Una doppia attesa

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38 thoughts on “Una doppia attesa

    • io mi sono chiesto se sia più stressante un’attesa così, con tanti numeri davanti, o una delle precedenti, nella quali il medico era in sala operatoria, non sapevi quando tornava e prima di te c’era tanta altra gente, forse parenti in visita, forse no…e comunque il tempo passava…passava…

  1. Io il 51 e stà passando il 9???!!! A me verrebbe voglia di andarmene!!! Odio le code, mi san di perdita di tempo anche se spesso si devono fare per una cosa importante. I tuoi disegni però son sempre belli. Posso dirti senza dubbio che la sala d’attesa è veramente ben fatta Pani.

  2. Mi hai fatto tornare alla mente il giorno in cui andai ad iscrivermi all’università… presi il bigliettino, numero 235… sul tabellone lampeggiava il 71…

      • Ahahahahahah….in effetti talvolta in ufficio capita che qualcuno aspetti, è vero. Ma è “fisiologico” 🙂
        Però posso affermare che vedere la gente che aspetta mi mette addosso una certa ansia che fa si che io sia rapidissima nel liquidare il mio interlocutore per passare al prossimo!

  3. anche a me piacciono i tuoi disegni. Tra le tante cose che trasmettono, mi fanno pensare che tu sia una persona molto precisa.
    Il parallelo col campo di concentramento mi ha fatto pensare a questa:

    che non è proprio una canzone romantica come si è indotti a credere.
    Buonanotte 😉

    • Uhm…non so, non credo di essere molto preciso. Qualcuno ritiene che sia così ma in realtà sono molto disordinato e mi piace il caos delle cose, rifiuto la perfezione.
      Bello il video, mai visto prima d’ora. Conoscevo solo la versione di madeleine peyroux

      • La versione della Peyroux la preferisco ma nella versione dell’autore mi sembra che renda di più la drammatica immagine dei prigionieri condotti alle camere a gas mentre i compagni di prigionia sono costretti a suonare musca classica.
        Riguardo il tuo apparire un “precisino” e non sentirti tale: forse si tratta di un ordine tutto interiore, un’anima “pulita” affascinata dal caos che c’è all’esterno e che fortunatamente non gli appartiene. Chissà… 🙂

      • Sì, quella della Peyroux è più malinconica ma allo stesso tempo leggere. Quella di Cohen è più drammatica.
        E di nuovo sì, credo che hai visto giusto, devo rifletterci sopra

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