Running on empty

Si trattava di fare cinquanta chilometri, non erano molti ma neppure pochi. In auto ci si poteva  impiegare quasi un’ora, con la vecchia Vespa Gran Turismo qualche decina di minuti in più.
“Io ci sto” mi disse Lorenzo.
La sua risposta mi sorprese, perché non aveva la minima idea di cosa si trattasse ma sembrava convinto.
Partimmo nel pomeriggio con un paio di borse, qualche lattina di birra e coca cola e gli spolverini per la sera. Percorremmo questi cinquanta chilometri a velocità ridotta, io davanti e lui dietro, parlando poco perché attraversavamo campi di tabacco e se aprivo bocca, i denti si annerivano di moscerini e cimici.
Cinquanta chilometri per andare al concerto di Jackson Browne che chissà perché, aveva deciso di suonare così fuori mano.
Mentre guidavo, tenendo la bocca serrata e gli occhi semichiusi, il mio amico canticchiava le uniche canzoni che conosceva, le uniche di cui aveva i 45 giri e che infilava nel mangiadischi arancione di sua madre.
Vengo a prenderti stasera con la mia torpedo blu”.
Io scuotevo la testa. Lo conoscevo da tre anni e da tre anni mi cantava la stessa canzone.
Quando accelerai si sfogò con il secondo pezzo del suo vasto repertorio:
Goganga goganga goganganghinga ghe gogongogangangonga ghegogongogangango”.

Il concerto volò in un attimo. Ricordo tutto e nulla, anzi, soprattutto il nulla. Ricordo che per motivi di sicurezza non potevamo portare dentro le lattine chiuse e un militare ci ordinò di aprirle.
“Dobbiamo davvero?”
“Sì”
Il mio amico aprì la sua e lavò completamente la divisa del soldato.
Ricordo che ci sedemmo sul prato e il prato era tanto, forse troppo e insomma, pensavo ci fosse più gente. Ma noi ce ne stemmo lì tranquilli, vicino al palco del mixer, dove si sentiva bene.
Forse mi chiesi se quei cinquanta chilometri avessero avuto un senso, se ne era valsa la pena, se ero soddisfatto. Mi chiesi se il godimento maggiore consistesse nell’attesa, nell’ascolto o nel tempo successivo, quando ne avrei coccolato il ricordo.

Il ritorno fu al buio, l’oscurità più totale, su una strada priva di illuminazione, il piccolo faro della vespa che pareva il culo di una lucciola. Moscerini, zanzare e un principio di nebbia, che da quelle parti c’è quasi sempre e quando arriva quella invernale è densa come il latte.
Così, per provare spensi il fanale e il mio amico, dietro, cominciò a cantare:
Running on emptyyy…running blind
E allora sì, mi dissi che tutto quello aveva avuto un senso.

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58 thoughts on “Running on empty

  1. Che bella l’immagine di voi due in motocicletta sulla stradina buia e forse un po’ dissestata (non lo dici ma me la sono immaginata così…) e belli i fumetti in positivo e negativo… Un altro dei tuoi talenti?

    • non so per niente farlo. Io copio, cambio, aggiungo, pasticcio, elaboro ma non sono per niente bravo a disegnare una figura da zero. Forse a scriverla sì, disegnarla no. Oppure: non mi piace il risultato che ottengo.

  2. A me è bastato il titolo per capire, lo sai.
    Ho fatto bene a insistere, che viaggio in Vespa, per il concerto, eh?
    E’ che quando tu scrivi sembra di vedere personaggi e interpreti, hai questo dono della poesia tu…è bello leggerti Pani! Grazie!

    • è una domanda che ci si pone nelle grandi situazioni: un concerto ma anche un viaggio. Tuttavia, a me piacciono il prima, il dopo e anche il durante. Ecco, forse in certi concerti mi piace solo il dopo. Forse è per questo che non è ho seguiti molti

  3. è diventato una condanna. Ogni giorno veniva a casa mia per duplicarsi i dischi e una volta, non so se ricordi, era una storia complicata riversare le musiche da vinile a cassetta.

  4. una delle sue canzoni preferite, che ha coccolato fino ai 16 anni, era “Vecchio scarpone, quanto tempo è passato, quante emozioni fai rivivere tu”
    Tanto per darti un’idea,

      • ma pensa che io nemmeno sapevo che fossero di Gaber…l’ho scoperto qualche giorno fa. A parte Vecchio Scarpone, quello, se non sbaglio dovrebbe essere di Modugno. Ma insomma, era uno così, dai gusti strani. Voglio dire che in casa sua c’erano una decina di dischi, i 45 giri che sua madre ascoltava in gioventù. E quella era tutta la sua musica. Oltre alla sigla di Happy Day

      • Invece credo che non sia mai troppo tardi nella vita per appassionarsi alle cose… a volte, anzi, grazie alle esperienze vissute e al bagaglio che ci si porta dietro, può capitare di accostarsi a qualcosa che prima non ci avrebbe neppure toccato…

      • sono d’accordo…è che in genere mi appassiono di autori sconosciuti, cantanti di nicchia, poco popolari. E vado soprattutto alla ricerca di voci femminili. Il timbro maschile che mi soddisfa è molto raro.

      • Guarda, se proprio ti dovesse venire voglia… “Fabrizio De Andrè. Accordi eretici” a cura di Romano Giuffrida EURESIS EDIZIONI … Mario Luzi inizia la sua introduzione così: “Caro De André,
        sono invecchiato nella quasi totale ignoranza del suo talento e me ne scuso…”

      • Non ho mica detto che sono un capolavoro di tecnica figurativa! Sono immagini tenere e molto suggestive, originali, suscitano emozioni e arricchiscono il racconto. Mi pare una gran cosa, no? Poi aspettiamo di vedere cosa combinerai quando imparerai a disegnare… e forse, le immagini prodotte da pani-provetto disegnatore, così “perfettine”, non ci piaceranno come queste 😉

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