Incontri del primo mattino

Se
la mia insegnante organizzasse ancora i saggi di pianoforte, al termine del primo atto non si rivolgerebbe più al pubblico con la frase di rito: “ Bene, sì è conclusa la prima parte, ora facciamo una piccola pausa, potete sgranchirvi le gambe e gli uomini possono fumare una sigaretta”.

Non direbbe più così perché adesso i fumatori sono in maggioranza donne e poi perché i tempi sono cambiati, quindi direbbe:
“Bene, si è conclusa la prima parte, ora facciamo una piccola pausa, potete sgranchirvi le gambe, fumare una sigaretta, consultare la posta e aggiornare il vostro profilo sui social. Ricordatevi l’hashtag dell’evento: #saggiodipianoforte”.
Questo è stato il mio pensiero domenicale in uno dei tanti luoghi di riflessione della casa: il bagno.
Privo di colazione ma comunque dopo essermi lavato i denti, ho indossato le scarpette e sono partito in direzione del parco per fare la corsa che ieri ho tralasciato. A qualche centinaio di metri dal cancello sono stato fermato da un uomo. Questa è la persona numero 17 che mi ferma da quando ho iniziato ad andare a piedi al lavoro, ma essendo domenica, non rientra nel conteggio. Mi tolgo le cuffie, lo ascolto:
“Scusa, tu te ne intendi di tablet?”
“Ecco un altro segno dei tempi che cambiano” mi dico. Vent’anni fa, alle sei del mattino una donna mi fermò all’incrocio per chiedermi se avevo delle sigarette. Era in una profonda crisi di astinenza.
Questo non era in crisi di astinenza da fumo, anzi, aveva proprio l’alito da posacenere. Me la sarei potuta cavare dicendo: no, mi dispiace. Ma non sarebbe servito a nulla, e poi io sono un catalizzatore di richieste di consulenza su cose che non possiedo.
“Un po’” ho risposto.
“Hai tempo, puoi aiutarmi? L’ho appena comperato ma non riesco a collegarmi”.
Mi porge il dispositivo, lo accendo, vado nelle impostazioni, ci sono decine di reti protette e altre non raggiungibili”.
“La tua rete qual è?”
“La mia è telecom… scusa se ti disturbo eh? Ma hai tempo?”
“Sì, sì, tranquillo”.
“Poi ti pago, ti do cinquanta euro, quello che vuoi”.
“Ma figurati”.
“Forse dobbiamo andare a casa mia”.
Lo guardo, vorrei dirgli: “Guarda che le tecniche di adescamento le conosco tutte, ci ho scritto un paio di racconti su serial killer che adescano le prede, le tramortiscono e le fanno a pezzi”.
Tuttavia, questa tecnica mi risulta nuova e quindi vale la pena approfondire. Certo che la mia posizione non è invidiabile, sono in braghette corte e non ho gli occhiali da sole. Perché, sul resto si può discutere o stendere veli pietosi ma le mie gambe sono l’invidia di molte donne e i miei occhi in certi giorni speciali incantano. Spero non sia uno di quelli.
“Temo di sì, il wireless non è raggiungibile da qui”gli dico.
“Hai tempo? Puoi aiutarmi? Scusa se sono stato così maleducato”.
Andiamo verso casa sua, proprio di fronte al parco. Riguardo le impostazioni, trovo una rete: D link.
“Sì, è la mia!”
“Devi inserire la password, proprio qui”.
“E la password qual è?”
“Eh…se non la sai tu…”
“Ce l’ho scritta in casa! Puoi venire? Scusa se ti disturbo e se sono stato maleducato, eh? Hai tempo? Sto qui al primo piano”.
Prima di salire guardo i nomi sui campanelli del primo piano, cerco di memorizzarli ma poi mi dico: “Ma chi se ne frega dei nomi? Se mi ammazza, sevizia e poi mi taglia a fettine, che me ne faccio del suo nome?”
Prima di entrare si presenta:
“Io mi chiamo Pietro”
“E io Paolo”.
“Anche mio fratello si chiama Paolo!”
“Come i santi…”
“Eh, sì. Io sono nato il 29 giugno”.
“Come mia madre”.
“Ah…un cancro allora”.
Annuisco, entriamo in casa, puzza di fumo.
“Io mi chiamo Pietro, mio fratello Paolo, è morto” sussurra.
Mi mostra il router, sulla parete c’è un etichetta con la password e tutto quello che occorre.
“Dovrebbe essere questa” gli dico.
“Ce n’è una anche qui sotto, quale vuoi?”
“Calma…puoi accendere la luce, non riesco a leggerla”.
“È già accesa”.
Guardo in alto, è vero, la luce è accesa ma comunque non si vede nulla. Ed io ho pure una certa età, quella in cui la carenza di luce compromette la lettura.
“Ti faccio luce con l’accendino”.
“Occhio…” mi dico, “Non dargli le spalle, che questo è capace di tramortirti con un candelabro”. Poi sento dei passi trascinati, azzardo una scommessa con me stesso: si tratta di sua moglie o della madre? Una scommessa facile: un’anziana signora arriva dal corridoio.
“Mia madre! Mamma, è venuto ad aiutarmi, per fortuna che l’ho incontrato. Sono stato anche maleducato, così, in strada…scusa eh…ma hai tempo?”
“Sì, sì, tranquillo. Stavo solo andando al parco a fare una corsa”.
La mia assistenza tecnica stava andando per le lunghe perché non riuscivo a capire quale fosse il suo router e lui cambiava idea ogni minuto: d-link, Infostrada, telecom…
Mi detta la password, la inserisco ma non funziona.
“Vuoi il libretto delle istruzioni? Vieni, sediamoci in soggiorno. Tu fumi? No, eh? Se vai a correre non fumi…”
“Fumo solo dopo cena”.
“Allora la vuoi una sigaretta?”
“No, grazie…sono anche a digiuno. Se vuoi che ti sistemi il tablet è meglio se non fumo…”
“Allora vuoi un caffè? Poi ti pago per il disturbo, eh, dimmi quello che vuoi”.
Mi dà il libretto delle istruzioni, piccolo, a caratteri minuscoli, stampato in varie sfumature di grigio, illeggibile. Ma comunque non ce n’è bisogno.
“Ti piace?” mi chiede indicando il televisore, su cui sta andando in onda la sigla della Santa Messa.
“Bello”.
“Ne ho presi due, uno qui e l’altro in camera”.
“Cos’è? Uh, Samsung…bello”.
“Ne ho presi due…e zo schei!”
Infine gli dico il nome di una rete e lui si illumina.
“È la mia!”
Come faceva a sapere che era la sua per me è un mistero.
“È quella che ho impostato sul televisore e sul computer”.
“Allora ci siamo”.
Nell’attesa della connessione si scusa di nuovo.
“Scusa se sono stato maleducato, eh? Ti ho fermato per strada…ma quanti anni hai? Sei più giovane di me?”
“Non credo…io sono del sessantacinque”.
“Cinquanta! Mezzo secolo”.
“Calma…sono ancora quarantanove”.
“Io ne ho trentasette. Be’, comunque sei giovanile”.
Mi faccio dettare per l’ennesima volta la password e finalmente ci si connette.
“Mamma, il ragazzo c’è riuscito!”
“Grazie per il ragazzo…”
“Hai visto mamma? Per fortuna che c’era lui. Ma ti pago, vuoi cinque euro, un caffè?”
“No, no, grazie, non c’è problema”.
Provo ad accedere nella schermata di google, clicco sulla stringa di ricerca e la prima voce che salta fuori è questa: Pietro Maso.
“Andiamo bene…” penso, ma comunque è tutto risolto.
Resterei anche lì, visto lo scampato pericolo, solo per approfondire la conoscenza di questo personaggio, ma devo fare la corsetta e poi andare a casa perché ho persone importanti da salutare prima che partano.
“Sono stato anche maleducato, eh eh…”
“Ma figurati, la maleducazione è altra cosa”.
“Be’, quando vuoi bere un caffè, noi siamo qui”.
Apro la porta, lascio lui alle prese con il nuovo giocattolo, sua madre davanti al televisore.
I tempi sono cambiati ma certe cose restano irrimediabilmente uguali.

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21 thoughts on “Incontri del primo mattino

  1. Non so se sei più fiducioso, gentile o temerario. Temo che con me non sarebbe nemmeno riuscito a presentarsi… Io non apro neppure la porta di casa se non conosco chi suona e li lascio lì a sgolarsi dall’altro lato. Lo so lo so…sono pessima e ho visto troppi CSI…

  2. Insomma, con un incontro come questo la tua corsetta del mattino si può serenamente annoverare tra gli sport estremi 🙂
    E comunque tu sei fantastico e quanta pazienza, chi lo sa se questo qui lo incontrerai di nuovo? Veramente un personaggio!
    Bello, bello il tuo racconto caro Pani, la tua definizione “catalizzatore di richieste di consulenza su cose che non possiedo” è geniale!

  3. mamma mia da brivido…io ovviamente non sarei mai andata, con me allo “scusa ti posso chiedere una cosa…?” già ricevono un “non ho tempo scusa vado di corsaaaaaaaaaaaa” 😀

  4. che storia! Certo io non sarei andata a casa sua, fosse stata una donna a chiedermelo credo che mi sarei comportata come te, insomma ci sono più persone strane che maniaci, in fondo se non ci si aiuta tra noi umani a chi altri possiamo chiedere un aiuto?

      • certo forse era più imbarazzante ma per me potevi andarci, e per evitare pensieri molesti, mettevi in bella mostra il dito con l’anello. Sempre che questa donna fosse stata giovane, se invece fosse stata una vecchietta avresti potuto fidarti ciecamente. Sempre che non avesse segni particolari : tipo bacchetta magica. Essere trasformati in rospi non è una bella prospettiva!

      • l’anello al dito ha poco potere, anzi, a volte attrae di più. Le vecchiette bisogna servirle comunque, anche se hanno mele avvelenate.

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