Al civico numero 19

 

Al civico numero 19 ci sta lo studio della mia ex dentista, la terzultima. Si chiamava come il personaggio del formaggino Mio e l’ho lasciata più di dieci anni fa.  Il problema non era il nome, è che era proprio uguale a Susanna tutta panna: piccola, cicciottella, con la testa tonda e i capelli biondi.

Passo davanti al suo studio quattro volte al giorno e in un paio di occasioni l’ho incontrata. L’ultima volta è stata questa mattina. Mi ha guardato e ha sorriso e lo so, mi ha riconosciuto, nonostante il tempo trascorso.
Dalla sua testa ho visto uscire il fumetto a pallini nel quale c’era scritto:
“Buongiorno, come sta? È da tanto che non la vedo, tutto bene?”
Non so se lei abbia fatto in tempo a vedere il fumetto che usciva dalla mia testa, perché,  essendo in movimento,  non riusciva a starmi dietro. Comunque in questo c’era scritto:
“Buongiorno dottoressa. Lo so, si starà chiedendo perché non sono più venuto da lei. Devo dire che all’inizio era piacevole sedersi in poltrona, circondato dalle sue due assistenti. Poi però mi ha fatto un paio di lavori scadenti e soprattutto, insomma, con quelle mani piccole e tozze…come può fare la dentista? Come poteva raggiungere l’ultimo molare? Lo sa che la sua mano destra, piccola e bombata, rischiava di rimanere incastrata nel mio palato, impedendomi di respirare e mangiare?”
Sopra la sua testa è comparso un punto interrogativo, nero e ben inciso.  Lei si è osservata la mano e forse ha capito.

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22 thoughts on “Al civico numero 19

      • Rovinato in tutti i sensi. Fece un intervento non dovuto (mi era saltata una vecchia otturazione, anche piccola tra le altre cose) e lei, per motivi che non ti sto a dire, devitalizzò il dente: Lo fece malissimo, lasciò un canale sporco e probabilmente anche l’anestesia fece i suoi danni: stetti male per tre anni e mezzo, ma il primo anno proprio piegata in due dal dolore, e senza poter andare al lavoro. Sul lavoro all’epoca ero lanciatissima, carriera sfolgorante, sarei diventata dirigente di lì a breve. Quando, dopo troppo tempo, fui in grado di tornare, ero l’ombra di me stessa, una larva dolorante. Da casa del mio compagno ero dovuta andar via perché urlavo dal dolore giorno e notte, e lui non ce la faceva più. Dopo qualche mese fui rimpiazzata. Per l’acquisto della casa stavo aspettando il divorzio, ma il fattaccio accadde circa una settimana dopo che l’avevo ottenuto: quando, dopo oltre tre anni, rialzai la testa, le case erano schizzate alle stelle (e io non avevo neanche la posizione lavorativa di prima e anzi, per l’umiliazione di non essere più quella che ero, da quell’azienda in cui avevo conosciuto altri fasti me ne ero proprio andata.

        Non fu possibile farle causa: come disse un mio amico, informatore farmaceutico, la medicina non è una scienza esatta, e forse puoi ottenere qualcosa giusto se vai per un’unghia incarnita e ti amputano un arto. La mia vita è finita lì, a 29 anni.

  1. Caro mio il dentista è cosa delicata… ciascuno deve trovare il suo e Susanna se ne farà una ragione, formaggino più formaggino meno. Certo che come le racconti tu le cose prendono vita 🙂

  2. Uh, il dentista è una faccenda seria e ti capisco bene!
    Io vado sempre dallo stesso di quando ero bambina…incredibile ma vero.
    Certo che Susanna eh…anche io voglio il disegno, mettiti all’opera 🙂 !

  3. Povera, certo non immaginava che ci vuole un certo fisico anche per fare la dentista, ma i lavoretti scadenti sono motivo più che valido per cambiare.
    p.s. mi piacciono sempre le immagini della tua testata

  4. Già tenere la bocca aperta è faticoso se poi ci sono certe mani! Divertente la tua descrizione a mo di fumetto.
    PS: vedo il tuo blog come se lo avessi ingrandito con uno zoom a 200, solo il tuo blog e non altri per cui penso non sia dovuto al mio PC … tu come lo vedi?

  5. come hai potuto abbandonare susannatuttapannapitumpitumpà?
    sei una bruttissima persona.
    e la mano incastrata nella tua bocca non è una scusa che regge. e nemmeno che soffoca.

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