Tag: improvvisazioni su Olivetti Lettera 32

La vicina

Senza alcun permesso e nemmeno la parvenza di un invito, la vicina di pianerottolo è entrata in un mio sogno.
Ho tentato di farle capire che non è buona educazione entrare così, ma lei ha scosso la testa e i suoi capelli- così neri che sembravano dipinti uno ad uno – hanno preso a vorticare come serpenti.
Le ho detto: “Guarda che va a finire male”, senza specificare cosa intendessi e quindi lei mi ha fatto cenno di seguirla e siamo scesi in giardino a raccogliere erbacce e mozziconi di sigaretta.
Poi è uscita dal sogno, senza nemmeno salutare.
Ora vorrei ritrovarla: ci sono cartacce e vasi rovesciati da raccogliere, potrebbe anche finire bene e non mi dilungo a spiegare cosa intendo dire.
Il fatto è che io non dispongo di un pianerottolo e ancor meno di una vicina con i capelli neri, così neri da sembrare dipinti uno ad uno.

Le vocali nel mare

Indossavo il nuovo orologio, l’unica cosa che portavo insieme a un paio di slip. Il mio amico Francesco, che di soprannome faceva Flick mi chiese se il mio Breil fosse subacqueo.
“E certo che lo è, non lo vedi che sto in acqua?”
“Sì, ma quanto subacqueo è? A che profondità va?”
“Che ne so. A quella che riesco ad andare io”.
“Allora immergiamoci” disse.
Fece una piroetta, si tappò il naso e andò sotto come una papera, tenendo il sedere alzato. Io calai la maschera e il boccaglio e quando scesi sotto il livello dell’acqua sentii “flop”.
L’acqua era torbida, non vedevo Flick e nemmeno l’orologio e nell’assenza di immagini mi focalizzai sui suoni: terminavano tutti con una consonante. L’ultima vocale si perdeva tra le onde, forse rapita da un vortice oppure inghiottita da qualche pesce.
Risalii a galla, sentii di nuovo flop e il mio amico Flick sputò l’acqua facendo prrr. Gli slip mi erano scivolati, una ragazza strabuzzò gli occhi e disse “pull up” mentre una vecchia con la cuffia rosellata mi apostrofò: “tu si’ strunz!”

le vocali nel mare - panirlipe

Era il giorno del bucato dei capi rossi.

Seguiva un metodo che non ammetteva discussioni: ogni giorno lavava i capi di un singolo colore e quella domenica toccava ai capi rossi, perché il giorno precedente aveva lavato quelli bianchi e venerdì quelli blu. Giovedì era stato il giorno dei vestiti neri, mercoledì quello delle tinte indefinibili, martedì quello del rosa.
Al lunedì la lavatrice riposava, come fanno tanti bottegai.
La domenica invece, funzionava tutto il giorno perché la corrente costava poco, e pazienza se non c’era nulla da lavare, si poteva anche rilavare il capo pulito.
Mentre riempiva il cestello della lavatrice disse al marito: “Togliti la camicia che devo lavarla”.
“Non serve, l’ho indossata ieri sera ed è ancora pulita”.
“Toglila ho detto! Devo lavare i capi rossi”.
Il marito la osservò stupito.
“Ti ho detto che è pulita, ed è pure bianca. Che ti succede?”
La donna si alzò, mise le mani su fianchi e si piegò all’indietro, fino a sentire uno scrocchio nella schiena. Andò in cucina, prese il coltello della carne dal cassetto e andò dritta dal marito, impegnato nella risoluzione del 42 orizzontale. Gli sferrò una pugnalata, giusto nel fianco, sufficiente per ferirlo ma non ammazzarlo, abbastanza per farlo sanguinare e gridare.
“Dovevi darmi ascolto. Non vedi che la camicia è sporca? Non vedi che è rossa? Suvvia, toglila e dammela che devo fare la lavatrice dei capi rossi”.
Il marito, piegato su se stesso, con la mano che grondava sangue e la camicia che diventava sempre più rossa, disse:
“Tu…tu sei…” e poi svenne.
“Sì, lo so. Sono troppo precisa”.
Spogliò l’uomo della camicia, la mise nella lavatrice insieme ai calzini rossi, alla maglietta rossa da pallacanestro del figlio, al berretto e ai suoi slip con il pizzo.
Il cestello della lavatrice era riempito soltanto fino a metà. Osservò suo marito con cupidigia: i pantaloni erano bianchi. Ancora per poco.

Le Voci Viola

Improvvisazioni su Olivetti Lettera 32

Le voci viola, o meglio, violetta, quelle che viaggiano tra 380-435 nm, sono degli uomini.
Quando le hanno inventate sono state donate a loro. Non a tutti, ovviamente. C’è chi ha una voce grigia e chi ruvida come la ruggine. Ci sono uomini che la sfoggiano tanto gialla che pare abbiano in bocca una palla di fieno e altri che pretendono di averla d’argento ma quando parlano usano la lingua come una sciabola.
Alcuni la hanno priva di colore e nemmeno li senti quando parlano.
Gli uomini con la voce viola no: sono vellutati, suadenti, ti incantano. Una brutta parola che esce dalla loro bocca è simile a un rammendo mal eseguito su una tenda di velluto allucciolato.>
Di natura sono buoni ma è meglio non farli arrabbiare. Ma tanto, loro non lo fanno: sono consapevoli che la voce sembrerebbe quella di un violino scordato.

Panirlipe -improvvisi