni tanto.

Forse sta lì il segreto, nell’usare un nome falso per ingannare la morte.
Buon compleanno nonna.

Trentasei anni fa

Trentasei anni fa forse avevo qualche centimetro in meno di statura ma molti più capelli e quindi ero alto uguale. Avevo anche la ragazza. Si trattava forse della seconda, terza o quarta ma comunque era la prima per l’impegno costante dei miei pensieri. La prima con la quale mi attaccavo alle pareti, sotto il primo piano del condominio, nascosti dalla vista delle persone ma non dagli spifferi d’aria.
Trentasei anni fa suo padre le disse:
“Ma che fate li sotto, attaccati come manifesti? Andate a farvi un giro, no?”
E noi siamo andati a fare un giro, e poi un altro e quando siamo tornati abbiamo visto suo padre sul balcone, con gli occhi spiritati alla Mussolini, che gridava al cielo:
“A quei lì…a quei lì bisogna taiarghe i coioni a fettine sottili, come le seole!”
Per fortuna non ce l’aveva con noi ma un brivido lo provai.
Trentasei anni fa morirono 85 persone e a quel tempo non c’erano califfati. C’era solo follia, come adesso.

Il secondo concessionario

Non sembrava molto affabile, anzi, la prima impressione che ho avuto è stata negativa. E poi non capivo cosa guardasse fino a quando mi sono reso conto che probabilmente era strabico. Forse anche un po’ sconvolto, sì, la stessa faccia di quelli che si vedono nei film di guerra, scampati ad un bombardamento o a un assalto all’arma bianca.

Camminava pure in modo strano, come se avesse le mutande con una fastidiosa piega o il postumo della sciatica. Come se nella tasca ci fosse un buco e una monetina scivolasse lungo la gamba. Avete presente quando da piccoli ci si piscia addosso e il pantalone si appiccica alla coscia?

Eppure ha parlato benissimo, senza sbavature,  senza tirarsela, menarsela, raccontarsela. E pure senza spingere troppo sull’acceleratore. Un concessionario di una volta, anche se io non ne ho mai conosciuti. Non come il terzo, quello di ieri. Andava tutto bene, poi ha detto: “…gasolio barra benzina…”

 

Dal concessionario

“Per cose più tecniche devo chiamare un collega. Intanto, se vuole, può salire, aprire il baule, guardare dentro”.
Così mi ha detto la signorina dedicata all’accoglienza.
Io ho aperto la portiera dell’auto, ho annusato, ho curiosato con lo sguardo, ci ho fatto un paio di giri intorno e poi ho sentito una voce alle mie spalle, di lato.
“Bella, eh?”
Ci stava un uomo dalla lunga barba bianca e i capelli sparati in alto, le mani dietro la schiena, pacifico come un druido.
“Sì, bella”.
Mi sono avvicinato a lui, a tre metri di distanza pareva un vecchio saggio, da vicino lo sembrava ancora.
Così saggio che doveva aver capito subito che i miei gusti automobilistici si distanziavano troppo da quel genere di vettura (ma poi, quali sono i miei gusti?) e quindi non valeva la pena perdere troppo tempo con me. Dopo avermi spiegato le caratteristiche e i costi, quasi invitandomi ad uscire, ha detto:
“Bene”.
Tuttavia era un soggetto interessante, se non altro perché mi dava l’impressione di essere un personaggio da saga epica, favole celtiche, fumetti di Asterix e compagnie degli anelli. E quindi ho finto di interessarmi ad altre automobili per farmene descrivere le caratteristiche, i prezzi, le prestazioni, qualsiasi cosa pur di ascoltarlo.
“Bene, allora”, ha detto per la seconda volta.
Ma io ho insistito e mi sono fatto spiegare le varie formule di pagamento, stimolandolo a parlare di come cambiano i costumi e di come va il mondo.
Poi, anche a lui è scappato. Parlando degli accessori ha detto: “…le barre porta tutto piuttosto che i sedili in pelle…”.
Ecco, non doveva dirlo, e quando per la terza volta ha detto: “Bene”, ho colto l’occasione per salutarlo.

A Moment Never to be Forgotten

My niece and her/our family

LAYALI LIFESTYLE

The Element of Surprise

The 2nd of June 2016, brought the surprise of the year. An opportunity of a lifetime. A moment never to be forgotten.

Two of my brothers and I decided to fly from Canada, and the U.S, all the way to Italy, to surprise our grandparents on their 60th Anniversary. Of course, this was an opportunity to surprise the whole family.  The relatives, uncles, aunts, mom, dad, sister, and friends of the family – the only ones in the know were our other 2 brothers. We figured the fewer that knew, the more the surprise!

The 60th Anniversary Surprise

We arrived a day or two before. Just enough to nurse a day of jet lag. On the day of the anniversary we snuck into the refreshment room where one by one each person attending started trickling in. Our mother and sister, were the first faces to walk in – and…

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