Nebbia

Paolo Perlini - Nebbia

 

 

10.02.2020 | nebbia

Ti era caduto l’occhio su di me e non sei stata l’unica.
Ti avevano avvertita, ti avevano messa in guardia, te lo avevano detto di non indugiare troppo nello sguardo.
Ma tu ti sei incaponita, hai fatto di testa tua e l’occhio ti è caduto, ha rotolato, è rimbalzato, ha giocato di sponda con il muretto del marciapiede, è salito sull’idrante rosso e mi è saltato addosso.
Girava, pulsava, in pochi minuti mi ha incantato e reso prigioniero, avvolto in una nuvola soffice ma penetrante come la nebbia di campagna.
E ora vuoi andartene?
Mi spiace, l’occhio me lo tengo, lo affetto con cura, come faccio con le cipolle e non verserò una lacrima.

Febbraio

05_febbraio501.02.2020 | Febbraio

Lui dormiva, aveva il respiro pesante, quello dei gatti quando stanno per morire. Lei si mise in piedi sopra di lui e impugnò la pistola con entrambe le mani perché così aveva visto fare. C’era solo un punto a cui mirare ed era quella ruga d’espressione in mezzo alla fronte. Chiuse gli occhi e sparò.
La prima a gridare fu lei e subito dopo la pistola le cadde dalle mani. Poi gridò lui, terrorizzato per l’esplosione e per quella cosa che gli era passata vicino all’orecchio.
“Ma che hai fatto, sei impazzita?”
“Ho sbagliato, volevo solo vedere come era fatta una pistola” si scusò.
“Volevi vedere? Mentre io dormo tu vuoi vedere come è fatta una pistola? E ti metti a cavalcioni sopra di me? Tu volevi ammazzarmi!”
“Hai ragione, volevo ammazzarti”.
“Perché? Dimmi perché?”
“Perché è febbraio, fuori fa freddo ma tu sei ancora più gelido. E io non voglio congelare. Avevo mirato alla ruga che hai in mezzo alla fronte ma devo essermi distratta”.
Lui si alzò, prese la pistola e gliela puntò contro.
“Io non mi faccio distrarre” disse.
Invece, quando la scollatura della vestaglia fece un sospiro, lui perse la testa e la pistola gli sfuggì dalla mano.
“Conosci altri modi per spianarmi la ruga?” le chiese.
“Forse sì”.
“Sono disposto a correre questo rischio”.

Inverno

27/01/20 Inverno.

coltello

Nei miei nove minuti di follia – perché non è vero che questi siano cinque o dieci, come riportano sempre i giornali – ti avevo accoltellato più volte. Ne avevo contate ventitré, come quelle inferte a Cesare. Del resto era il 15 di marzo e non potevo fare altrimenti.
Erano stati colpi precisi, sferrati con potenza, in qualche caso a due mani e tu non hai mai gridato.
Sei rimasta impassibile.
Sì, qualche volta hai avvertito il colpo e ti è partito uno sbuffo dalla bocca, un’altra volta hai socchiuso gli occhi, ma quasi sempre sei rimasta con quel sorriso perfido sulle labbra. Tuttavia, non è stato questo a impressionarmi. Mi ha sorpreso l’assenza di sangue: nessun rivolo, nessun fiotto, nemmeno una goccia.
Ho provato ad allargare una ferita, a scoprire una vena e allora mi sono reso conto che il sangue era solidificato, come se l’inverno del tuo scontento ti avesse aggredito fin dentro le viscere.
Nel tuo ultimo istante di vita l’hai anche detto: “È inutile che cerchi: non ho mai versato sangue per gli altri e non lo farò mai”.

Anni

18 gennaio 2020

Indossavo pause di Beethoven e crome di Ravel,
mi profumavo con fragranze di bolero e note appena uscite dal pentagramma.
Mangiavo mordenti a colazione, acciaccature a mezzogiorno e Chopin fuori pasto.
Passeggiavo su viali impressionisti con Van Gogh e Gauguin
e poi quei maledetti francesi di Verlaine e Rimbaud.
Nei sotterranei di velluto seguivo le funzioni di sacerdotesse del punk, re lucertola, duchi bianchi ma non camminavo on the wild side: sgranavo rosari veri con la nonna paterna.
Erano i miei anni di trementina, i più lieti e tristi.

Ipocrisia e carbone

2. Ipocrisia e carbone

Il suo ultimo maestro di pianoforte – un russo che masticava spicchi d’aglio come se fossero caramelle – lo aveva ammonito:
“Prima o poi il tuo amore per la musica si affievolirà, ma se cerchi una donna, se decidi addirittura di spendere una vita intera con lei, scegli quella che il suo sguardo affonda dentro di te, quella che è capace di osservarti per cinque minuti senza mai staccare gli occhi. Ma soprattutto ascolta prima la voce di sua madre”.
“Sua madre, la madre di lei?”
“Sì, proprio lei. Se ha una voce grigia come il carbone lasciala perdere: è l’espressione di idee stagnanti e malsane, pregne di ipocrisia e menzogne. Danno frutti con il verme dentro e presto o tardi lo vedrai uscire. Scegli una voce blu, rarissima da trovare”.
“Perché?”
“Non si fanno riconoscere, parlano poco. Ma dai retta a me, se non ci riesci, cerca una voce giallo rossa graffiante, almeno ti divertirai”.

Rinascita

02/01/2020 Rinascita

Quel concerto segnava il suo ritorno alle scene dopo il terribile incendio che distrusse la sua villa, il suo pianoforte Bosendorfer 290 Imperial e le sue mani, ustionate fino a consumarne le unghie. Tutti si chiedevano se sarebbe stato ancora in grado di volare sui tasti, premere le note giuste e solo quelle.
Soprattutto erano curiosi di ascoltare ancora una volta “Rinascita”, la sua raccolta di notturni con la quale aveva descritto le sette donne della sua vita.
Uscì dalle quinte, fece un inchino e fu accolto da un lungo applauso. Sciolse il nodo che gli teneva i capelli raccolti, si sfilò i guanti e li gettò a terra. Gli occhi del pubblico si allungarono nel tentativo di scorgere cicatrici, piaghe, deformazioni.
Prese posto sullo sgabello, rimase immobile per un intero minuto e poi iniziò a suonare.
Dopo qualche battuta, dal pubblico si levò una voce:
“Maestro! Non è questo l’ordine giusto. Ha iniziato dal notturno numero cinque”.
I vicini cercarono di metterlo a tacere, ma lui continuò:
“Non è questo l’ordine della raccolta, lei sta sbagliando!”
Il maestro terminò l’esecuzione del notturno, nonostante le proteste dell’ascoltatore. Poi, senza attendere l’applauso si alzò e disse:
“Rinascita l’ho composta io e io, soltanto io decido da dove iniziare a suonarla”.
Tornò a sedersi e suonò le prime note del notturno numero tre. Non contento, cominciò ad improvvisare.

La maglietta bucata

indosso la maglietta bucata, quella bianca, quella con il foro, sì, quella con lo sbrego sulla spalla.
Ricordi?
Ci avevi infilato il dito.
È una maglietta nata così, bianca e con il foro sulla spalla, così come nascono certi cuori bucati, così come crescono certe anime inquiete.

photo-adam Cybulski @shymekcinco

Photo by Adam Cybulski @shymekcinco

Crowfunding “50 morsi di luna”

Il 20 luglio di 50 anni fa Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins lasciarono la loro impronta nella storia dell’umanità.

Per ricordare questo evento Crunched ha promosso il crowfunding “50 morsi di luna”, selezionando 100 illustratori italiani.

Il libro quadrato “50 morsi di luna” sarà un volume di 208 pagine con 100 illustrazioni ispirate da 100 citazioni lunari. La copertina stampata su carta Fedrigoni Sirio Dark Blue da 290 g impreziosita con stampa Pantone Argentato.

A questo link puoi vedere le anteprime di alcune illustrazioni, l’elenco degli autori, le altre ricompense…e puoi sostenere il progetto con la quota che vuoi.

E questa è la pagina Facebook dove puoi seguire il lavoro degli illustratori

Manca poco al termine e non vogliamo tornare sulla Terra senza Luna.

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Nei Miei Giochi di Fantasia – recensione di Lisa Luzzi

Ogni tanto arriva qualche recensione. Se è pure bella il piacere è doppio.

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Breve recensione Sinossi:Michele e Daniele sono due compagni di scuola, il primo studia pianoforte, il secondo ha dei problemi espressivi e un unico pensiero fisso: Loredana. Per conquistarla elabora piani sempre più complicati e alla fine decide di imparare a suonare la chitarra e fondare una band, perché, secondo i suoi calcoli, questo è il modo giusto per fare colpo su di lei. In questo singolare progetto coinvolge Michele che dapprima segue con aria di sufficienza l’impegno dell’amico, ma poi deve ricredersi e stupirsi per i suoi progressi. Il piano di Daniele va a buon fine, ma aver conosciuto le sette note gli cambierà la vita. La mia lettura:Ogni vita è un immenso, e ogni libro è un mondo. Autobiografico o no, questo libro ci apre alle voragini dei ricordi con uno sguardo che sa mantenersi indulgente nonostante il senso di perdita, le amarezze, le delusioni. Quando ci guardiamo indietro, tutto ci appare diverso e diamo alle cose un senso che prima non avevano. Come gli occhi della mamma di Nicola "così luminosi da portare luce dove non era richiesto". L'autore costruisce con cura il susseguirsi degli eventi, in un climax che tiene incollati al testo, in quello che viene definito tension&release. Ogni protagonista della storia desta fascino e interesse, sembra di viverli, di identificarsi con ciascuna delle loro fragilità. C'è tutta la bellezza della musica nella narrazione, una bellezza che a volte fa quasi male. Il titolo è perfetto, perché nella vita di un artista, si sa, realtà e finzione tendono spesso.a coincidere…. Mi è piaciuto moltissimo, lo consiglio davvero ! #recensione #letture #narrativa #leggerefabene #libridaleggere #bibliofilia #libreria #library #passioneperilibri #libros #art #photography #books #bookish #bookblogger #bookstagrammer #autoriesordienti #scrittoriemergenti #narrativa #readings #readers #books #picoftheday #colors #picofthebook #bibliofilia #libreria #livres #librisulibri #libros #novitàinlibreria

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