I Muri della Palestina

Ho sempre ammirato il muratore capace, quello in grado di tirarti su un muretto. Ci ho provato più volte, anche ad intonacare ma come si dice in gergo, sono una mezza cazzuola.

I muri sono fatti per proteggere ma è sempre più difficile capire da chi e da che cosa. Ed è difficile capire se sta meglio chi è al di qua o al di là del muro.

In Palestina ne ho visti parecchi e sono tornato con un pensiero positivo: qualsiasi muro andrà distrutto e di esso resteranno solo macerie.

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22 thoughts on “I Muri della Palestina

  1. Queste foto dei muri della “tua” Palestina sono davvero bellissime, Pani!
    Ho adorato specialmente quelle scattate al muro del pianto, che trovo sia così pieno di magnificenza e carico di simbolismo che quasi commuove.
    Sebbene i muri siano da sempre associati ad un pensiero negativo, a qualcosa da abbattere, eliminare, io forse qualcuno di questi lo terrei in piedi.
    Forse perchè proteggono.
    Forse perchè anche io talvolta ne ho alzati alcuni e lì nascosta mi trovo piuttosto a mio agio 🙂

    • quelle del muro del pianto e quelle all’interno della sinagoga sulla sinistra (non si vede ma c’è e lì non ho scattato foto) sono le immagini più inquietanti. Invece di serenità mi hanno dato un senso di pesantezza, dolore, tristezza.
      Ci sono muri che proteggono, che riparano ma comunque anche quelli saranno ridotti in polvere

      • Incredibile come la sensazione cambi da individuo ad individuo e come cambi da chi quelle immagini le ha viste dal vivo a chi come me le ammira sul tuo blog.
        Luoghi suggestivi dove sicuramente hai potuto ascoltare tra tutti i suoni quello vero del silenzio 🙂

    • beh…fra tutti svetta il suono del muezzin e quello notturno è il più bello di tutti. E poi le campane, non troppo assordanti, quasi delicate. Infine, il suono del silenzio. Il migliore

  2. I lavori in muratura li ho sempre adorati. Perché alla fine hai qualcosa di concreto che hai fatto tu. Sui muri, riflettevo che le case sono fatte di mura… E in quel caso il muro diventa un simbolo di unione. I muri sbagliati sono quelli per dividere, e quelli sono da incenerire. Bellissime foto, grazie per averle condivise

    • un simbolo di unione ma che spesso isola. Mah… ci sarebbe da riflettere molto. Forse le persone più libere e aperte sono proprio i nomadi, i mongoli, quelli che si spostano con quattro pali e una tenda

      • Si è verissimo, i nomadi sono liberi da ogni condizionamento e da ogni imposizione. Nè fisica nè psicologica…
        Si spostano con l’intera comunità portandosi dietro le sole cose indispensabili che per loro hanno un valore.

  3. Tu riesci sempre a strabiliarmi con le tue vette di saggezza assoluta, imprescindibile profondità.
    Le immagini sono bellissime, ho guardato ogni muro, mi hanno proprio colpito….spero che tu continui a scrivere della Palestina, Pani, spero di sì!

  4. Un muro, sempre, è fatto per separare, anche se l’idea originaria è dettata da un pensiero di protezione.
    E tante volte l’unica cosa da cui ci si deve proteggere è la nostra paura.

    Però che fascino e che magnificenza nei muri di Petra!

  5. Non mi piacciono i muri troppo alti… ma adoro i muretti, quelli bassi, in pietra… quelli che ci sono in campagna, magari protetti dal sole da qualche bella pianta secolare… quelli dove ti puoi sedere in pace e – guardando intorno e ascoltando – liberare la testa da tutti i pensieri opprimenti e negativi… o quelli che ha costruito il babbo in giardino, sui quali tante volte ho giocato, studiato, anche pianto…

  6. quelli dove ci giocano le lucertole o si annidano i serpenti? O il muretto delle compagnie?
    Il muretto sì, mi piace. Un giorno ne tirerò su uno in giardino.

    • Quelli in cui si nascondono le lucertole, quelli in cui – tra una pietra e l’altra – è nato un fiore da un seme che il vento ha portato da chissà dove…

  7. Pani, le foto che hai postato sono spettacolari. Bellissime. Mai visto niente di simile e nemmeno avevo mai letto ciò che hai scritto in questo articolo. Affascini sempre. E hai l’abilità di farlo con poche parole. Io spero solo che i muri che si possono distruggere siano quelli che costruisce l’umanità tra le persone. Spero che vengano buttati giù e che si possa relazionare meglio con chi è come noi. Un abbraccio Pani.

  8. Il mio papà mi racconta spesso di quando era piccolo e costruiva muri. Con il suo papà.
    Uno su uno.
    E . non mi ricordo come si chiamava la tecnica che.
    E non mi risponde al telefono.
    Ma appena lo farà te lo scrivo, ecco.
    ( non lo sente mai il telefono, santocielo)

    • ma un bel muretto voglio costruirlo anche io. Anzi, l’ho già fatto, un paio di muretti per sostenere un lavello di marmo. E a parte le malte, sono rimasti su a lungo.

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