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Nel punto in cui la strada si piega a gomito

A volte, quando si suona, succede di non seguire la melodia tracciata e trovare la nota inattesa, quella che al chitarrista fa strabuzzare gli occhi e alzare lo sguardo. Il pianista, che è più contenuto, allunga il collo verso la tastiera e allarga il braccio destro, a qualcuno scappa un mugolio. Quando si trova questa nota, che il musicista non si aspetta e neppure chi lo ascolta, è come essere un surfista sull’onda che attende da una vita. Sono piccoli orgasmi cromatici che infartuano il silenzio.

Qualche mese fa, per lavori di manutenzione, non ho seguito la melodia stradale di tutti i giorni, ho cambiato percorso e alla fine ho trovato la nota che cercavo. Nel punto in cui la strada si piega a gomito, ogni mattina c’è un uomo che osserva le auto passare. A volte ha lo sguardo rapito, come se pure lui fosse in preda ad un orgasmo cromatico. Spesso ha l’espressione smarrita, di un poeta in cerca d’ispirazione. Soprattutto ha il viso, il corpo e l’atteggiamento di uno che è rimasto suonato e non si è più ripreso.

Chiamami adesso

Questo post di Diemme mi ha fatto venire in mente una delle più belle canzoni d’amore, una canzone che ora mi diverto a suonare con la nuova tastierina elettrica, anche perché con questa posso simulare l’orchestra e il sax.

Una canzone d’amore o amicizia dove la parola amore non viene mai pronunciata e quando dice “cuor” lo fa in modo quasi ironico.

Una canzone che può essere scritta e cantata solo da un uomo.  Basta sentire come si smorzano le parole, come le frasi siano interrotte, non finite, come se per lui fosse difficile cedere, troppo orgoglioso per farlo.

E poi quel brontolamento di pancia, quelle parole coperte dal kazoo, dalla tromba  e chissà cosa dicono se si potessero filtrare. Per finire con quel uuuu-nununununununu accompagnato da altri strumenti, e quello…quello io so cosa vuol dire, ma il significato cambia a seconda delle persone.