Postcard from the front

oppure dal sanatorio.

Chiamerò così la pagina che racchiuderà tutto quello che scovo nei vecchi taccuini e che ogni tanto, solo nei momenti di malattia, digitalizzerò su file.
A me piace la malattia. Lo so, non si dovrebbe dire, soprattutto per rispetto verso chi sta male pesantemente, ma mi spiego:  siccome succede di rado, a me piace ogni tanto prendere un’influenza, un qualcosa di ben definito, che ha un inizio e una fine e tutto si risolve nell’arco di una settimana. E i primi due giorni, quelli della febbre alta, a cui io mi abbandono senza cercare rimedi, sono i più belli. Raduno intorno al letto vecchi fumetti, libri da malattia (cioè grossi libri, anche illustrati, sfogliati sempre con disattenzione e riservati appunto a questi momenti), riviste. E trascorro le giornate nel dormiveglia, alternando il sonno alla lettura e addirittura il sonno al sonno.

Questo è un altro recupero:

Maturità

“Lascia perdere, sei ancora un bambino!” Queste furono le parole che Barbara rivolse a Federico, quando scelse di uscire con Luca.
Davanti allo specchio Federico osservava il suo viso dai lineamenti ancora temporanei.
“Eppure io sono più vecchio di Luca, sono nato qualche giorno prima di lui”.
Passò più volte il rasoio sulle guance, nella speranza che i peli acquistassero vigore, ma sapeva benissimo che sarebbe occorso molto tempo. E poi i peli non sempre danno maturità.
“Forse una soluzione c’è” disse inarcando le sopracciglia. Con la lama del rasoio incise due lunghe linee sulla fronte e poi altre, più piccole sulle guance, un ordinato reticolo che sfiorava la perfezione.
“Non sono capace di fare crescere la barba ma per le rughe ho trovato la soluzione”, disse osservando il suo volto insanguinato.

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29 thoughts on “Postcard from the front

  1. Come ti capisco, amico mio! E sì, lo dico anche io sommessamente, per rispetto verso chi soffre davvero, ma quattro-cinque giorni a casa ammalato sono una vera “goduria”.

    Per il racconto: sei sicuro che Iaia l’hai conosciuta da poco? 😉

  2. Questa tua vena horror lascia senza fiato! Il tuo racconto sulla malattia -circoscritta e non grave- invece mi ha ricordato le giornate in cui ero ammalata da piccola… bei tempi, non era male per niente. Goditi la pacchia ma che non duri troppo 😉

  3. dal sanatorio. per favore, dal sanatorio. sanatory va benissimo. anche se in inglese si dice sanatorium, l’ho cercato adesso. ma io l’inglese mica lo so.
    quel racconto è eccezionale. le medaglie che si rivoltano su scene truculente solo per chi non sa raccontarle. e invece cosa c’è meglio di una rasoiata per disegnarsi le rughe. userò la carta vetrata per cancellare i segni che non voglio e non vorrò vedere. si impara molto.

  4. Devo confessarti che piace anche a me prendere un pò di febbre ogni tanto e starmene nel letto. Peccato che non accade mai. La febbre mi ricorda mio padre che mi comprava le buste sorpresa. Solo se avevo la febbre! Era bellissimo!

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