La chiamata

In quei tempi a scuola ce ne parlavano poco, ma anche niente. Ce ne parlavano di più nelle ore di dottrina, alle quali non si sfuggiva, oppure tra una partita a calcetto e il cambio di veste in sacrestia, prima di servire messa come chierichetto. Ce ne parlavano anche a casa ma questo dipendeva dalle case.Panirlipe-godwantsyou

Ci dicevano, e pareva una cosa normale, che qualcuno di noi avrebbe avuto una chiamata, sì, insomma, la vocazione. Perché a quei tempi funzionava così: ad una certa età saresti stato chiamato.
Noi ci guardavamo con fare indagatore. Io fissavo Pietro e pensavo:
“Sì, lui può essere chiamato, ce l’ha la faccia da prete”.
E Pietro guardava Luca e mi diceva:
“Lui sì, lui ha le orecchie grosse come tegami, la sente di sicuro”.

Io mi guardavo allo specchio e mi dicevo che la faccia da chiamata proprio non ce l’avevo, ma non si poteva mai dire, perché quella arrivava all’improvviso e colpiva tutti. Poteva anche intrufolarsi nelle orecchie di Spinacio, che di cognome faceva Spina, rubava, si drogava e addirittura bestemmiava.
Ma oltre a questo fantasticavo anche sulla chiamata. Mi chiedevo come sarebbe stata: di notte, durante un sogno, oppure in pieno giorno, proclamata con un altoparlante, scesa dall’alto come un fulmine?

Tuttavia nessuno ce lo sapeva spiegare e a me dava parecchio fastidio perché, mettiamo che questa chiamata fosse arrivata mentre stavo scartando un avversario e andavo dritto in porta con il pallone fra i piedi, proprio mentre stavo per fare gol? Mettiamo che fosse arrivata nel bel mezzo di una cerimonia di matrimonio, prima del fatidico sì, quando hai già raccolto gli invitati, preparato la casa e programmato il viaggio? Ecco, fosse successo a me mi sarebbe seccato molto, alla pari della chiamata di un operatore telefonico, durante la cena.

E quindi si andava avanti con questo dubbio, quasi maledicendo il fatto di essere nati maschi. Perché a quei tempi, se non sentivi la chiamata divina sentivi quell’altra, la chiamata di leva e anche a quella non c’era scampo.
Ah! Fortunate le donne, perché non dovevano partire per il militare e da quel che ne so, per loro non si parlava mai di vocazione.
Sono passati gli anni e nessuno dei miei amici ha sentito questa voce, nessuno ha mai sentito il proprio nome proclamato tra le nuvole e scendere dal cielo. E lo ammetto, sono un po’ deluso, perché avrei voluto vedere cosa succedeva, come sarebbe cambiato il mio amico, cosa mi avrebbe detto. Avrei voluto sapere se gli si era bloccata la salivazione, se aveva sentito le farfalle nella pancia e perfino lo stimolo di correre in bagno.

Sono passati gli anni dicevo, nessuna chiamata divina e quella militare l’ho disertata.

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35 thoughts on “La chiamata

  1. io, invece, ho avuto amici che hanno sentito “la chiamata”. di uno di loro, la cosa che mi fece più impressione è che, nella radicalità del suo linguaggio, non trovavo alcuna differenza tra quando voleva “fottere il sistema” e andava in giro a distribuire volantini di lotta comunista a quando mi parlava di dio, preti e francescanesimo.
    che bel post hai scritto, pani.

    • grazie! è stata una cosa veloce, avrei voluto approfondire ma su web è meglio essere stretti stretti.
      Sì, l’integralismo spesso non conosce colori o sfumature. Si è rigidi con qualsiasi armatura si indossi

  2. io ero terrorizzata all’idea della chiamata!!!! la canzoncina che si cantava in azione cattolica “Ora o mai più” (te la ricordi??) mi faceva orrore…
    non volevo assolutamente rinchiudermi in un convento a pregare, obbedire ad una vecchia suoraccia cattiva e non poter più vedere la tv 😀

    • la canzoncina non la ricordo ma temo di avere qualche anno in più di te…e a quei tempi era perfino quasi obbligatorio andare alle funzioni domenicali. Brr….

      • ho trovato in giro solo il testo…peccato perché la musica era molto coinvolgente 😀

        ORA O MAI PIU’
        ————–
        Rit: ORA, ORA, ORA O MAI PIU’.
        E’ INUTILE ATTENDERE, CHI PASSA E’ GESU’.
        PRENDETELO AL VOLO, NON STATE A GUARDARE
        PERCHE’ ORA, ORA, ORA O MAI PIU’

        1 . Signore, ti prego, aspettami un po’.
        Mi chiedi di rischiare, mi chiedi di lasciare:
        che cosa mi assicuri e quali garanzie?
        Signore, abbi pazienza, aspettami un po’.
        2. La macchina e i soldi, il successo e la carriera,
        i miei genitori sono fieri di me,
        sono un bravo ragazzo, carino ed educato.
        3. Signore, abbi pazienza, aspettami un po’.
        Mi han detto che l’amore è una cosa seria,
        a me piace scherzare, far l’amore con chi mi pare,
        san giovane e simpatico, mi voglio divertire.
        Signore, abbi pazienza, aspettami un po’.
        4. Signore, un momento, io voglio le idee chiare,
        aprire un’indagine, leggere e scrutare,
        tu mi chiedi di seguir ti e nei poveri servirti.
        Signore, abbi pazienza, aspettami un po.

        Non mette ansia?!??

      • mi mette una tristezza…devo vedere se la trovo in rete. Però non la ricordo e questo dipende da due cose:
        sono mooooolto più vecchio di te
        sono di un’altra regione e forse i canti erano diversi

      • non riesco proprio a ricordare di chi fosse (Gen Rosso? Don Josy? e qui si capisce che ero assidua frequentatrice di chiese…) ma negli anni 80 era un must in tutti i campeggi dell’azione cattolica…tanta tristezza e taaaaaanta ansia!

      • il Gen Rosso!
        eppure, da piccolo piccolo mi piacevano alcune loro canzoni ed ero perfino andato ad un concerto. O meglio, mi ci avevano portato.
        Il l’AC l’ho sempre subita, mai vissuta con convinzione. e per questo, se ci penso mi viene taaaaaanta tristezza!

  3. Anche io mi chiedevo se avrei ricevuto la “chiamata” mi vedevo come Audrey Hepburn in quel film in cui poi smette l’abito e mi facevo mille domande. Secondo me non è più così, oggi si è meno condizionati e se la chiamata arriva è davvero una sorpresa…

  4. La mia famiglia era comunista, la religione era una formalità. Le “chiamate” potevano essere solo professionali o all’impegno civile. Ma erano comunque più di testa che di pancia.

    • e tutto sommato ritengo che siano chiamate migliori.
      Ma quello che non funzionava era l’idea che ci mettevano in testa, il fatto che potevamo essere chiamati e dover obbedire.

  5. Ecco, questo è un argomento che ha sempre incuriosito anche me.
    Il racconto è bellissimo, chapeau!
    E comunque mai dire mai eh…c’è sempre tempo, magari qualcuno dei tuoi amici potrebbe sentire la chiamata, chissà!

    • uh! Certo. Io sono sempre stato incuriosito da quei perditempo, assassini, donnaioli, mercenari che dopo anni di nefandezze sono stati folgorati dalla luce

  6. Anch’io sono sempre stata un po’ spaventata dalla “chiamata”, visto che è stata prospettata sempre come qualcosa cui non si può resistere. Io, devo dire la verità, una vocina flebile flebile l’ho sempre sentita, ma finora sono riuscita a fare la gnorri ed andare avanti 😉

    • Sì, la loro chiamata era solo interna. A loro toccava il mestruo. Quando arrivava sapevano di essere donne. Agli altri toccava la chiamata divina o quella di leva. Solo allora diventavano uomini.
      E’ per questo che gli uomini maturano più tardi. E tanti di loro non maturano affatto.

  7. Vabbè allora ti chiamo io :-Paniiiiiiiii!!!!!!!!!!-, hai sentito? 🙂 Un post divertentissimo, davvero carino ma posso dirti che anche per noi femminucce, la chiamata da suora non era così impossibile. Mi vien da ridere se ti immagino prete… però le prediche da sacerdote un pò ce l’hai… 🙂

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