La stretta di mano di un ebreo

Mentre ero in attesa che i miei fratelli finissero gli acquisti nel negozio di spezie a fianco, qui, in questo piccolo negozio del quartiere ebraico di Gerusalemme ho preso due Sevivon (in ebraico) o Dreidel (in yiddish) d’argento, tre Hamsa e un occhio, sempre d’argento.
Il negoziante era furbo: gli avevo chiesto quanto costava la mano, quanto costava la trottola, ed era risultato un prezzo uguale a quattordici ma quando gli ho mostrato i miei venti lui ha rilanciato:
“Ti do anche questa trottola e facciamo venti”.
E io ho accettato: tre manine, un occhio e due trottole per venti euro.
Lui stava per rilanciare ancora. Avrebbe voluto vendermi menorah, hamsa ancora più grandi e chissà cosa ma io gli ho detto:
“No, grazie, va bene così”.
E non so come, ci siamo intesi. Ha capito al volo che non poteva andare oltre. Io gli ho dato la mano e lui me l’ha presa e stretta forte, con entrambe le sue.
Il fatto è che in lui avevo visto tutto. La figura dell’ebreo che tante volte ho letto nei libri, nei fumetti, nei film. Ma non l’ebreo ortodosso e neppure quello paranoico alla Woddy Allen. Non l’ebreo del ghetto di Varsavia ma forse quello di Joseph Roth.
Insomma, è difficile da spiegare. Quest’uomo si vede solo di spalle, ha un maglioncino bianco e la kippah. Se avessi avuto molto più tempo, se i miei fratelli si fossero fermati più a lungo a comperare spezie, io avrei continuato a conversare dell’imminente partita di Milan e Inter, anche se me ne importava poco. Avrei parlato e gli avrei chiesto mille cose perché in quella stretta di mano, in quello sguardo, in quel viso ovale e delicato io ci ho visto un mondo di bontà.

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26 thoughts on “La stretta di mano di un ebreo

  1. se fossi un ebreo ti direi: dopo che ti ha stretto la mano hai controllato se avevi ancora la fede? Ma purtroppo sono italiano e meridionale, quindi ti posso fare questa battuta solo se vai in un mercatino a Napoli, in quel caso, però, potrebbe anche non suonare come una battuta…

  2. Credo che il mondo di bontà non sia collegato al fatto di essere ebreo: era un uomo buono, punto. Un uomo capace, forte, determinato, e buono.

    Credo ce ne siano ovunque.

    • Appunto, proprio questo volevo dire. In quell’uomo ebreo ho visto sì qualche immagine che mi ero fatto, ben distante dai soliti clichè, ma soprattutto un uomo buono con il quale avrei conversato e mangiato volentieri in compagnia.

      • Puoi sempre mangiare con me un giorno, sono una donna ebrea.

        Buona? Mah, chi può dirlo, ci sono numerose tesi a favore e contro 😆

  3. Fai da mangiare bene? Uhm…com’è finita l’offensiva contro la bilancia?
    Poi, per verificare la bontà (non della cucina ma della donna ebrea) faremo la prova di cui parla Barabba 🙂

  4. Certo i tuoi sembrano “occhi assoluti” e ti fanno vedere cose straordinarie. Ma dimmi, riesci ad avere la stessa consapevolezza ad ogni incontro o l’ebreo di cui racconti è stato un caso? Se no ti assumiamo come “assaggiatore di bontà” contro le fregature della vita..

    • uhm…non credo di avere occhi assoluti ma qualche volta mi capita di osservare in profondità le persone e capire la loro vita pur non conoscendole. Tuttavia, non ho la prova che quello che penso di loro corrisponda alla realtà.

  5. Anche io ho la stessa domanda di stravagaria, ti capita mai di avere questi pensieri quando incontri gente “normale”? Intendo le persone che scansi per strada quando attraversi le strisce, quelle che guardi negli occhi quando chiedi un’informazione o semplicemente quelle che vedi passare guardando fuori dal finestrino dell’auto…
    Anche se sicuramente quella del tuo post ha un valore aggiunto 🙂

    • sì, mi capita anche con le persone normali: cameriere, gente in attesa alla fermata dell’autobus, panettiere…
      Ieri mi è capitato con una cantante. Per me era bellissima (ma non per i canoni consueti di bellezza). Ma questo non vuole dire che succeda con tutte le persone, sarebbe troppo stressante!

  6. Io posso sempre e solo parlare di Madagascar perchè è l’unico posto che ho visto ma quello che dice è vero ed è successo anche a me. Anche a me con una stretta di mano, con uno sguardo, con un sorriso. Sono attimi, attimi però che vorresti non finissero mai. attimi che t’inchiodano li per sempre. Che li ricordi, li metti nel cuore e li porti con te. E a volte ti lasciano con un pò di amaro in bocca perchè avresti voluto continuarli, fino a soddisfare tutte le tue emozioni e invece si deve andare via. Anche questa volta mi hai fatto rivivere un’emozione bellissima. Un abbraccio.

  7. Credo di aver capito cosa hai provato con quella stretta di mano. Mi è capitato qualche volta in qualche suk (ho visitato parecchi posti in nordafrica), quando sei per conto tuo senza altri turisti, che scatti un’intesa con il mercante, e che per un istante si abbandoni il gioco delle parti (tu ci provi e io resisto). Leggendo il tuo post ho riflettuto sul fatto che quell’istante coincide con la stretta di mano che suggella l’acquisto. Non sono riuscito a “vedere” dentro, ma a sentire una corrente sì.

    • ma nei suk si tratta proprio di affari. E’ successo anche a me di contrattare per una mattinata intera e bere litri di tè e poi stringersi la mano. Ma ho smpre e solo provato la fine di un affare e negli affari non c’è amicizia. Forse neppure sincerità.
      In questo caso invece, negli occhi, nello sguardo, nella stretta di mano ho visto una purezza che in altri casi non ho riscontrato.

  8. “Possiamo dire che tutti siamo speciali per qualcuno e basta poco per esserlo. Basta uno sguardo, un sorriso, una stretta di mano sincera.”
    In effetti è proprio così. E capisco bene quello che significa vedere dentro.
    Mi è capitato spesso di provare queste sensazioni per perfetti sconosciuti in momenti disparati nel corso della mia vita. Una volta per un venditore senegalese, dopo avermi rifilato una quantità inenarrabile di braccialetti della fortuna (che per inciso fortuna non ne hanno portata) mi ha parlato di se, della sua famiglia lontana e della nostalgia per la sua terra. Mi sono ritrovata a fargli una carezza. Lunga e delicata ed a commuovermi per il suo gesto di tenere la mia mano tra le sue.

  9. Dovrebbe essere sempre così, riuscire a cogliere quello che passa attraverso gli occhi e il cuore, anziché farsi accecare dal pregiudizio e dallo stereotipo, che schiacciano e deformano.
    Purtroppo risulta molto difficile porsi in modo neutro e accogliere senza filtri.
    Con le tue parole abbiamo sentito con te il calore e la schiettezza di quella stretta di mano.

  10. credo che quando si è all’estero i pregiudizi cadono, forse perché ti trovi in casa d’altri, lo straniero sei tu. Oppure no.
    Chi i pregiudizi li coltiva, se li tiene ovunque

  11. Ciao Pani caro,
    sono passata a farti una visitina, a leggerti un pò con calma,,,lo farò più spesso, perchè i tuoi racconti sono davvero belli. Questo dell’ebreo, poi, mi è piaciuto davvero tanto,,,chissà che bel viaggio, deve essere stato, il tuo!Un abbraccio!

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