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Le banalità

In tema di concessioni, durante il periodo di malattia, come dicevo in qualche post fa, ci si concede di tutto, anche qualche banalità. E pure nell’opera di ricalco sono stato fedele, copiando la cartolina che segue e pubblicandola, anche se la trovo assolutamente ovvia, stupida, ma tant’è, posso sempre farci qualche variazione.

La cartolina banale:

Amanti

I due amanti erano abbracciati a letto. Si passavano la sigaretta, l’ultima rimasta, senza aspirarla troppo, per farla durare di più.
“Quand’è che le chiedi il divorzio?” chiese lei.
“Uff! Adesso non posso, è un momentaccio. È appena morta sua madre, Marco, nostro figlio non va bene a scuola…”
“Non va bene?”
“No, ha problemi in matematica, problemi seri. Adesso lo sta seguendo un ragazzo, un neo laureato. Sembra che ci siano dei miglioramenti. Ma resta comunque un brutto momento, lei è anche in depressione. Chiederle il divorzio adesso significa ucciderla”.
“Ho capito, non lo farai mai” disse la donna spegnendo la sigaretta.
“Ma no, che dici?” Squillò il cellulare. L’uomo sì alzò per prenderlo dal taschino della giacca.
“Sì?”
“Papà?”
“Sì Marco, sono io, cosa c’è?”
“Papà, mamma se ne è andata?”
“Andata? Sarà andata a fare la spesa, sarà…”
“Papà, è scappata, ha riempito una valigia ed è andata via. Con il maestro di matematica”.

All’improvviso

Qualche volta le malattie iniziano con una fitta alla testa, come se ci fosse una pistola puntata sulla fronte. Altre volte con un mal di gola, spesso con un malessere improvviso e diffuso che piomba così, di colpo, come il clic dell’interruttore. Come il clic, appunto del grilletto di una pistola.

La cartolina di oggi:

Una pistola in bocca

Quando impugnò per la prima volta una pistola lo fece per sparare ai topi nella discarica. Lo aveva portato suo fratello più grande, in compagnia degli amici. Puntavano diecimila lire a testa e chi prendeva più topi vinceva la posta in palio.
Quando impugnò per l’ultima volta una pistola lo fece per sparare a se stesso. Era indeciso se spararsi nella tempia o se puntarsi la canna in bocca, rivolta verso l’alto.
“È il modo più sicuro” gli aveva suggerito uno che sembrava intendersene.
Ma sparare ai topi era facile, infatti col tempo aveva vinto molte gare. Spararsi in bocca era un’altra cosa e all’ultimo momento rinunciò, quasi contento di perdere.

Il contagio

Come dicevo, le belle malattie sono quelle che hanno un chiaro inizio, un decorso più o meno comune ed una risoluzione ben precisa, in poche parole la classica influenza o le sue variazioni.
Se i giorni di febbre durano qualche giorno in più, può generarsi qualche inquietudine, la paura di non venirne fuori in fretta.

E questa è la nuova cartolina:

Paura contagiosa

“Ho paura” disse Giuseppe al medico.
“Di cosa?”
“Tutto. Ho paura ad alzarmi dal letto, salire in auto, guidare, mangiare fuori casa, rispondere al telefono. Dottore, la vita mi fa paura”.
Il medico misurò la pressione a Giuseppe, auscultò il battito cardiaco, scrutò le pupille.
“Temo di non sapere cos’abbia…”
“Vuol dire che ha paura anche lei?”
“In un certo senso. Ho paura di non riuscire a darle una risposta”.
“Ecco! Lo sapevo io che era contagioso”.

Casini o piccoli bordelli familiari

Durante le lunghe sedute sul letto si arriva ad avere una perfetta conoscenza del soffitto della propria stanza. Chi gode (lo dico così, come se fosse un piacere) di un vecchio soffitto, può scoprire nuove fessurazioni, piccole crepe lungo il cannucciato che diventano sempre più insidiose con il ripetersi dei fenomeni tellurici.
“Un bel casino” dici.
Le osservi con la dovuta attenzione e pure con ammirazione. Sai che sta per arrivare la loro fine.

la cartolina si chiama appunto così:

Casino

I due anziani coniugi commentavano in poltrona i personaggi della televisione.
“Antonio, guarda quelle donne. Sono quasi nude! Come fanno a trasmettere certe cose?”
“Sono giovani, hanno il sangue caldo” disse lui con un sorriso, trattenendo una frase più forte perché ormai, anziano come era, si era stancato anche di essere volgare.
“Ho capito, ma un po’ di decenza non guasta. Nemmeno le ragazze del nostro bordello si vestono così!”
“Ecco, brava, vai giù a farglielo notare”.

Il ripetersi di certe tecniche

Il miglioramento della salute porta anche ad una diminuzione delle ore di sonno. Succede addirittura che, non facendo nulla per tutto il giorno ed aver incamerato ore e ore di riposo, prendere sonno la sera diventi un problema.
Se poi questo è un problema costante, indipendente dallo stato di salute, la faccenda diventa pure noiosa, come certe tecniche di seduzione.

Ecco la cartolina:

Tecniche di seduzione

Non che ne avesse bisogno ma oltre al giornale e al pacchetto di sigarette prese anche delle gomme e La Settimana Enigmistica. Era solo un modo per prolungare la sua presenza all’interno del negozio.
“Sono sette euro e cinquanta” disse la ragazza dietro al banco.
Lui le diede dieci euro, lei allungò il restò,  lui mancò la presa e le monete caddero in mezzo ai giornali.
“Oh, mi scusi, ho le mani di pastafrolla”.
“Non si preoccupi, ora li recupero”.
Lei uscì dal banco, sollevò i giornali e prese le monete. Lui la osservava da vicino, interamente e ne assaporava perfino il profumo. Come faceva ogni sabato mattina, quando volontariamente mancava la presa.
“Ecco qui”.
“Grazie, molto gentile”.

Una normale originalità

Sempre durante i periodi di malattia, ci si concede di tutto. Un gelato perché rinfresca la gola, un film, anche se è tempestato di pubblicità, un po’ di zapping, senza cadere nell’oblio. C’è un limite a tutto e la febbre non sarà mai così alta da costringermi a vedere trasmissioni che per noia, nemmeno pronuncio. Ma può anche essere che tutto questo non avvenga. Diciamo che si è nelle condizioni giuste per fare quello che in genere non si fa mai, che ne so, tipo iniziare Guerra e Pace?

Un’altra cartolina:

Originalità

Erano due originali, non c’è dubbio. Ci sono tante persone strane al mondo, alcune lo sono di natura, altre vorrebbero esserlo ma ottengono l’unico risultato di sembrare ridicole, patetiche.
Questi due invece, erano originali davvero. Non dedicavano il loro tempo a stupide collezioni o al raggiungimento di singolari primati.
Un giorno presero la decisione di non parlarsi più, così, per vedere se riuscivano lo stesso a comunicare e rimanere amici.
Si trovavano come sempre alla sera e nei fine settimana e continuarono così per anni, a comunicare solo attraverso una scacchiera, un mazzo di carte o la musica.
Arrivati ad un’anziana età, scoprirono che i loro amici avevano smesso di parlarsi fra loro da molto tempo e pure nelle case, tra le famiglie, regnava il silenzio.
Si regalarono un’altra dose di originalità e formarono un duo musicale.

Una visione cristallina

Durante la malattia è un piacere perfino privarsi del cibo. In realtà non se ne sente alcun bisogno, di solito si beve ed è sufficiente. E’ una bella sensazione il ricambio idrico, dà proprio l’impressione di effettuare un lavaggio interno.
Quando comincia a tornare l’appetito e si ritorna a mangiare come si deve, si ha la consapevolezza che torniamo ad inserire veleni nel nostro corpo.  Poi si comincia a stare bene, e questi pensieri passano.

Ecco un’altra cartolina digitalizzata:

Pulizia

“Non mi piace il colore dei tuoi occhi” disse il medico.
“Forse è perché lavoro tutto il giorno con il computer” rispose il paziente.
“Sembra quasi che ci sia un velo…”
“Infatti, spesso vedo tutto annebbiato”.
“Uhm…”
Il medico prese della candeggina e la mise su una salvietta.
“Dottore, cosa vuole fare?” chiese il paziente allarmato.
“Niente, ci diamo solo una pulita. Con gli occhiali funziona sempre”.
“Dottore…”
“Sss, tranquillo”.
“S-sì…”

Il postino portava cose interessanti

In età scolare succedeva spesso.
Oh, che belle influenze mi sono preso! Nei primi due giorni di febbre perdevo anche il senso del tempo, quando mi risvegliavo nel pomeriggio credevo che fosse mattina, o viceversa.
Il mattino era il momento migliore perché arrivava il postino e portava sempre cose interessanti, fra tutte il Topolino o altri fumetti. E siccome i fratelli erano a scuola, il primo a leggerli sarei stato io.

Ecco un’altra cartolina:

Pentimenti

“Padre, ho peccato” disse il penitente dentro il confessionale.
“Dimmi figliolo, Gesù è misericordioso e grande è il suo perdono”.
“Amo una persona del mio stesso sesso”.
Ci fu un attimo di pausa, un sospiro e poi l’assoluzione da parte del sacerdote che rapidamente uscì, fece alzare il penitente e prese il suo posto.
“Su, avanti, ora tocca a te” disse inginocchiandosi. Il penitente indossò la stola ed entrò nel confessionale.
“Dimmi figliolo”, disse dopo la preghiera di rito.
“Padre, ho peccato. Commetto atti impuri con un mio confratello”.

Postcard from the front

oppure dal sanatorio.

Chiamerò così la pagina che racchiuderà tutto quello che scovo nei vecchi taccuini e che ogni tanto, solo nei momenti di malattia, digitalizzerò su file.
A me piace la malattia. Lo so, non si dovrebbe dire, soprattutto per rispetto verso chi sta male pesantemente, ma mi spiego:  siccome succede di rado, a me piace ogni tanto prendere un’influenza, un qualcosa di ben definito, che ha un inizio e una fine e tutto si risolve nell’arco di una settimana. E i primi due giorni, quelli della febbre alta, a cui io mi abbandono senza cercare rimedi, sono i più belli. Raduno intorno al letto vecchi fumetti, libri da malattia (cioè grossi libri, anche illustrati, sfogliati sempre con disattenzione e riservati appunto a questi momenti), riviste. E trascorro le giornate nel dormiveglia, alternando il sonno alla lettura e addirittura il sonno al sonno.

Questo è un altro recupero:

Maturità

“Lascia perdere, sei ancora un bambino!” Queste furono le parole che Barbara rivolse a Federico, quando scelse di uscire con Luca.
Davanti allo specchio Federico osservava il suo viso dai lineamenti ancora temporanei.
“Eppure io sono più vecchio di Luca, sono nato qualche giorno prima di lui”.
Passò più volte il rasoio sulle guance, nella speranza che i peli acquistassero vigore, ma sapeva benissimo che sarebbe occorso molto tempo. E poi i peli non sempre danno maturità.
“Forse una soluzione c’è” disse inarcando le sopracciglia. Con la lama del rasoio incise due lunghe linee sulla fronte e poi altre, più piccole sulle guance, un ordinato reticolo che sfiorava la perfezione.
“Non sono capace di fare crescere la barba ma per le rughe ho trovato la soluzione”, disse osservando il suo volto insanguinato.