Sarebbe ancora mio amico

Si chiamava Andrea e sarebbe ancora mio amico se avessimo continuato a frequentare le stesse scuole. Non che fosse un vero amico, uno con il quale trascorrere il fine settimana o addirittura una settimana di vacanze. La sua era un’amicizia speciale, a volte interessata ma non troppo. Andrea era uno scienziato, se così si può definire un ragazzo di quattordici anni che trascorre il tempo libero nella sua camera degli esperimenti. Dell’uomo di scienza aveva anche gli occhi spiritati e i capelli arruffati. Però non aveva un bell’aspetto: grosso, goffo e con una testa grande come una pentola a pressione. Faceva quasi tenerezza vederlo durante le ore di educazione fisica, lui che cercava di prendere il pallone con una mano mentre con l’altra si soffiava il naso, ed inevitabilmente cadeva a terra con il sedere.
Se fossi un disegnatore, per tracciare la sua figura prenderei a prestito Gambadilegno: stessa corporatura, solo lo sguardo un po’ più mite.
Se fossi un musicista, userei per lui il basso elettrico. Suoni tondi, corposi, senza sfumature, che danno senza pretendere. Provate ad ascoltare un pezzo musicale senza il basso elettrico: assomiglia ad una torta insapore. E poi provate a fare il contrario, ascoltate una musica focalizzando l’attenzione solo su questo strumento.
Una volta gli chiesi se poteva lasciarmi solo con Annalisa. Lei era una ragazza della compagnia che negli ultimi tempi si era ridotta di numero e, quando si faceva sera, appoggiati al muretto ci restavamo solo io, lei e Andrea.
“Perché vuoi restare solo con Annalisa?” mi chiese incuriosito. In lui non erano ancora iniziate le tempeste ormonali e il cuore non gli pulsava quando si trovava in presenza di una ragazza. Ma si sa, gli scienziati non si fanno prendere gioco da questi aspetti, loro sono curiosi per natura, indagatori, sospettosi come una gatta che ha appena partorito.
“Così, mi piace…” risposi impacciato.
“Ti piace?” fece con un’espressione quasi disgustata.
“Sì”.
Non replicò. Forse nel suo cervello stava girando qualcosa, si era attivata una query, una richiesta di informazioni. Stava rovistando nel suo archivio per vedere se la mia era una risposta plausibile.
“Va bene disse alla fine”.
“Va bene?”
“Sì, ma ad una condizione”.
“Quale?”
“Mi regali la dinamo della tua bicicletta”.
“Cosa te ne fai?”
“Alcuni esperimenti, faccio funzionare dei cosi…”
Mi sembrava un po’ onerosa come richiesta ma accettai. Dopotutto si trattava di uno scambio a favore della scienza e poi… la bicicletta non era mia.

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34 thoughts on “Sarebbe ancora mio amico

  1. Mi sembra di vedervi, sul muretto.
    E ho seguito con curiosità la trattativa, una dinamo per una ragazza.
    Pani, non c’era modo migliore di descrivere certe amicizie, certi momenti che si vivono a quell’età, quella dei muretti e delle compagnie.
    E tu come sempre dipingi dei quadri con le tue parole, bellissimo…

  2. E come finì con la ragazza?
    E con il tuo amico Andrea?
    Pani…non ci puoi lasciare così eh.
    Capisco che sei preso dalla tombola di là epperò uff.
    Quando ero piccola e mia madre raccontava una storia a me ed a mia sorella, io ero quella del ” E poi??” “E allora??” “E cosa è successo?”
    Insomma, mi piace sempre il lieto fine, quando è per tutti chiaro che vissero felici e contenti.

  3. Ancora adesso che sono “grande” ogni tanto mi capita di chiedere a qualcuno di raccontarmi una storia. Di solito mi rispondono “in che senso?” e rimango a bocca asciutta ma tu non mi deludi mai. Mi metto sotto le copertine, in senso figurato, e mi godo i tuoi racconti. E di chi era la bici?

  4. Pani, che bello… ma perchè non fai lo scrittore? Leggere le tue storie è bellissimo. Mi sembrava di vedere un film. Le descrizioni del tuo amico e del basso sono semplicemente stupende e pensa, chissà cos’ha inventato Andrea con la dinamo che non era la tua! Hai solo un difetto Pani…ci lasci troppo tempo senza un tuo nuovo post. Un abbraccio.

    • ma questo è uno scritto vecchio. Ogni tanto rovisto nel computer alla ricerca di qualcosa. E ogni volta dico:
      “Bah…ormai non c’è più nulla”.
      Poi oggi ho trovato questo, gli ho dato una rapida sistemata e anche questa volta ho pensato:
      “Ecco, ho raschiato il fondo, adesso veramente non c’è più nulla”.
      Non so se mi fanno i dispetti e si nascondono o se saltano fuori quando è il momento giusto, cioè quando riesco ad apprezzare quello che ho scritto

  5. Il tuo racconto mi ha riportato alla mente una serie di “personaggi” della mia adolescenza, tutti seduti lì, sull’immancabile muretto… e tanti bei ricordi… approfitto del commento per augurare a te e a tutta la tua splendida famiglia una meravigliosa Pasqua. Un abbraccio grande!

  6. Questo blog è come le patatine Fonzies, quelle che per godere appieno devi leccarti le dita… qui se non leggi i commenti godi solo a metà.
    Bella la storia, bello il modo di raccontarla, ma bella anche la storia del computer dove stai raschiando il fondo. E bello vedere le sensazioni differenti, e punti diversi dove si centra l’attenzione dei singoli. La trattativa, la dinamo, il finale, il muretto, la solitudine di Andrea, la storia in sé. Stamattina mi ero svegliato male, e mi hai rimesso di buon umore.
    Dimenticavo: a me colpisce il titolo.

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