Non cercare i luoghi ma le persone

Dice così Paolo Rumiz nel suo “La Gerusalemme Perduta”.

Io li ho trovati tutti e due. I luoghi migliori sono quelli dove non c’è nulla o poco. Quelli dove riesci a pensare e dire: “Qui, su questa terra ci hanno camminato i profeti, qui, da questo punto hanno osservato, parlato, compiuto…”
Luoghi rimasti intatti o quasi, dove nessuno ci ha eretto templi, chiese, sigilli. O campi minati, come sulle rive del Giordano.
E persone bellissime. Fra tutte ricordo una ragazza fotografa, armata di cavalletto, che mi ha sorriso mentre uscivo definitivamente dalla porta dei Leoni di Gerusalemme. Una ragazza orientale, con il velo in testa, un paio di scarponcini alla moda. Per un attimo ero tentato di chiederle una foto. Dopotutto, lei mi aveva appena fotografato. Poi ho preferito tenere questa immagine dentro la testa, come faccio sempre con le migliori.

E poi l’espressione ingenua, incredula, come di uno che sta pensando: “Questi mi prendono in giro”. La faccia strana e stupita della guida giordana che ci ha accolto una volta passati il confine con Israele.

“Mi hanno detto che voi siete un gruppo, una famiglia. Siete mariti con moglie?”
“No, noi siamo tutti fratelli e loro due i nostri genitori”.
Sorriso, sguardo di cui dicevo prima e poi:
“Non ci credo”.

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27 thoughts on “Non cercare i luoghi ma le persone

  1. Grazie per queste belle immagini… Vi abbiamo accompagnato un po’ tutti in questo viaggio di famiglia. È un esempio meraviglioso di come si vorrebbe essere anche dopo tanti anni: uniti e grati di condividere un’esperienza unica. Davvero bello…

  2. “I luoghi migliori sono quelli dove non c’è nulla o poco. Quelli dove riesci a pensare e dire: “Qui, su questa terra ci hanno camminato i profeti, qui, da questo punto hanno osservato, parlato, compiuto…”

    Che bello… Ben tornato pani, foto poetiche e poetiche sono le tue parole… Un abbraccio!

    • Grazie!
      La tomba di Aronne, quella montagna rossa con un puntino bianco sopra, ecco, lì mi piacerebbe andare. E sono sicuro che lì c’è poco, solo l’indispensabile.

  3. Ho guardato le immagini, ho letto le tue parole.
    E poi ci sono le altre immagini, quelle che sono nella tua testa.
    E tu continui a farmi commuovere, Pani…non si fa!
    Grazie di averci portati con te…

  4. Che meraviglia, pani.
    Dalle tue parole e dalle immagini trasuda felicità. Quella felicità “densa” che è la sublimazione di anni e anni di sentimenti e sensazioni, fatta di conferme e di piccole e piacevoli sorprese.
    E mi confermi che è il viaggio, non la meta. E il viaggio continua.
    Grazie per averlo condiviso.

      • Caro pani, la realtà è più complessa di come la si vede a prima vista, già l’Alighieri parlava “sotto il velame de li versi strani”… Non voglio dire che mi nascondo, perché la componente ludica infantile c’è tutta e non mi sogno di rinnegarla, ma c’è anche dell’altro… E quindi sì, certamente, è il viaggio. E più del viaggio la rinascita che porta al viaggio. E l’inseguire, durante il viaggio, un’altra rinascita. E un’altra. E un’altra. In un continuum dove spazio e tempo assumono significati strani.

  5. Max: sempre in movimento insomma, sempre pronti a stupirsi, giocare e meravigliarsi come bambini. E’ il solo modo per non stagnare, ammuffire, invecchiare in fretta.

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