Per chi non è entrato nello squarcio

Uno sgorbio, due date

Quando e dove lo seppelliranno, scriveranno che il suo ultimo giorno da vivo è stato il 25 novembre 2009. Ma lui, Ignazio Lombardo, che avrebbe compiuto settantadue anni dopo sette giorni, aveva cominciato a morire almeno tre mesi prima, una domenica di agosto così torrida e afosa, che del caldo se ne avvertiva perfino l’odore.

Nella bara, oltre al bastone da passeggio, ci metteranno anche la tavolozza dei colori, le matite preferite e forse sulla lapide aggiungeranno qualche riga dicendo che Ignazio aveva una mano delicata che sapeva incidere bene.

Quello che non diranno è che la delicatezza della sua mano era dovuta ai ripetuti pestaggi subiti in gioventù, scontri e bastonate che in più riprese gli avevano fratturato le dita, spezzato le unghie, slogato il polso. Perché a quel tempo il suo accento suonava strano, e pure la carnagione, il ricciolo dei capelli e il profumo della pelle. E allora le prendeva, senza alcun motivo e se reagiva ne prendeva ancora, questa volta per un motivo. I ripetuti soprusi lo avevano ferito nel corpo e indurito nel carattere ma gli avevano addolcito la mano.

Quello che non diranno è che lui era un argentino di Mar del Plata, terra del tango, dove con gli intrecci delle gambe si disegnano lettere, si formano frasi. Era arrivato in Italia a soli due anni e fin da subito si era dimostrato un bambino molto chiacchierone.

Amava le parole, ci giocava, se le faceva rotolare in bocca e le masticava come se fossero caramelle. Ne imparò molte, selezionandole con cura nel dizionario ma tutte quelle buone le apprese in fretta ed io penso che ad un certo punto non gli bastarono più per esprimere tutto quello che sentiva. E credo pure che non avesse la pazienza di attendere che qualcuno ne inventasse di nuove. Per questo prese in mano una matita e iniziò a disegnare.

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Il racconto è un po’ troppo lungo per il web, solo due pagine abbondanti ma sempre troppe per il video. Chi vuole proseguire la lettura può scaricare il file pdf qui sotto.

Uno sgorbio due date

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20 thoughts on “Per chi non è entrato nello squarcio

  1. Grazie per aver concesso anche a noi, che non potevamo essere lì materialmente, la possibilità di entrare nello squarcio… l’ho letto cercando di immaginare la musica e i colori… mi ha ricordato un po’ Zafon… complimenti Pani. Davvero.

  2. Per quello che conta mi hai commossa. Tu hai con le parole la stessa magia che il tuo Ignazio ha con la matita. Non ho parole, Pani, ma le troverò per far conoscere a tanti amici i tuoi meravigliosi scritti.

  3. Ho fatto anch’io, molte volte, quello che si ripromette di fare Viviana.
    Andate a leggere i post di questo mio amico, è uno che conosce la poesia, uno che sa guardare il mondo e raccontarlo come pochi altri.
    Questo è ciò che dico di te, praticamente a chiunque,ma è davvero poco, Pani.
    Il tuo racconto, che ho letto per intero ovviamente, è di una bellezza commovente.
    E non è mai troppo lungo ciò che scrivi tu, né per il web né in generale, si legge ogni parola sognando.

  4. Pani la tua è una delicatezza di animo e di pensiero.
    Immagino le tue mani come lunghe ed affusolate, così come dev’essere per chi suona il piano.
    E questo tuo tocco dolcissimo e profondo arriva dritto al cuore.
    Bravo, bravo, bravo.
    E grazie. Io il file pdf l’ho scaricato ed ora me lo leggo in santa pace sorseggiando il mio caffè 🙂

  5. Umf…. Mi prendi sempre in giro, brontoli in continuazione, c’è sempre qualcosa che non va bene e poi, ogni volta che vengo qua, devo sempre farti i complimenti che meriti…. E hai anche un lato umano, sensibile e di una profondità che lascia sempre strabiliati. Insomma, non puoi avere anche da me, ogni tanto, il cuore tenero che hai qui?! Che bel racconto Pani. Che bel racconto davvero… Un abbraccio.

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