Due lupi in fuga, dieci anni dopo

Dieci anni fa stavo per dire addio alla scrittura. O meglio, un arrivederci  perché la parola addio è presuntuosa, non ha fondamento scientifico, è imprevedibile. Ad ogni modo, stavo per salutarla quando arrivò un riconoscimento (uno dei tanti) che mi fece cambiare idea.
Ora, quel riconoscimento di cui qualcuno ha  parlato qui, è diventato un libro illustrato da Ombretta Blasucci, corredato di schede didattiche e integrazione digitale audiolibro. Presto entrerà nelle scuole di tanti studenti. Si spera.

Due Lupi in Fuga
Onda Edizioni

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Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio

“Il silenzio della morte, del cimitero, non era una punizione, ma il premio per una vita ben vissuta”.

Io che non so fare recensioni (ma tanto…all’incompetenza ormai affidiamo tutto), ho parlato di un libro all’apparenza irriverente. Mi piace questo binomio, difficile da pronunciare, che pare tanto una montagna russa o il dorso di un cammello.

Il libro è Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio di Caitlin Doughty, edito da Carbonio Edizioni, una nuova casa editrice che fa libri belli e buoni e ne parlo qui, su Crunched

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Autunno tedesco di Stig Dagerman

Quando tutte le consolazioni sono ridotte a zero, è necessario scoprirne di nuove, anche se dovessero essere assurde“.

Io non sono bravo a parlare di libri ma ogni tanto ci provo. Su Crunched ho scritto di Autunno Tedesco di Stig Dagerman, un libro che impressiona.
Avete presente Il Soccombente di Thomas Bernhard? In quel libro i compagni di studi di Glenn Gould abbandonano il pianoforte non appena si rendono conto del genio superiore e inarrivabile dell’amico.
Leggendo Autunno Tedesco ti viene voglia di abbandonare carta, penna, macchina per scrivere, computer, tutto ciò che è atto a scrivere. Ti viene l’istinto di tagliarti le dita, ti venisse mai la voglia di tracciare cerchi sulla neve, sulla spiaggia, sul velo di umido dei vetri…

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Oggi ho visto uno che non conosco ma so chi è

Con la stessa facilità con la quale un politico aderisce a un altro partito e un vip cambia partner, io ogni domenica mi servo di un’edicola diversa.
Oggi mi sono spinto fino alla rivendita più a nord ed era chiusa, quindi sono tornato all’edicola vicino a casa, quella gestita da due fratelli che si assomigliano come gemelli ma tali non sono. Uno di loro parla sempre di calcio, l’altro invece del mondo intero e bestemmia.
Fuori dall’edicola c’era lui, quello che non conosco ma so chi è.
Tanti anni fa, quando io ne avevo dodici o tredici, alla fermata dell’autobus mi chiese se avevo un biglietto. Glielo diedi, felice come lo è un bambino che riceve l’autografo dalle mani del suo calciatore preferito.
Lui aveva i capelli lunghi e biondi, pure io li avevo ma lui di più, e se dovessi trovarci una somiglianza, tanto per descriverlo, direi che poteva sembrare il giovane David Gilmour, forse due David Gilmour da tanto che era bello. Oppure un Leonardo di Caprio maledetto o un River Phoenix. Oppure un giovane Brad Pitt o quello che salta fuori dall’unione di Paul Newmann e Robert Redford. Insomma, io sono l’ultimo che può esprimere giudizi sulla bellezza di un uomo, cerco soltanto di far capire il punto di vista di un ragazzino di dodici anni che cerca di emulare il suo beniamino.
Quel giorno, il tipo che non conosco ma so chi è, e di sicuro in qualche parte del nome c’è la lettera G, mi chiese un biglietto dell’autobus, io glielo diedi, sperai di regalarglielo ma non ci fu verso.
“Scherziamo…tieni” disse porgendomi cento lire. Poi gettò il mozzicone di sigaretta a terra e salì insieme a me sulla vettura.
Lo so dove andava, so anche che più o meno doveva avere l’età di mio fratello e se lo chiedessi a lui, il nome lo saprebbe davvero.
Fatto sta che oggi l’ho visto fuori dall’edicola e nonostante i capelli grigi, il viso bolso, il corpo appesantito e alcuni denti mancanti, l’ho riconosciuto. E mi sono rattristato nel vedere quello che è diventato. Perché ad un certo punto della sua vita, questo uomo che non conosco ma so chi è, ha preso la corriera sbagliata, una linea che portava verso destinazioni irraggiungibili, dal capolinea improvviso o latente.
È sopravvissuto ma mi sono detto che i biglietti dell’autobus avrebbe fatto bene a chiederli sempre a me, non a qualcun altro.

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Christmas overpass – di Paolo Perlini

Il Natale mi è scivolato fra le dita, è passato, sempre uguale e sempre diverso. Forse proprio diverso. Ma anche quest’anno non potevo mancare nella pagina Natalizia di Morena. Soprattutto in questa edizione.

Solo io e il silenzio

Era inverno, era freddo ed era la vigilia di Natale. Il dottor Barzetti spedì la sua ultima mail, arrestò il computer, chiuse le finestre e girò il termostato dell’ufficio. A testa bassa percorse il corridoio, con brevi cenni e saluti smorzati augurò buone feste agli ultimi rimasti: il suo capo, un sistemista, un responsabile informatico.
“Ti va di bere qualcosa con noi?” gli parve di sentire.
Non rispose, aprì la porta ed uscì.
Sopra l’auto c’era una coltre di neve alta almeno dieci centimetri. La spazzò via con le mani e usando la borsa di pelle come fosse una paletta.
“Tanto… che me ne frega se si rovina?” borbottò.
Quando riuscì a salire in macchina era accaldato, i vetri s’appannarono in fretta e per proseguire il viaggio abbassò i finestrini, fino a giungere sul viadotto, dove in genere la gente si fermava per ammirare il panorama. Una volta un tizio…

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