Categoria: pensieri buoni

Il secondo concessionario

Non sembrava molto affabile, anzi, la prima impressione che ho avuto è stata negativa. E poi non capivo cosa guardasse fino a quando mi sono reso conto che probabilmente era strabico. Forse anche un po’ sconvolto, sì, la stessa faccia di quelli che si vedono nei film di guerra, scampati ad un bombardamento o a un assalto all’arma bianca.

Camminava pure in modo strano, come se avesse le mutande con una fastidiosa piega o il postumo della sciatica. Come se nella tasca ci fosse un buco e una monetina scivolasse lungo la gamba. Avete presente quando da piccoli ci si piscia addosso e il pantalone si appiccica alla coscia?

Eppure ha parlato benissimo, senza sbavature,  senza tirarsela, menarsela, raccontarsela. E pure senza spingere troppo sull’acceleratore. Un concessionario di una volta, anche se io non ne ho mai conosciuti. Non come il terzo, quello di ieri. Andava tutto bene, poi ha detto: “…gasolio barra benzina…”

 

Collaudo altalena

Il legno impregnato in autoclave resiste ai funghi e anche alle intemperie ma non allo scarico dei merli. Le loro deiezioni hanno corroso il montante dell’altalena. Sabato l’ho smontata-spostata-adagiata all’olivo. Proverò a curare il legno con dell’altro impregnante e nel legno corroso (no, non credo che reggerà, è proprio squarciato, come un vecchio relitto) ci metterò del cemento e barre di ferro. Dovrei chiedere aiuto a qualche muratore che canta giggidalessio, chiederli in prestito a Iaia,  ma come sempre farò tutto da solo. Però il collaudo è andato bene e l’altalena dondola. Nel video fa “gneck gnek” perché mica è semplice dondolare con in mano la macchina fotografica e allora il rollio è scomposto. Ma vi assicuro, dondola silenziosamente e verso il tramonto pare di essere su un nave che solca l’oceano.

Bisogna avere paura per vivere

Una scossa di terremoto alle 00:54 e un’altra alle 9.24 di questa mattina. E la gente torna a vivere, si riprende gli spazi all’aperto, esce dalle case, socializza. I parchi sono pieni di gente che nemmeno nelle più belle giornate di primavera o nelle serate estive riesci a vedere.
Bisogna proprio aver paura per cominciare a vivere come si deve.


Piuttosto Che

Io a questa Carlotta farei un monumento. Ma che dico…le offrirei un posto a tempo indeterminato con uno stipendio da favola, se solo potessi. Di più, le offrirei un castello, una reggia, un continente!

Ieri, quando ho visto il filmato, ho capito di non essere l’unico a provare un senso di fastidio nei confronti di chi abusa della nostra lingua, soprattutto di chi abusa del piuttosto che. Brava Carlotta.

In fondo, tutti desideriamo avere uno gnomo

Ancora non ne sono capace. Mi spiego: non sono in  grado di adottare un nano da giardino. Anche se Giulia mi ha rassicurato, temo qualche ritorsione dal fronte di liberazione.
E poi, nel mio giardino ci sono già due figure in gesso:

il maschietto ogni tanto perde la testa. Gliela feci perdere io da piccolo, appoggiandomi con la mano, anzi, solo sfiorandolo. Mio nonno, che aveva adottato questi putti, non disse nulla. Forse sapeva che il maschietto aveva un difetto congenito oppure già qualche altro nipote prima di me gli aveva staccato la testa.

Da molti anni, credo da ancora prima della mia nascita, essi vigilano sulla porta d’entrata. Qualche volta li sento sospirare o mugugnare: se vedono arrivare il Gattocattivo, quello che allunga sempre le zampe sulla Kiki, loro lanciano l’allarme.

Però ci sono altre cose che mi fanno dire: sì, forse un nano ci starebbe bene ma dovrebbe trattarsi di un nano particolare, non troppo brontolone, in grado di apprezzare quanto trova nel mio giardino (per tacer di quanto c’è in casa). Un nano politicamente corretto, senza riporti o capelli asfaltati.

Perché, detto fra noi, non ho intenzione di applicare i dettami del feng shui solo per soddisfare le paturnie di nani, gnomi e folletti.

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Sì, credo che insieme potremmo fare grandi cose e chissà, magari anche sederci insieme sotto l’olivo, contare le zanzare tigre e fare la gara a chi ne ammazza di più. Oppure tirare degli scherzi alle lucertole, mettersi in posa come loro e far vedere che siamo più bravi. Perché noi siamo capaci di andare in retromarcia, le lucertole no.

Sì, andrò alla ricerca di uno gnomo, ma dovrà essere capace di fumare la pipa, suonare il contrabbasso e stupirsi con poco.

A volte ritornano

No, non si tratta dell’antologia di Stephen King, il mio primo e unico approccio con il re dell’horror, abbandonato dopo poche pagine. (Lo so, Morena non sarà d’accordo).

Si tratta di SecondoFranco, un blogger che mi aveva catturato con i suoi micro racconti: brevi, efficaci, fulminei, come la puntura di una zanzara tigre. Fotogrammi, istanti, frammenti, storie che in più di un’occasione mi avevano fatto dire: “Assomigliano ai racconti che scrivevo io da giovane” per poi, dopo qualche secondo aggiungere: “no, lui è più bravo”.

Scatti rapidi che fotografano l’imperfezione, come delle Polaroid. Ecco, se fossi in lui chiamerei il blog o la raccolta proprio così, Polaroid.

Tempo fa aveva fatto piazza pulita e se ne era andato perché così è la vita. Qualche giorno fa è tornato, perché anche questa è vita. Del resto, questo andare e venire si legge anche nei suoi racconti tanto che ora mi sto chiedendo se Secondofranco è una persona in carne e ossa o un racconto fattosi carne.

Ora è di nuovo qui ma non mi meraviglierei se fra qualche mese decidesse di sparire per un po’  e tornare quando meno te lo aspetti. Perché le Polaroid sono fatte così, si rivelano poco a poco.

Le moulin di Villebaudon

Ancora prima di partire avevo preso nota di questo posto qui. A dire il vero, avevo preso nota di molte cose. Come diceva il mio meccanico, “se giochi a scacchi e non puoi attaccare con i cavalli puoi servirti degli alfieri”, un modo come un altro per dire che la borsa degli attrezzi è sempre meglio averla piena.
Comunque, non trovando altre sistemazioni, da Parigi prenotai cinque notti in questo vecchio mulino ristrutturato che, dopo alcuni giorni nell’alta Normandia divenne la base per visitare i luoghi più frequentati della bassa: Le spiagge del D-Day, Caen, Bayeux, Mont Saint Michel,  fino a sconfinare in Bretagna, a Saint Malò.

Che dire di questo posto, governato da due simpatiche e vitalissime signore inglesi, Kay e Sylvia? La prima è una poetessa ma anche abile cuoca. La seconda direttrice di coro ma anche giardiniera e tuttofare. Hanno preso il mulino dieci anni fa e noi siamo stati i primi italiani ad alloggiarvi. Eppure, il loro cane (“Whisky è un cane piccolo e socievole” amava dire Sylvia, che voleva imparare un alto numero di parole per le sue prossime vacanze in Sardegna) sembrava capirci alla perfezione:

“Wihsky, mostrami la pancia” gli dicevo, e lui si metteva di schiena, zampe per aria, pronto a farsi coccolare.
“Whisky, vieni qui!” e lui arrivava di corsa, ancora prima  che terminassi la frase.

Un posto fuori dal tempo, fuori dalla storia nel quale era bello tornare la sera, giocare con Whisky, sfogliare qualche libro inglese, guardare Amelie in francese e le comiche di Stanlio e Ollio in lingua originale.

Era bello anche solo salire e scendere le scale, scoprire i fori tra le travi, stare seduti ed ascoltare la cascata addossata alla casa, la melodia dell’acqua. Seguire il ruscello ed inoltrarsi nel bosco, ascoltando versi di mille animali, immaginare che forse, in quel bosco si nascosero partigiani francesi, tedeschi fuggiaschi, americani liberatori e poi risalire la storia, sempre più indietro, fino a Mago Merlino, incontrare i romani e perfino Asterix e Obelix a caccia di cinghiali.
“Devi finire di scrivere un libro, devi terminare un lavoro? Per noi è una missione: tu vieni qui e pensa solo a scrivere. Per mangiare ci pensiamo noi” mi ha detto Sylvia. E verrebbe proprio voglia di farlo: prendersi un mese, due, tre, magari anche d’inverno ed andare là a produrre qualcosa di impalpabile ma bello.

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