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Come una spumiglia

“Ci siamo già incontrati?” mi chiede la brand manager mentre ci fa accomodare.
Vorrei dirle di sì, certo, ci siamo già incontrati. Ma come? Non ti ricordi più i baci nell’androne del palazzo, gli abbracci nel sottoscala, le lettere, le camminate? Non ti ricordi di quella volta, che la luna era già visibile e piena nel primo pomeriggio?
“ Sembra una spumiglia” avevi detto.
Ma è passato troppo tempo e io sono cambiato. Anche lei è cambiata: quei capelli lunghi di cui mi ero innamorato li ha tagliati corti e li tiene così ormai da trent’anni. Lunghi un centimetro, forse poco più. Un taglio che poche donne possono concedersi, quasi da infestazione di pidocchi. Un taglio che, quando l’ho vista, dopo due anni che mi aveva lasciato, mi aveva fatto inorridire. Tuttavia lei è rimasta ancora uguale, quell’acconciatura l’ha invecchiata di colpo e così è rimasta.
“Non credo” le dico, “è la prima volta che le nostre aziende lavorano insieme.
“Uhm…forse in passato. Vabbè, non ha importanza” dice tagliando l’aria con la mano.
Il mio collega le introduce il progetto, lei lo segue con attenzione ma ogni tanto getta lo sguardo su di me.
Poi arriva il mio turno. Inizio a spiegarle il nostro lavoro, quello che abbiamo studiato per la sua azienda e me ne accorgo, sta ricordandosi di me, per come parlo, per come mi muovo, per come lascio cadere le parole.
Ad un certo punto appare rapita, come lo era quando stava con me e mi fissava a lungo, con lo sguardo bloccato sui miei occhi. Si slaccia il primo bottone della camicia, si alza e va a prendere una bottiglietta d’acqua. Sì, è imbarazzata.
Alla fine, quando ho concluso la spiegazione ed è ormai tempo di andarsene, dice:
“Eppure…no, non fa nulla. Mi lasciate i vostri biglietti da visita? Me li avete già dati?”
“No, ecco il mio” dice il collega.
“Purtroppo io li ho terminati” dico fingendo di cercarli nel portafogli, “ma faccia pure riferimento a lui”. Per evitare di ripeterle il nome faccio una battuta sul panorama che si gode dalla vetrata, vicino alla porta d’uscita.
“Sì, è uno spettacolo. Alla sera, prima di tornare a casa mi fermo spesso a guardare le stelle”.
“Adesso c’è pure la luna!” dico indicandola con un dito.
“È piena” aggiunge il mio collega.
“È bellissima” mormora lei, e sembra sul serio incantata. La lasciamo lì, noi apriamo la porta e non riesco a trattenermi.
“Pare una spumiglia” dico.
Lei si volta di scatto ma io sono uscito, sono già sulle scale.

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La Luna di Sarima

La luna ha una circonferenza di 2 413 402 km, dista circa 384.000 km  dalla Terra ed  è coperta da 30 000 crateri. Mi piace pensare che da giovane abbia subito dei bombardamenti ormonali e sviluppato un’acne così micidiale da lasciarle il segno.

Qualcuno crede che abbia notevoli influssi sull’uomo, sugli animali, sulla Terra in generale. Io ho finito da tempo di chiedermi se sia vero e quanto.

Il regalo di Sarima

Mi piace anche pensare che in inglese il suo nome è dolcissimo: Moon. Pure in italiano suona bene, due sillabe prive di asperità.

E sentitelo in finlandese: kuu. Non è dolcissimo, anche se inizia con la kappa?

Invidio gli antichi, che provavano per essa ammirazione, timore ed erano capaci di dedicarle poesie cosi semplici da affogarci dentro, come quella che ho riportato qui.

Invidio anche gli uomini del futuro che magari potranno andarci a trascorrere il weekend con la stessa facilità con cui io vado a Vema .

Ma per ora, nell’attesa di trovare un buco spazio temporale, mi godo questo regalo di Sarima, arrivato proprio così, bello pronto da appendere.

Racconti provenzali: alba lunare

Durante il pomeriggio il mistral ha increspato il mare e deliziato i surfisti che trascorrono le ore sull’uscio del camper, a scrutare l’orizzonte, pronti a buttarsi in mare al primo soffio.
Adesso la superficie dell’acqua è piatta e la mezza luna in cielo si riflette scodellando tutto il suo biancore.
Resterei per delle ore, come fa la signora vicino a me.
“Bonsoir” mi dice.
“Bonsoir” le rispondo.
Un rito che si ripete ogni sera, verso mezzanotte e solo io e lei restiamo ancora in piedi per osservare l’alba lunare.
Ad un certo punto recito sottovoce quella che da sempre ritengo la più bella poesia dedicata alla luna:

“Gli astri intorno alla luna
bella
celano il chiaro viso
quando, colma di lume, più dilaga sopra la terra”.

“Pardon?” dice la signora.
“Rien…elle est un poète grec, Saffo”.
“Oui, oui, je la connais!” dice estasiata ed inizia a recitarla in francese.
“Encore, s’il vous plait” le dico.
Lei la ripete ed io resto incantato, dalla luna, dalla poesia, dalla musicalità della voce francese e dalla boccuccia che rende ancora più avvolgenti le lettere tonde.
Poi di nuovo in silenzio, abbiamo parlato anche troppo.

La londe 15-06-08