Lezioni serali

Non mi sembravano una coppia ben assortita.
Lui, Roberto era un patito dello sport e le sue passioni riguardavano solamente tutto ciò che riguardava la forza fisica. Non c’era attività che non praticasse e anche quando era a riposo manteneva una fibrillazione corporea che ad uno sconosciuto avrebbe fatto sorgere strani pensieri.
Federica, sua moglie era l’opposto: mingherlina, fragile, quasi asessuata, seguiva il marito in tutte le sue imprese sportive. Rimaneva ai bordi della piscina con un libro in mano o sul traguardo della maratona con l’asciugamano e una bottiglia di acqua. A volte portava con sé il lavoro ad uncinetto.
Mi sembrava che suonassero due accordi diversi, pareva di assistere ad un duetto di trombone e violino ma dopotutto non era affare mio e si volevano bene.
Le loro abitudini non cambiarono con l’arrivo del piccolo Giorgio però, dopo frequenti discussioni sulle priorità, decisero che al loro figlio, oltre ad un sano vigore fisico dovevano impartire una cultura.
Così, già dall’età di tre anni, Giorgio iniziò a seguire il padre sulle pareti rocciose o lungo i pendii nevosi. Verso i sei anni cominciò a praticare un’arte marziale e seguire dei corsi di lingua inglese e di musica. E qui arrivai io.
Subito trovai strano l’orario che mi chiesero: alle venti di sera.
“Sai, di giorno è impegnato a scuola e nello sport” mi disse Roberto, “lo siamo un po’ tutti, a dire il vero”.
Durante la prima lezione, il piccolo Giorgio poco ci mancò che spiattellasse la testa sulla tastiera. La seconda volta lo trovai un po’ più sveglio. La terza volta, quando entrai in casa, i genitori stavano per uscire:
“Abbiamo pensato di fare quattro passi. Se per caso s’addormenta puoi pure portarlo a letto”.
Poi mi chiesero se ero disponibile a delle lezioni supplementari da tenere il sabato sera. A quel punto, tardi ma con chiarezza, capii che forse non avevano bisogno di un insegnante di piano ma di una baby sitter. E li salutai, rallegrato perché finalmente erano riusciti a suonare le stesse note, quelle giuste.

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30 thoughts on “Lezioni serali

  1. Quando suonavo dovevo mentire al mio insegnante che non voleva assolutamente che giocassi a pallavolo. Avresti potuto “metterla giù dura”, dire ai genitori che rischiava di rovinarsi le dita con tutto quello sport e garantire al bambino qualche ora di riposo in più!

  2. Sorrido, Pani. Delicatissimo e al contempo arguto racconto di vita, mi è piaciuto tanto.
    Però povero Giorgio, insomma!
    E posso dire che la foto, in alto a destra, è meravigliosa? Mi aveva colpito il contrasto note colorate e bianco e nero, e passando sopra il mouse ho scoperto che ….

    • è vero. E certi genitori sono anche capaci di dire che sono i figli a volerlo. Forse non sono capaci di starci insieme, di raccontare loro storie o anche solo di giocare

    • eppure…magari verrebbe fuori qualcosa di buono. Basta saper dosare le note. Il trombone potrebbe suonare un ritmo continuo, come se fosse una batteria, e il violino impegnarsi nella melodia.

  3. “i racconti della tastiera”, se il touchscreen dovesse soppiantare definitivamente la digitazione su tasti fisici puoi riciclare questo titolo per la categoria di questi post, senza creare equivoci.

    • accidenti…la tastiera ha da poco soppiantato la penna e adesso verrà soppiantata dal touchscreen. E magari, fra poco anche il touchscreen andrà in soffitta. Quale sarà il futuro dei grafologi?

      • tu ci scherzi ma la risposta c’è già: una è un prototipo, si tratta di una specie di occhiale che in realtà individua la direzione in cui punta la tua pupilla, quindi sarà possibile semplicemente guardare una tastiera virtuale per scrivere, l’altra la puoi sperimentare sui tuoi pc o smartphone, ovvero il riconoscimento vocale, c’è un programma molto efficace che si chiama dragon naturally speaking (o qualcosa del genere), non solo trascrive quello che dici su word, ma apre file e lancia programmi attraverso dei comandi fonetici

  4. Tristi quei bambini a cui i genitori riempiono la vita come un carnet di ballo. Le passioni di due genitori eterogenei sono decisamente troppe per un bambino solo. Però l’idea della lezione di musica come alternativa alla baby sitter è decisamente non convenzionale!

  5. @Barabba: uh! Non ci scherzo. Ho provato il riconoscimento vocale sull’Ipod ed è assolutamente esilarante. Non so se ce ne sono di più professionali ma credo che siamo ancora lontani dalla perfezione.
    Lo spero, anche per mia nipote che guadagna qualche soldo riversando su file i dialoghi giuridici delle aule di tribunale. Tutti dialoghi in inglese, e si sa, l’inglese è diverso da nazione a nazione e mica tutti lo parlano bene.
    Comunque, prima o poi ci si arriverà benissimo e perderemo anche l’uso della digitazione. C’è da dire però che chi scrive o suona, chi picchia su una tastiera, prova un piacere speciale nelle dita e questo nessun software lo replica.

  6. In genere le coppie diversamente assortite sono quelle che hanno più possibilità di sopravvivenza, a patto che abbiano qualche elemento di condivisione. Queste sembravano averlo. Di sera. 🙂
    E cosa facevi suonare al piccolo Giorgio? Le petit montagnard?

  7. Spesso, sbagliando, noi genitori pensiamo che le nostre passioni e i nostri interessi possano essere anche quelli dei nostri figli… ma i nostri figli, per quanto parte di noi, non sono noi… dovremmo imparare ad “ascoltarli” di più, in tutti i modi, e a permettere loro di coltivare quello che davvero desiderano…

  8. già…proprio così.
    Io cerco di buttare i semi e lascio che siano loro a decidere quali far germogliare. Ogni tanto però nasce qualche filo d’erba non previsto

  9. Dimenticavo… sono Luci è ho scoperto il tuo blog grazie a Iaia… volevo farti i complimenti perchè è molto bello e tu scrivi benissimo…

  10. Ma grazie per tutto:)
    Comunque avevo scritto un commento che poi, senza tanti giri di pensieri, ho deciso, ci faccio un post, ovviamente linkando il tuo blog. Mi hai stuzzicato:):)

  11. Ciao…è la prima volta che passo da queste parti! Storie di famiglie del genere purtroppo sono molto frequenti! Vedo che abbiamo la stessa passione per la musica, anche se tu sei sicuramente più professionale di me…vabbè ripasso sicuramente! Alla prossima!

  12. I figli bisogna farli da giovani. Volevo dire: quando ci si sente giovani. Altrimenti finiamo per crescerli con l’ angoscia del tempo che ci attanaglia e trasformarli in un prolungamento di noi stessi.
    Mi hai ricordato delle parole di Gibran:

    “E una donna che stringeva un bambino al seno disse:
    Parlaci dei Figli

    Ed egli rispose:

    Sono lo strumento perfetto del divino: l’espressione vivente forgiato dal suo unico “pensiero”.
    E i figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi.
    Sono loro l’essenza del vostro sorriso.
    Sono sangue e carne della vostra carne
    ma non il vostro sangue e la vostra carne.
    Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
    Attraverso di voi giungono, ma non da voi.
    E benché vivano con voi, non vi appartengono.
    Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri:
    Essi hanno i loro pensieri.
    Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
    Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
    Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
    La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato.
    Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti.
    È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
    Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
    Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco”.

  13. 🙂
    Questo di Gibran è proprio il brano che avevo scritto in una lettera ai miei, quando avevo circa 15-6 anni. Una lettera in occasione di qualche festività.
    Ogni tanto mia mamma la ritira fuori

  14. sono stata una bambina fortunata! scuola,casa, compiti e tutto il resto della pomeriggio a giocare in cortile con una banda di ragazzini fino all’ora di cena!

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