Tag: corsa

Carezze bagnate

 

Quando il campanile ha battuto i sette rintocchi pioveva forte, non gocce sottili ma spesse come gnocchi, che rimbalzavano sulla tettoia in giardino.
“Questa mattina non si va a correre” ho pensato e quindi mi sono impegnato per riacciuffare i sogni. Dopo le nove, quando il campanile ha battuto la mezza, mi sono alzato è ho guardato fuori dalla finestra. Ho impiegato un minuto a convincermi, perché le promesse vanno mantenute, soprattutto se sono difficili e rivolte a se stessi. Ne ho impiegati altri cinque per attendere che il bagno di casa si liberasse, poi, indossata la tuta e le scarpette, uscire è stato facile.
Con me avevo l’ipod della figlia e ho iniziato a correre con la musica che sta ascoltando in questo momento, Agnes Obel, un ritmo giusto per la mia andatura. Ma bisogna andarci cauti perché mi sono appena innamorato di lei e tutti i miei precedenti amori sonori rischiano di farmela pagare, perché si sa, le donne gelose sanno essere perfide e vendicative. E queste non sono parole mie.
Al parco c’era poca gente, vecchie figure che non vedevo da tempo, un mezzo parente e poi l’uomo dai capelli grigi, che trovo in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora e mi chiedo che lavoro faccia. Puoi scuoto la testa e dico che lui potrebbe pensare la stessa cosa di me. Magari siamo colleghi e manco lo sappiamo.
Poi sono arrivati i The Commitments e ho aumentato l’andatura. Musica di vent’anni fa…solo che a quel tempo non correvo. Sono poi arrivati i Gun’s n Roses, il cielo si è incupito e sono scese le prime gocce. Che spettacolo.
Con la musica di Damien Rice sono arrivate carezze bagnate dal cielo e me le sono prese tutte.
E ora ascolto una canzone dei miei quindici anni, Lost in the flood

La Corsa – 17

Oh! Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!
Giovanni Pascoli, Il fanciullino, 1897

 

Tutto questo parlare di corsa…

comincia a pesarmi, anche se in realtà io parlo poco della corsa in sé.  Non sono un patito della forma fisica, detesto lo sport parlato, non seguo tabelle di marcia, non usufruisco di app per far vedere in rete quanto sono bravo, e soprattutto, non modifico la mia alimentazione per raggiungere chissà quali scopi.

Qualche puntata fa si parlava dei personaggi che incontro ed ecco qui gli ultimi, poi chiudo, tiro il fiato.

C’è Mascarina, che torna dall’ufficio, alle 18, si mette in divisa da jogging, indossa le scarpette ma dimentica di togliersi l’eyeliner. Dopo il primo giro comincia a sudare e le guance si colorano di grigio.panirlipe-monnalisaC’è Trottolino. Quando fa stretching tutte le testa si girano. L’avevo conosciuta al vecchio parco dove intervallava la corsa con un giro in altalena. Ora corre, eccome se corre! Non riesco a starle dietro, pare che invece delle gambe abbia le ruote. E’ un piccolo trottolino, avrebbe bisogno di un resize  per essere almeno dieci centimetri più alta e far girare non solo le teste ma anche le chiome degli alberi. Lei si arrangia con dei trampoli, ma non è la stessa cosa. Ora è accompagnata con un ragazzo molto più anziano di lei, che manco riesce a correre. Purtroppo…non credo che la sua bellezza durerà a lungo. Anzi, è per questo che corre, per combattere il tempo che avanza.panirlipe-trottolino

Infine c’è Satrapina, la più bella di tutte, una ragazza di origine mediorientale, forse iraniana, forse no. Corre sempre con una maglietta rosa dalle maniche lunghe e i pantaloni della tuta, anche quelli lunghi. Sempre, anche d’estate. Sul palmo della mano tiene l’ipod e corre, anche lei corre!
E’ una bellissima imperfezione, e per questo è a  mio parere la presenza più bella dell’intero Central Park. Una che ti invita a guardare le caviglie, per vedere se si intravede un po’ di pelle.
Lei è Miss Central Park, a dispetto di tutte le altre che corrono in due pezzi o con tute scintillanti. Lei è Miss Central Park e un giorno la fermerò, (so già che lo farò) per chiederle di raccontarmi una storia, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, come se fosse Sherazade.

panirlipe-satrapina

La Corsa – 15

Se vi capita di correre al Central Park noterete ben presto che che è popolato quasi esclusivamente da forestieri. Sono tutti di colore i bambini che giocano nel prato, hanno tutte l’accento dell’Est le donne sedute sulle panchine, vicino al castello di legno.
La lingua romena è in una tonalità che devo ancora decifrare, comunque sta sopra le righe, pare quasi una nota inesistente, trattenuta. Mi ricorda un atterraggio lungo, di quelli che ti fanno puntare i piedi sul sedile davanti.

Vi sono delle rare eccezioni ma una cosa è sicura: gli stranieri amano la vita all’aria aperta, a noi piace stare al chiuso, in casa propria o nei centri commerciali.

Con qualche eccezione.

Ad esempio, alla curva del Morar ogni tanto c’è un senzatetto. A volte lavora a maglia, altre volte inveisce contro i dirigenti dell’ospedale vicino oppure paventa qualche disastro per il prossimo settembre.  Ha una voce potente e soffusa, difficile da rappresentare. Ecco, per imitarne il suono dovreste prendere un bidone di latta, riempirlo a metà con della sabbia, avvolgere il tutto con una coperta e poi percuoterlo con una mazza.

panirlipsenzatetto

Sul rettilineo, prima della curva del Morar, c’è la controfigura di Carlo Verdone. Non credevo che potessero esistere persone così, pensavo che fossero solo macchiette create dal regista. Forse è proprio per questo che i suoi film non mi sono mai piaciuti. Con tristezza ho scoperto invece che i suoi personaggi esistono veramente e faccio ammenda.

panirlipe-verdoneUn giorno, che può anche essere prossimo, mi fermerò con una scusa qualsiasi e gli chiederò da dove viene, se spunta da un film, se è oriundo, se ha imparato a parlare guardando la televisione. Voglio capire se è genuino. Perché io poco apprezzo Verdone, ancora meno i suoi epigoni.

La Corsa -14

panirlipe-nordicVi ho mai parlato di quelli che praticano il nordic walking? Sì, ci sono anche loro…arrivano in squadra con tanto di istruttori. Questi sono una coppia che deve saperla lunga. Con impegno spiegano a personaggi di vario genere come si fa ad attraversare il prato con l’ausilio delle racchette. Ma non mi sembrano tanto sereni.

Poi ci sono pugili, appassionati di arti marziali, piccoli calciatori e gente seduta. Sì, ci sono alcuni che stanno sempre seduti, sul prato o sulle panchine e credo di non averli mai visti in piedi. C’è una mammadonna romena che è lì tutto il giorno: se corro al pomeriggio è lì, se faccio una passeggiata alla sera lei è lì. E’ il prolungamento, un’estensione della panchina, forse addirittura una statua.

Spesso succede che al termine della corsa incontro un amico che non corre ma cammina. Io, invece di pensare ai fatti miei e tirare il fiato dopo 30 minuti di corsa, continuo a camminare con lui  per un’altra mezzora, e ce la raccontiamo.
Alla fine ci sediamo su una panchina, per vedere il sole che tramonta o le bellezze che il Central Park offre.

panirlipe-panchina

La Corsa – 12

Dopo un avvio timido

ho iniziato a frequentare esclusivamente il Central Park. All’inizio c’erano poche persone: qualche pensionato, i pochi che correvano con me nell’altro parco, e le ronde, quelle sì. Le ronde leghiste! Sono comparse per un giorno e poi sono sparite.

Un po’ alla volta sono arrivati i lampioni, il collegamento wi fi, le fontanine, l’impianto d’irrigazione, il castello di legno per i bambini! E poi i percorsi tracciati come e addirittura un gabinetto.

Nell’ampio spazio verde si tenevano  dei veri tornei di Cricket, con squadre di cingalesi che si affrontavano per una giornata intera. A qualcuno dell’amministrazione comunale, quest’allegria extracomunitaria deve aver dato fastidio e quindi si è proceduto a tracciare un altro sentiero, tanto per interrompere lo spazio di gioco.

Ho continuato con i miei allenamenti, uno al mercoledì sera e l’altro al sabato mattina, fino a quando ho preso a correre solo la sera. Perché i personaggi erano più interessanti.

La Corsa – 11

Appropriazione indebita

L’appropriazione indebita è una fattispecie di reato riconosciuta – con diverse denominazioni – in numerosi sistemi giuridici contemporanei (embezzlement nella Common law britannica, abus de confiance nel sistema giuridico francese, ecc.) con il comune denominatore di appropriazione di beni di cui si sia già in possesso, a differenza del furto che presuppone anche una presa di possesso del bene alienato.
Wikipedia

E poi venne il Central Park!

Proprio lì vicino, in un’area che apparteneva a Comune, Provincia, Regione.  Terra di tutti e di nessuno. Per anni sono andati avanti dicendo: “E’ mia!”, “No, è mia!, “Allora facciamo a metà”.
Fino a quando sembrava che si fosse raggiunto un accordo: metà parco, metà palazzoni.panirlipe-palazzoni
Ma mica eravamo contenti. I comitati di quartiere hanno iniziato a protestare e dopo varie manifestazioni il sindaco di centrosinistra è riuscito a prendere tutto il terreno per destinarlo ad un parco.panirlipe-no

Poi, a cose fatte,  è arrivato il sindaco di centrodestra che ha detto:
“go fato tuto mi, merito mio”.

In un parco così grande…era destino finirci a correre. Un po’ a malincuore, lo ammetto. A quel piccolo circuito tra ospedale e cimitero mi ci ero affezionato. Ma quello nuovo stava tra l’ospedale, le scuole, il comando di polizia e quello dei vigili del fuoco. Il cambio era conveniente.
panirlipe-centralpark

La Corsa – 10

L’approvazione degli altri è uno stimolante del quale talvolta è bene diffidare.
Paul Cézanne

Il 2007 era stato un anno eccezionale: avevo tenuto fede al mio programma di allenamento. Oddio, allenamento non è un termine che mi piace. Preferisco dire che ero rimasto fedele alla linea, il che può suscitare nostalgie sovietiche, musiche filo punk o supposizioni dietetiche.
Durante quei 365 giorni ho saltato solo due sedute, assenze giustificate poiché mi trovavo in trasferta a Roma. Ma comunque, in quei giorni invece di utilizzare l’autobus io e il mio collega affrontavamo a piedi i 40 minuti che dividevano l’hotel dalla sede del cliente, e viceversa. Anche questa passeggiata era un ottimo esercizio.
Se proprio non ero in forma, se mi sentivo stanco o malaticcio, andavo al parco e invece di correre camminavo, sempre per mezzora.

Sì, era stato un anno formidabile.
A dicembre rilasciai un’intervista al mio personale giornale di fantasia.

“Pani, è stato un anno decisamente buono”.
“Sì, non posso lamentarmi, sono riuscito dove credevo che fosse impossibile”.
“Ma quali sono i motivi della tua corsa, perché corri?”
“Per avere una disciplina, l’ho sempre detto. E questo mi aiuta a scrivere: corro due volte la settimana e se ho qualche progetto avviato scrivo tre pagine ogni sera”.
“E funziona?”
“Quest’anno ha funzionato benissimo: ho scritto due romanzi, uno durante il primo semestre e l’altro durante il secondo. Senza la corsa non ci sarei riuscito”.
“Fantastico! E sono stati pubblicati?”
“No, li ho inviati a qualche casa editrice”.
“Quindi sono in fase di stampa…”
“Macché, non li avranno nemmeno letti”.
“Una fatica inutile allora”.
“No, per niente. Qualche amico ha letto il manoscritto e questo già mi basta”.
“Già ti basta? Ma i libri devono finire in libreria, in biblioteca. E poi, vuoi mettere il prestigio, l’onore di…”
“Per un libro basta anche un solo lettore. Se la tua storia è stata letta da qualcuno, la fatica che hai impiegato è già stata ripagata”.

Il giornalista non era molto convinto. Lo era di più la giornalista che venne dopo.

panirlipe-giornalisti2

La Corsa – 9

Uno sciocco trova sempre uno più sciocco che lo ammira.
Nicolas Boileau

Oltre alla coppia di sparring partner, c’erano altre presenze che mi accompagnavano durante gli allenamenti. Al mercoledì delle serate invernali non trovavo quasi nessuno, al sabato mattina invece tutto cambiava.
Ma con l’arrivo della primavera e delle prove costume, il paesaggio diventava molto più interessante.
Al sabato trovavo occasionalmente una ragazza vestita tutta di nero, il viso un po’ avicolo ma tutto il resto degno di nota. Mi accorsi che aveva un comportamento strano: mi superava e dopo un centinaio di metri si fermava lungo la pista per fare qualche esercizio di stretching. Questi esercizi prevedevano sempre l’esposizione del sedere.

panirlipe-culo

Durante le calde sedute estive c’era una ragazza che era solita avvicinarsi per fare degli esercizi, anche lei amava dimostrare tutto il suo vigore, le disarticolazioni, il fondo schiena e tutto il resto.

panirlipe-ragazzastrech

Ne parlai con un mio collega che se ne intende molto di comportamenti umani.
Gli dissi:
“Non mi spiego questo avvicinarsi a me quando intorno c’è un sacco di spazio. Non mi spiego questo esibizionismo. Eppure, io sono tutt’altro che un fusto ed ho pure la fede al dito. Non posso dare adito a dubbi”.
“Vedi…alcune donne quanto sentono di essere ammirate, guardate, già hanno raggiunto lo scopo, la propria soddisfazione”.
Questo è in sintesi quello che mi aveva detto. Ma le parole usate erano ben altre, tutte raffinate. La frase stava bene in piedi e pure il ragionamento. Insomma, una di quelle frasi perfette che poi, disgraziatamente sono difficili da tenere a mente.

La Corsa – 8

 

Esitare va benissimo, se poi fai quello che devi fare.
Bertolt Brecht

Un sabato mattino, spronato dalla coppia, prolungai la corsa fino ai 40 minuti,tempo che  poi divenne quasi una costante. Perché se io iniziavo prima l’allenamento e loro arrivavano dopo dieci, quindici minuti o anche mezz’ora, mi dispiaceva abbandonare subito il campo. Va da sè che un po’ alla volta divenne quasi un’abitudine. E poi successe che esagerai. Sempre un sabato mattino trovai un amico che correva.
“Io faccio solo dieci giri e poi sono a posto” disse lui.
“Io faccio solo mezz’ora, e poi sono a posto” risposi.
Probabilmente non avevo molta voglia di fermarmi  a parlare e quindi continuai a correre, correre, correre, fino a quando raggiunsi quell’estasi che ti fa continuare senza fatica. Avrei corso tutta la mattina, invece mi fermai dopo un’ora e venti minuti.
Perché spesso, a me piace fermarmi un po’ prima.
Poi arrivarono i giornalisti per l’intervista. Ormai mi ero abituato a loro.

panirlipe-giornalisti

La Corsa – 7

“Non sforzarti di seguire le orme dei maestri: cerca ciò che essi cercavano”.

Ma-tzu

Quando correvo al mercoledì sera, non c’era quasi nessuno. Sto parlando dei mesi invernali: con i primi caldi e la luce, è tutta un’altra storia.
Al sabato mattina invece, incontravo sempre una coppia che correva per circa un’ora e poi proseguiva con degli esercizi.
Le prime volte, ovviamente, mi superavano in scioltezza e mi davano anche un giro di distacco. Ma un po’ alla volta…un po’ alla volta sono riuscito a raggiungere la velocità della ragazza e addirittura superarla, tanto che come mi sentiva arrivare si spostava per farmi passare.

Con il tempo sono anche riuscito a stare dietro a lui, un uomo dal fisico asciutto e i capelli grigi,  ma solo una volta ho osato superarlo. Una volta sola. Un po’ per rispetto, un po’ perché poi avrei avvertito la sindrome della lepre.
Con loro ho anche un po’ barato, o meglio, ho adottato tutte le tecniche possibili per far sentire loro il fiato sul collo. E quindi prendevo le curve strette strette, stavo nel bordo sinistro della pista, tutto per mangiare metri e metri.

Comunque sia, i miei progressi erano notevoli, o almeno, questa era la mia impressione.

panirlipe-tiprendo