Una barba lunga un anno

Konrad Faber Von Kreuznach (1500 c. - 1552) Ritratto di Franta Kolb Dalla collezione Bernasconi, Verona

Konrad Faber Von Kreuznach (1500 c. – 1552)
Ritratto di Franta Kolb
Dalla collezione Bernasconi, Verona

Era il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, quando Antonio prese il rasoio e lo portò in cantina, per metterlo dentro una scatola di legno che già conteneva qualche oggetto in disuso.
Dopo due giorni, sua moglie Agata, notando quel velo bianco che copriva le guance del marito, gli chiese:“Che hai? Non ti radi più?”
“No”.
“E perché?”
Lui alzò le spalle, come per dire, “lo faccio così, tanto per provare”.
Ma dopo una settimana, quando quella barba si allungò di un centimetro, Agata disse:
“E allora? Mi spieghi il motivo di questa barba?”
Lui alzò ancora le spalle, come per dire, “non preoccuparti, prima o poi me la taglio”.
“Beh, allora vedi di tenerla in ordine”.
Dopo un mese la barba era bella folta e lunga più di tre centimetri. Antonio era diventato un altro, a fatica i vecchi amici lo avrebbero riconosciuto.
“Dunque?” chiese di nuovo Agata passandogli le mani sul mento.
“Mi piace” disse lui. “Vedi, voi donne siete fortunate, potete passarvi le dita fra i capelli, giocarci e perfino soffiare con la bocca di lato e vedere i ciuffi salire. Io non posso più farlo e allora mi diverto a strofinare la barba con il palmo della mano, e poi passarci l’indice dentro e perfino metterla in bocca. Mi piace pizzicarla con le dita e impugnarla qui, sul mento. Del resto, le mani devo pur metterle da qualche parte”.
“Se è per quello ci sarebbero posti migliori della tua barba. E’ da un paio di mesi che non mi rivolgi più alcuna attenzione” osservò sua moglie.
“Lui alzò ancora le spalle, come per dire “cara mia, potrei dire altrettanto. Ma ho pure ottant’anni e due infarti alle spalle. Non ti pare di pretendere un po’ troppo?”
Trascorsero i mesi e ad agosto sua moglie disse:
“Non ti pare che ci sia troppo caldo per tenere tutto quel pelo?”
La barba di Antonio era cresciuta di circa dieci centimetri e lui se la curava ogni giorno, la profumava e spesso l’ammorbidiva con dell’olio.
“Come protegge dal freddo, il pelo protegge anche dal caldo” sentenziò lui.
Arrivò infine il mese di dicembre e sua moglie si stupì quando la chiamò:
“Agata, vieni qui un momento”.
Era in camera, mezzo nudo, con un costume da babbo natale in mano.
“Su, aiutami a indossarlo”.
“Ma che vuoi fare? Ti metti a fare il pagliaccio alla tua età?”
“E’ l’ultima occasione che ho per farlo”.
Indossò il costume e prese un sacco di iuta che aveva riempito di dolci e piccoli giocattoli.
“Vado in piazza” disse.
E giunto in piazza si sedette proprio al centro, vicino al monumento ai caduti. Poco dopo alcuni bambini gli andarono vicino, ne giunsero altri, da soli o accompagnati dalle loro madri. Per tutti aveva una buona parola, una caramella o un gioco e rimase lì, tutto il pomeriggio per poi tornare il giorno seguente e quello dopo ancora, sempre con il suo costume, la sedia e il sacco pieno.
Sua moglie non ci fece più caso, scuoteva la testa e basta.
“Almeno indossa la maglia di lana” disse una volta, e lui, per accontentarla si mise anche le braghe del pigiama sotto il costume, si profumò la barba e poi diede un bacio ad Agata.
“Era da una vita che volevo farlo, da una vita”.
“Bene, ci sei riuscito. Ora va, i bambini ti aspettano”.
E lui andò in piazza, tutti i giorni fino alla vigilia di Natale e proprio mentre iniziava a nevicare raccontò l’ultima storia e regalò l’ultimo giocattolo. Poi, con il sacco vuoto tornò a casa dove sua moglie stava allestendo la tavola per il cenone.
“Finalmente! Su, sbrigati, fra poco arrivano!”
“Eh…quanta fretta. Fai gli onori di casa, io ho un po’ di lavoro da sbrigare”.
Si chiuse in bagno, armato di forbici e di un rasoio ancora sigillato, per dare di nuovo luce alla pelle del viso che così a lungo era stata coperta.
Con qualche imbarazzo si sedette a tavola: i suoi amici, ancora una volta non lo riconoscevano e poi aveva il viso di due colori, abbronzato in alto e rosa come un porcellino in basso.
“Non preoccupatevi” disse alzando il bicchiere di vino. All’epifania la faccio ricrescere, mi sono divertito troppo e questa potrebbe essere l’ultima volta”.
Agata sbuffò alzando gli occhi verso il soffitto.
“E io ti farò compagnia, diventerò un befana, con un bitorzolo sul naso, gli occhi cisposi e i capelli grigi e arruffati. Da domani comincio ad impegnarmi seriamente”.
Antonio rimase con il bicchiere sospeso a mezz’aria, la bocca aperta e gli occhi stralunati. Sapeva che sua moglie, la sua bellissima Agata era capace di farlo. Si grattò il mento, come per cercare quella barba che non c’era più, gli scappò un sorriso e disse:
“Va bene, domani ne riparleremo. E ora…Buon Natale!”

Gli altri racconti di questa pagina natalizia potete leggerli qui

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66 thoughts on “Una barba lunga un anno

  1. meriviglioso! applausi in piedi su tutte le sedie dei computermuniti!

    mi piace tantissimo la barba. una barba bianca e curata, cresciuta in un anno. chissà quanti tesori ci si possono nascondere dentro. invece del sacco con i regali io andrei a cercare lì, sotto il mento.

  2. in prima istanza ho pensato che volesse diventare karl marx (sai com’è, ne sento la mancanza in quest’italia orfana d’una rappresentanza politica a sinistra), poi, in seconda battuta ho pensato a charles darwin (sai com’è, ne sento la mancanza in quest’italia in cui vincono i vannoni e perde la ricerca scientifica).
    invece no: che sorpesa! era babbo natale!
    : ))))
    vabbè, mie somatizzazioni esistenziali a parte, il raccontino scorre bene donando una buona vitalità sia al personaggio di antonio che a quello di agata. forse il senso del tutto è un po’ troppo accomodante, ma i dialoghi tridimensionali compensano ampiamente. piaciuto.

  3. Ciao,
    ho appena letto il tuo racconto sul magazine scriveregiocando e mi è tanto piaciuto. Scorrevole, sa di tenero, come dovrebbe essere sempre il Natale. La befana l’ho fatta più volte per i miei piccoli alunni e mi sono divertita un sacco specie quella volta che decisi di farmi trovare su un albero della scuola con tanto di scopa al seguito. Ma non feci i conti con la lunga gonna che si impigliò tra i rami e…insomma, fu uno spettacolo nello spettacolo. Indimenticabile! E anche da ripetere, pur senza arrampicata (prima che sia troppo tardi) 🙂

    Maria Rosaria

  4. Splendido il tuo racconto di Natale di quest’anno, l’ho messo ora su twitter e so che sarà una piacevole favola della buonanotte!
    Io comunque a quel signore con la barba bianca che arriva il 25 dicembre ci credo.. 😉

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