Tag: roma

Concorso Letterario “Racconta il tuo parco” 

Concorso Letterario ‘Racconta il tuo parco’ – 1a Edizione 25 maggio/25 settembre 2022

La libreria & caffè letterario Blue Room di Roma e l’associazione culturale e sociale CrunchEd, indicono la prima edizione del concorso letterario Racconta il tuo parco.
Finalità dell’iniziativa è la promozione sociale e culturale attraverso i libri, la lettura e il confronto di idee, dando spazio e voce  a coloro che vorranno condividere le proprie creazioni narrative. 
Il concorso si rivolge a tutti gli appassionati di scrittura, alle prime armi e non, e offre loro la possibilità di misurarsi con la propria scrittura e di condividerla. 

Per maggiori informazioni leggi il bando e scarica il modulo di partecipazione.

Racconti Romani: Via Salaria- Fiumicino

“Sulla via Salaria non ci sono più”.
“No, ci sono ancora ma sono vestite bene, non possono stare mezze nude”.
“Ah, sì? Non lo sapevo…”
Mentre osservo la ragazza ferma in una piccola via traversale, ripenso a questo dialogo tenuto da due impiegati qualche ora prima.
“No, non può essere” mi dico, “non può essere una prostituta”.
Cerco di convincermi ma nonostante la mia ingenuità e l’ora insolita, so che quella ragazza dal viso gentile, con gli abiti da tranquilla impiegata, si trova lì in attesa di clienti.
Finalmente arriva il taxi.
“Fiumicino” gli dico.
Ogni volta che dico “Fiumicino” mi viene da ridere perché mi ricordo di una candid camera dove un vecchio signore cercava di farsi dare un biglietto per Fiumicino da un impiegato che si fingeva sordo.
Il taxista è silenzioso, ascolta la radio con l’auricolare. Il mio collega parla al telefono con la moglie, poi fa una telefonata in ufficio, ne riceve un’altra e un’altra ancora. Infine il silenzio.
Io osservo il cielo e il sole che tramonta e mi ricordo di un post di Osolemia che parlava del sole sopra Roma.
Mi chiedo se i tramonti su questa città siano sempre così.
Intanto la strada corre dritta verso est e il sole è laggiù, che dipinge e riempie le nuvole che trovo così bombose, quasi birbanti, a tratti impertinenti. Mi incanto ad osservare questo gioco di colori e il cielo che corre più veloce dell’auto.
Vorrei anche dirlo al mio collega.
“Guarda che cielo…guarda che spettacolo…”panirlipe_aer
Invece restiamo zitti, perché a certe cose si deve sempre assistere in silenzio.
A Fiumicino scopro che lui non si sente affatto bene, la macchina gli fa male. Lo attendo mentre va a rinfrescarsi in bagno e osservo le persone, come faccio sempre quando mi trovo nelle grandi stazioni.
Osservo e scarto:
“No, non è lei. No, non è lei. No, non è lei…”
Ogni volta così, fino a quando salgo sull’aereo o sul treno e mi convinco che il mio sole personale, la persona che aspetto, l’incontro mancato, sarà per la prossima volta.

Roma 07.11.2008

Racconti Romani: 84 – Baseggio

E’ l’ultima corsa: a Piazza Venezia salgo sull’ottantaquattro proprio mentre il ragazzo dai capelli crespi e tinti di biondo aspira l’ultima boccata e poi getta la sigaretta.
La sua amica si siede davanti a me e lui le sta di fronte. Succhia una caramella, forse una liquirizia. Anche se è molto diverso da Tadzio, credo che Gustav von Aschenbac se ne sarebbe innamorato perdutamente, se non altro per i suoi occhi stanchi, eppure così sorridenti. E anche Marthe, con il marito al fronte, avrebbe perso la testa per questa versione romana di Raymond.
“A me piace stare solo” dice e poi non distinguo più le altre parole. Qualcuno scende e qualcun altro sale. Intanto mi chiedo come possa un ragazzo così solare preferire la solitudine e fare luce solo a sè stesso.
“Sono miei, naturali” dice toccandosi i capelli e arrotolando la caramella fra le labbra. “Non ci credi? Ti faccio vedere la foto di quando avevo quattordici anni”.
Prende la carta d’identità dal portafoglio e la mostra all’amica. Ha veramente la capigliatura uguale, solamente un po’ più scura.
“Un giorno li ho tagliati a zero con la macchinetta…e sono cresciuti così. Adesso sono condannato ad averli in questo modo fino ad ottantaquattro anni” dice sorridendo, con gli occhi ancora più luminosi.
Dentro di me gli auguro di arrivare agli ottantaquattro, che poi sono lo stesso numero dell’autobus. Gli auguro anche di tenersi tutti i suoi capelli. Soprattutto gli auguro di trovarsi una buona ragazza. Quella che ha con sé non mi sembra molto interessata ed è pure poco interessante.
Sorride ancora, con gli occhi o con la bocca e quando scende dall’autobus un po’ di luce se ne va.

Roma 06.11.2008