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Condominio Italia

Fresco di stampa, anzi di byte.

MilanoNera edizioni

Isbn: 9788897477822

Inizia così:Condominio Italia- Paolo Perlini

“Un tempo, quando gli uomini erano galanti e le donne formidabili, questo non sarebbe successo” pensò Michele, strofinandosi il palmo della mano sulla guancia appena rasata. Il suo rimpianto non andava verso quegli anni che lui, per questioni anagrafiche aveva mancato di un soffio. Era invece rivolto a quella sana educazione civile nella quale le parole avevano ancora un valore.

Su questa pagina potete avere qualche informazione in più, Laikarlo, pinterarlo, twittarlo…insomma, fare tutte quelle cose lì, che poi portano a questa pagina di FB.

Questo è il link per chi ha un kindle

Questo è il link per chi ha tutte le altre cose:  computer, e-readers, Iphone, Ipad, android…

 

 

Ne mancano 74

benvenuti a villainquietaSuvvia, siete ancora in tempo per concorre alla vincita di

 “Benvenuti a Villainquieta”. I commenti sono 16, ne mancano 74 per completare la tombola, altrimenti, pazienza, l’estrazione sarà fatta con i soli partecipanti.

 

 vedi qui il regolamento.
Partecipare è semplice, vincere è casuale.

Quando i figli distaccano i padri

Come
avevo detto qui, succede che a volte i figli superino i propri genitori. E a pensarci bene dovrebbe sempre essere così: la generazione successiva alla nostra dovrebbe avere qualche pregio in più e qualche difetto in meno, fino a quando, dopo secoli e secoli, il mondo sarà popolato da persone che hanno progressivamente perso ogni negatività.
Vaneggiamenti a parte, ecco che questa tipetta, quella sulla destra con un enorme lella-lecca sull’occhio, torna in libreria come autrice e soggetto della copertina di:

D’estate

di Tom Darling

matilde perlini © galaxie

Tra qualche giorno sarà già nelle librerie italiane.

Breve presentazione, perché a me le prime righe già piacciono:

“Grace e Billy Hopper sono appena arrivati. L’auto che li ha condotti alla casa colonica si è fermata giusto il tempo per scaricare o bagagli e ripartire nell’afa di mezzogiorno. Il campo di grano che si distende davanti ai loro occhi ha una luce che acceca, e la fattoria, un po’ in lontananza, possiede il fascino misterioso di un vecchio fortino che schiude, all’interno, indicibili segreti. La tenuta è di proprietà del nonno, un uomo schivo che nessuno dei due ragazzi ha mai visto prima..”

Che dire? ormai il distacco si fa incolmabile…

La Centesima Finestra, di Morena Fanti

Ci sono personaggi che non hanno nulla da dire ma trovano qualcuno che lo fa per loro.  E il risultato si vede, perché a me delle ricette, i consigli per vivere bene, le barzellette e le massime dei soliti personaggi televisivi o pallonari non importa nulla.
Ci sono invece autori che hanno molto da dire ma purtroppo le solite Case Editrici sono occupate con i vip di cui sopra.

Ma un sistema si trova sempre.
Un autore che ha molto da dire è Morena Fanti che ha scritto questo , ha fondato questo blog letterario, questa rivista online e ogni anno, a Natale, crea una raccolta di racconti, poesie e altro.
Fresco di stampa, verrebbe da dire, è appena uscito il suo nuovo romanzo, La  Centesima Finestra.

Lo trovi in vendita quiqui e qui

Basta un click ed è vostro, io lo sto facendo con Amazon.

E dopo aver celebrato la copertina di Arthur, una breve presentazione del libro, copiata pari pari da Amazon:

“La centesima finestra è quella che si apre all’improvviso sullo schermo del pc ed è la finestra attraverso cui entra un ospite inatteso, o inopportuno. Un ospite che cambierà il tuo pc. …o la tua vita.”

È un evento imprevisto, quello che entra nelle vite di Annalisa, Dario e Fabio. Un evento che li spingerà a prendere decisioni che modificheranno la loro vita e le loro percezioni.
I tre, amici dai tempi dell’università, si ritrovano tutti insieme dopo molti anni e trascorrono tre giorni in un paese della Liguria. Il loro affetto è tanto forte da spingerli a stare insieme in un modo che non avevano mai osato negli anni di gioventù.
Quando si salutano Annalisa comunica loro che non si rivedranno più.
Sarà davvero così? È possibile dimenticare tre giorni di perfezione, di distacco dal mondo?
Ogni evento trascina e porta lontano una parte di loro, fino a farli diventare ‘diversi’. Ma, dopo qualche settimana, dopo avvicinamenti e qualche circostanza taciuta, la situazione precipita. È in quel momento che ognuno di loro dovrà accettare una parte di sé che non credeva di possedere.”

Quando i figli superano i padri

Chissà cosa pensò Leopold Mozart quando scoprì che i suoi figli avevano molto talento. Non solo il piccolo Wolfango ma anche la più grande Anna Maria, la quale, forse, non si dedicò alla composizione in quanto donna.
E chissà cosa pensò Monaldo Leopardi, o meglio, cosa penserebbe adesso, perché in vita non andava molto d’accordo con il figlio Giacomo. Cosa direbbe di suo figlio?
E poi Cécile Sauvage. È più famosa lei, poetessa francese (Ti ho scritto al chiaro di luna sul tavolinetto ovale, con una scrittura pallidissima, parole tremolanti, a pena tinte d’arcobaleno…) o il figlio Olivier Messiaen, compositore, organista e ornitologo che compose Le merle noir, per testare l’abilità dei flautisti che volevano accedere al Conservatorio di Parigi?

Comunque sia, a volte i figli superano i padri e mia figlia non fa eccezione. Prima di me finisce sugli scaffali delle librerie. Eccola qui, come soggetto e autrice di una copertina per il romanzo “Antropologia di una ragazza“, di Hilary Thayer Hamann, edito dalla Fandango, dal 14 novembre in tutte le librerie.

Di cosa parla?

Eveline Auerbach frequenta l’ultimo anno di liceo in una cittadina degli Hamptons, vicina a New York, eppure lontana mille miglia. Il suo è un mondo piccolo, protetto. Vive con la madre, confusionaria e generosa, che insegna al college. Il padre vive con un’altra donna ma le vuole un gran bene. Poi c’è Jack, il fidanzato un po’ maledetto, che la adora. E Kate, l’amica del cuore, inseparabile. La vita di Evie sembra già angosciosamente stabilita. Ma poi arriva Rourke, un pugile sexy e tenebroso, che dà una mano a preparare la recita scolastica. E quando le lezioni finiscono, l’estate è una resa assoluta al corpo, e la passione spazza via il resto. L’età adulta irrompe come una nevicata improvvisa che ricopre ogni cosa, e la vita non è altro che complicazione, incomprensione, confusione. Trasferirsi a New York per seguire l’amore è una discesa agli inferi, che sembra senza fondo. Ma gli angeli esistono, anche in una metropoli.

Insomma, Jane Austen incontra il XXI secolo, si è detto.
E se mi chiedete cosa provarono Leopold, Monaldo e Cècilia, ve lo dico io: tanta soddisfazione.

Le cinque regole della saggezza

C’è un libro, uno dei pochi, che rileggo con una cadenza quasi straordinaria. Parlo de “Il terzo poliziotto” di Flann O’ Brien.
La prima volta l’ho letto nel ’92, la seconda volta nel’ 98, la terza nel 2004. Se dovessi rispettare questa cadenza la quarta volta sarebbe sarebbe proprio quest’anno.
Il Terzo Poliziotto” è un libro visionario, forse neppure un libro e se si parte male si rischia di non leggerlo. Però ci sono alcune trovate, alcune frasi che sono così divertenti che si rischia perfino di rotolarsi sul pavimento e lucidare le fughe. Ad ogni lettura ne sottolineo di nuove, mi sorprendo e mi diverto, come la prima volta.

Lo scrittore Flann O’ Brien

Ecco una sottolineatura:

“A questo punto eravamo in un campo tutto diverso, e in compagnia di vacche bianche o marroni, che ci guardavano quietamente, mentre procedevamo in mezzo a loro, e cambiavano lentamente positura, come per mostrarci tutte le geografie dei loro fianchi. Ci fecero capire di conoscerci personalmente e di tenere in grande stima le nostra famiglie, e come passai accanto all’ultima di esse sollevai il cappello in segno di deferenza”.

Ed ecco le cinque regole della saggezza.

“Il primo principio della saggezza” disse “ è di fare domande ma di non rispondere mai a nessuna. Voi acquistate saggezza a far domande e io a non rispondere. Mi credereste se vi dicessi che c’è un forte aumento di criminalità in questi paraggi? L’anno passato abbiamo avuto sessantanove casi di fanale assente e quattro di furto. Quest’anno abbiamo avuto ottantadue casi di fanale assente, tredici di marcia sul marciapiede e quattro di furto. C’è stato un caso di danneggiamento a una moltiplica a tre marce, ci sarà una richiesta di danni alla prossima seduta del tribunale e l’area del reato sarà la parrocchia. E prima che finisca l’anno ci sarà sicuramente un furto di pompa, ignobile e deplorevole manifestazione di criminalità e una macchia per la contea”.
“Proprio” dissi.
“Cinque anni fa avemmo un caso di manubrio allentato. Ora, questo è una vera rarità. Ci prese una settimana, a tutti e tre, per formulare l’imputazione”.
“Manubrio allentato” mormorai. Non riuscivo a vedere chiaramente le ragioni di tutto questo parlare di biciclette.
“E poi c’è la questione dei freni consumati. Il paese trabocca di freni consumati, metà degli incidenti dipendono da questo. A mazzi”.
Pensai che avrei fatto bene a tentare di allontanare il discorso dalle biciclette.
“Mi avete detto qual è la prima regola della saggezza” dissi. “E la seconda, quale sarebbe?”
“A questo si può rispondere” disse. “Ce ne sono cinque in tutto. Fa tutte le domande che devi fare e non rispondere mai a nessuna. Volgi tutto quello che senti a tuo vantaggio. Portati sempre dietro il necessario per le riparazioni. Svolta a sinistra ogni volta che puoi. Non adoperare mai per primo il freno davanti”.
“Sono regole interessanti” dissi asciutto.

Regole interessanti, tuttavia io seguo scrupolosamente solo le ultime due.

Vikram Seth: Una Musica Costante

Una musica costante è la storia di un amore, di un musicista, del suo quartetto d’archi. E poi è la storia di una pianista che nasconde un segreto, una delle peggiori cose che possono succedere ad un musicista.
Michael, il narratore, è un violinista che contro il volere del suo maestro ha scelto di suonare in un quartetto e non come solista.
Molte pagine del romanzo sono dedicate al rapporto tra lui e gli altri componenti il quartetto. Così dice in una delle prime pagine:

“Ogni prova del Quartetto Maggiore comincia con una scala di tre ottave, semplice e molto lenta, di tutti e quattro i strumenti all’unisono…Per quanto pesanti siano state le nostra vite negli ultimi giorni, per quanto acri le discussioni sulle persone, o sulla politica, per quanto viscerali i dissensi su ciò che stiamo per eseguire e su come eseguirlo, la scala ci ricorda che, quando si arriva a suonare, siamo una cosa sola”.

Michel suona un prezioso Tononi, prestatogli all’inizio della sua carriera da un’anziana signora che lo aveva spinto ed educato alla musica. L’ansia di perdere quello strumento accompagna molti pensieri del protagonista. Allo stesso tempo, Michel ama una donna che non gli appartiene, Julia, che non ha mai cessato di amare ma dalla quale dieci anni prima è fuggito.
Un incontro casuale ma fortemente cercato fanno riprendere questo amore che per un breve periodo prende il sopravvento sulla saggezza, la serenità conquistata, la famiglia di lei, i rapporti con il quartetto.

Perché si può leggere

Non è un libro riservato ai musicisti, anzi, anche chi è completamente dstante dalla musica classica, alle sue dinamiche e ai suoi significati, ne rimane affascinato ed incuriosito.
Parla di amore, amicizia, musica, tradimento, sfide. Insomma, parla di vita e la versione economica della TEA costa solo otto euro, troppo poco.
La struttura in brevi capitoli invece di rendere frammentaria la lettura, la rende più dinamica, leggera. Si può leggere un capitolo tra un pensiero e l’altro, tra un’occupazione e uno scambio di parole, per accorgersi poi di aver finito l’intero libro.

Io lo sto rileggendo per la seconda volta, alla ricerca di quelle note nascoste, fraseggi musicali che al primo ascolto passano inosservati.

L’autore

Vikram Seth è nato a Calcutta nel 1952. Ha studiato Economia alla Stanford University, trascorrendo lunghi periodi in Inghilterra, California, India e Cina.
Ha pubblicato: Autostop per l’Himalaya (1983), che descrive l’avventuroso viaggio compiuto da Nanchino a Dehli, passando per il Tibet, romanzo che ha ricevuto il Thomas Cook Travel Award
Nel 1986 scrive The Golden Gate un romanzo in versi che vende più di centomila copie soltanto negli Stati Uniti.
Il successo internazionale lo raggiunge con Il Ragazzo Giusto.

Parole vecchie

Fra i tanti libri, quello a cui tengo di più è il dizionario di mia nonna Cornelia, un edizione del 1886 dalla copertina marrone e rigida, composto da 1350 pagine.
In esso ci sono alcuni definizioni spassose e altre che fanno lavorare anche le zone del cervello solitamente pigre.
Prendiamo ad esempio la definizione di tre:
“Che seguita immediatamente al due”.
Niente da dire, è corretto.
Prendiamo ora la definizione di quattro:
“Che contiene in sé due volte il due”.
E anche questo è corretto.
Ma la migliore è quella del sette:
“Che contiene il tre e il quattro”.
Per finire con il nove:
“Che sta tra l’otto e il dieci”.
Poi mi sono accorto che non c’è niente di eccezionale in queste definizioni. I dizionari moderni non sono poi così diversi.
Allora ho approfondito le mie ricerche su altri termini, come ad esempio, elettricità:
“fluido sperso nella natura e che dà luogo ad una moltitudine di fenomeni”.
Il calcio, oltre ad essere una pedata è un giuoco antico nella città di Firenze.
Lampada: vaso sul quale si tiene acceso un lume ad olio.
Telegrafo: macchina collocata in luogo elevato, per mezzo della quale facevansi certi segnali, che ripetuti da altre simili macchine, collocate a certa distanza le une dalle altre, servivano a trasmettere prestamente novelle od ordini a coloro che erano in grandissima lontananza.
Pistola: sorta d’arme corta da fuoco, così detta perché credesi inventata a Pistoia.
Comunismo: specie di socialismo più volgare e più sozzo, il cui scopo è la divisione dei beni fra tutti.
Camorra: società di malvagi nell’Italia meridionale che riscuote fraudolentamente una tassa illecita sui proventi altrui.
E poi è simpatico vedere come nell’arco di un secolo il significato di alcune parole sia mutato. Ad esempio, per gabinetto l’unica definizione è: meglio stanzino, cameretta da scrivere, studiare, ecc. armadietto, stipo per conservare cose preziose (!!!)
Mattonella: sponda del tavolo su cui si gioca a bigliardo- specie di confetto – indirettamente, incidentalmente.
Piastrella: ciascuno di quei piccoli sassi piani, che servono ai ragazzi per giuocare in vece delle pallottole.
Sapone: mistura composta comunemente d’olio, calcina o cenere che si adopera per lavare e purgare i panni e bagnar la barba prima di raderla. (quindi o non ci si lavava o si usava qualcos’altro).
Succursale: chiesa che serve in vece di parrocchia.
Non esiste la radio. L’aereo è qualcosa che appartiene all’aria o sta nell’aria ma nessun riferimento agli aeroplani. Tuttavia esiste il paracadute. Il dirigibile è un sostantivo femminile che significa: che può dirigersi.
Non esistono il rubinetto, il frigorifero, la tapparella.
Non esiste la bicicletta ma c’è il velocipede: macchina con due ruote che corre, solo che si tocchi colla punta de’ piedi un braccio di leva, che v’ha in essa, da chi la cavalca.
Non esistono alcune invenzioni che videro la luce proprio in quegli anni: la plastica, il telefono, il giradischi, il grammofono, il cinema, il grattacielo, la dinamite.
Ora sto iniziando a leggere tutte quelle parole che non si usano più, e sono molte, di una ricchezza che nessun’altra lingua può darci. Ve ne regalo due:
Squartanugoli: spaccamontagne, millantatore.
Straccagelosie: chi sta sempre alle gelosie delle finestre.

libreria di sbiego