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Il pleut doucement sur la ville

Forse qualche volta, una leggera pioggerellina che portava refrigerio. E poi sì, una notte, le gocce a fare musica sul tetto.

Per il resto, la nostra permanenza a Parigi è stata accompagnata da un sole nitido e pompelmoso. Da un cielo terso, liscio come un lenzuolo appena stirato. E poi da cieli lavorati e bombosi come un dipinto.

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Il pleut doucement sur la ville.

(Arthur Rimbaud)

Il pleure dans mon coeur
Comme il pleut sur la ville,
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon coeur ?

Ô bruit doux de la pluie
Par terre et sur les toits !
Pour un coeur qui s’ennuie
Ô le chant de la pluie !

Il pleure sans raison
Dans ce coeur qui s’écœure.
Quoi ! nulle trahison ?
Ce deuil c’est sans raison.

C’est bien la pire peine
De ne savoir pourquoi,
Sans amour et sans haine,
Mon coeur a tant de peine !

Si riparte

Anche quest’anno ci siamo.
Perderò il raccolto delle more del mio giardino ma farò in tempo ad assistere alla maturazione dei pomodori.
Non riuscirò proteggere l’uva dai becchi dei merli ma comunque, ci sono grappoli e chicchi per tutti.
Non riuscirò a salvare i passerotti e i gechi dalle grinfie della gatta ma che ci vuoi fare, è la guerra, bellezza!

E quest’anno niente inquinamenti sonori, esposizioni di corpi martoriati e dipinti, edonismo da spiaggia, stress da arenile. Niente patapim e patamun di falsi tastieristi, gioca jouex, baby dance, cocco bello e tormentoni estivi.
Quest’anno ci si avvicina alle vette dello spirito, al sublime della natura, a sfiorare il cielo con un dito, tra malghe, vacche, conigli e fontane zampillanti. Il paradiso, insomma.