Aveva scelto il vano caldaie

Aveva scelto il vano caldaie del condominio per tradire il marito. Era il posto giusto, un locale di cui solo loro avevano le chiavi di accesso ed era lontano dal corridoio che portava alle cantine. E poi il rumore della caldaia che andava a pieno regime avrebbe coperto ogni rumore. E chi se ne frega se li fuori passava qualcuno? La vecchia caldaia cigolava, borbottava, faceva strani rumori, molto simili ai suoi mentre subiva le spinte dell’amante.
Chi l’avrebbe mai detto che un uomo che portava a scuola i bambini tutte le mattine, un uomo che suonava il flauto traverso e non si perdeva un concerto di musica classica, fosse un amante così focoso?
Non come suo marito, che se ne stava affondato nel divano, intento a guardare chissà quale partita di football americano. Lui e la sua passione sportiva l’avevano portato a vedere il centocinquanta sulla bilancia e il quattrocento nei valori del colesterolo. L’unico movimento che faceva era quello di sbattere la mazza da baseball sul palmo della mano perché un tempo sì, era stato un grande campione, un battitore eccezionale e pigro.
“Facevo il battitore, avevo poca voglia di correre” diceva lui.
“Poca voglia di correre, un battitore?”
Sì, lui era così, entrava in campo, colpiva la palla al primo colpo e la scagliava lontano, fuoricampo e poi passeggiava senza fretta. Già a quel tempo era troppo grasso per correre, troppo grasso addirittura per arrivare puntuale al matrimonio.

Com’era focoso il suo amante, doveva tappargli la bocca! Doveva serrare quelle labbra che suonavano il flauto come un angelo del presepe, anche se i suoi sospiri si confondevano con il bruciatore e i canali di scolo cantavano in diverse tonalità, perché fuori pioveva, eccome se pioveva, perfino lì dentro si sentivano i tuoni, delle botte così forti che sconquassavano la piccola finestra.
Alla fine lui glielo chiese:
“Sono stato bravo?”
Lei sbuffò.
“Queste frasi non le dicono più nemmeno al cinema”.
“Ho fatto gol, allora?”
Lei piegò le labbra, quasi inorridita.
“Sì, ma è annullato” disse respingendolo.
Lui ci restò male, non capiva e peggiorò la situazione.
“Pensavo di essere stato come Maradona nei mondiali di…”
“E smettila! Non sopporto il calcio, non sopporto lo sport! Ne ho già uno di sopra che mi fa una testa così con le sue partite, la sua gazzetta, i suoi processi, le sue classifiche!”
“Be’…almeno sono stato promosso, ho superato l’esame?” chiese sperando in una complicità che derivava dalla comune frequentazione delle riunioni scolastiche.
In quel momento un botto fece tremare la finestra della stanza e uno più forte si sentì sulla porta, che divelta cadde a terra.
“No, non sei stato promosso, anzi, siete stati bocciati tutti e due” disse il marito della donna, che dopo vent’anni di riposo tornò ad usare la mazza come si deve e fare un fuoricampo dopo l’altro.
“C’è la pubblicità, capisci?” e giù un colpo, “E con il temporale si riceve male il segnale” e giù un secondo. “E poi avevo freddo e così mi sono detto: andiamo ad alzare la caldaia” e giù la terza mazzata.”E me lo hai sempre detto che dovevo fare del movimento” disse accompagnando il movimento della quarta. “E ora te lo dico, te lo dico io: questo è il miglior fuoricampo che abbia mai fatto!”
Continuò per un altro minuto, scagliando colpi verso la caldaia, fino a quando esplose.

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20 thoughts on “Aveva scelto il vano caldaie

  1. Ma come ti è venuto in mente di mettere in bocca a quel flautista focoso quelle frasi da bambino? Geniale! Nessuna donna potrebbe sopravvivere a tanto, la mazza è niente al confronto…

    • l’ho fatto perché mi sono reso conto che non importa cosa e quanto hai studiato. Se uno è banale lo rimane anche con la laurea e il diploma di flautista

  2. Concordo con la signora, frasi che non si usano nemmeno più al cinema 😀 Bellissimo Pani, bravo. Disdetta però, solitamente il locale caldaia è sempre pieno di topini….. poveri!!!!! Vittime indirette 😉

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