Camminavamo

Camminavamo. Non ce lo aveva ordinato il medico ma suo padre, che era stanco di vederci sotto casa, “attaccati ai muri come manifesti” diceva lui. E quindi andavamo in giro per il quartiere, in centro città o dove capitava e quando faceva buio tornavamo ad incollarci alle pareti.
Camminavamo, e lo si faceva tenendosi per mano, io con la destra e lei con la sinistra, fino a quando per il sudore la presa si allentava e allora ci davamo il cambio: io le prendevo la sinistra e lei mi porgeva la destra.
In casa sua ci entrai solo una volta, forse due e per pochi minuti. In casa mia lei ci entrò due volte: la prima perché dovevo prendere dei dischi e prestarglieli. La seconda per mangiarci una pizza insieme ad una comune amica.
Ma a noi piaceva camminare, fino a quando ci sudavano i piedi e pure le mani. E ci piaceva restare incollati come lucertole alle pareti sotto casa, giocare con le correnti d’aria e qualche volta pure con l’ascensore.
Camminavamo senza essere mai stanchi, fino a quando giunti ad un bivio le nostre mani sgusciarono, come solo i pesci sanno fare. Io presi una direzione e lei l’altra, e ci lasciammo così,  con le mani umide e appiccicose.

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59 thoughts on “Camminavamo

  1. 😦 Le storie non dovrebbero finire mai… non quelle belle almeno, e poi mai senza un motivo: ora non venirmi a dire che un motivo c’è sempre, no, non c’è!

    • uhm…a volte finiscono per esaurimento e per farne nascere di nuove. Però sono d’accordo, le storie belle non dovrebbero mai finire. NOn ci dovrebbe nemmeno essere il “vissero tutti e felici e contenti”. Dovrebbe solo andare avanti senza fine.

  2. Disegno minimalista molto azzeccato! Mi sa che tutti siamo passati per la fase dei grandi camminatori. Si cammina, si cammina e poi a volte ci si divide ma è comunque stato bello camminare insieme.

  3. … per camminare verso nuovi orizzonti.

    Guardando il disegno mi sembra di vedere una scelta obbligata… la linea in basso è continua è sembra indicare quasi un muro dal quale o si torna indietro insieme o ci si divide. L’altra interpretazione è che i due si trovano su un promontorio e guardano un sole incerottato 😀

    lo so mi devo far vedere da uno bravo 😛

    • quelli bravi non ci sono più 🙂
      Bell’analisi, anche se nella stesura del disegno a tutto questo non avevo pensato. Mi interessava solo disegnare una strada. E mi piace anche il sole incerottato. Quello l’ho fatto proprio male.

  4. Questo camminare e tenersi per mano e poi lasciarsi è molto romantico e nostalgico, mi suscita tanti pensieri.
    Grazie di aver condiviso questo racconto, è prezioso…e mi sono commossa sul serio, credimi.

  5. Il disegno è bellissimo e quello che hai scritto ancora di più. Descrivi un’intera e giovane storia d’amore con poche parole, come fai non lo so. Bravo pani, complimenti, davvero.

    • be’…la storia è frutto di una pausa caffè, il disegno di un’attesa pre-cena. I miei polverosi archivi stanno diventando sempre più vuoti e allora devo darmi da fare, scriver qualcosa, tenere le dita in esercizio.

      • Non preoccuparti, tra qualche giorno ti chiederò nuovamente di lavorare per me. Anzi, è più giusto dire “che ti chiederò aiuto”. E lì, altro che archivi!

  6. Amarsi dentro a una bolla, o a un guscio,pur peregrinamente, rende troppo sudaticci, necessita una ventata d’aria fresca e un sole meno incerottato. E accade così, naturalmente, al primo bivio, come dici tu.
    Racconto in pillola, una mentina al limone, dolce/aspra.
    (mi sembra di cogliere un tratto più sicuro nel disegno…)

  7. Pingback: Camminavamo e Camminavamo. che Wir Walked sempre quello vuol dire. (e non faccio pace con i titoli essenziali a quanto pare.) « Faul sein ist Wunderschön

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