Accordatori # 1

" my piano" @Matilde Perlini

" my piano" @Matilde Perlini

Il primo accordatore che mise la mani dentro al mio pianoforte era un uomo alto e grosso e con la faccia a forma di melone o palla da rugby. Che fosse alto e grosso non ne sono più sicuro: lo vedevo così a quel tempo perché io ero piccolo e mingherlino. Ma la testa a forma di melone ce l’aveva di sicuro e credo che non l’abbia cambiata. Veniva una volta all’anno, come il sacerdote quando arriva per benedire la casa.  Come il medico quando va a visitare gli ammalati. Mi piace questa idea dell’accordatore che viene a domicilio con la sua borsa e i suoi attrezzi, proprio come facevano i medici di una volta. Ora quest’ultimi non lo fanno più, devi prenotare la visita, andare da loro tutto intabarrato e attendere. Gli accordatori invece, vengono, eccome, mica puoi intabarrare il pianoforte, caricartelo sulle spalle e portarlo nel loro studio. L’accordatore con la testa da melone indossava un grembiule nero, scoperchiava il pianoforte e poi iniziava a giocare con le corde. Io uscivo dalla stanza per lasciarlo solo e chissà cosa ci faceva con quelle corde. Sul mio volume del Guinnes dei Primati del 1979 c’era scritto che un tale riuscì ad accordare un pianoforte in un minuto e qualche secondo. Non ci ho mai creduto e anche fosse, secondo me non ci mise la passione necessaria. L’accordatore con la testa da melone impiegava molto di più, forse un’ora, il tempo giusto. Se le coccoli troppo anche le corde diventano esigenti, viziate, a volte perfino sfrontate.
Quando usciva dalla stanza diceva: “E’ tutto a posto”.
E se ne andava piegando la testa da melone in avanti, per contare i soldi e salutare mia madre.

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28 thoughts on “Accordatori # 1

  1. Eh, i pianisti e gli accordatori, son storie d’amore queste!
    E poi tu le racconti in questa maniera, poesia!
    Un mio amico fa venire il suo da Napoli, non farebbe toccare il suo pianoforte da nessun altro…

  2. eh! Più invecchiano e più abbandonano ogni senso del rispetto. A volte assomigliano a quelle vecchiette senza peli sulla lingua, che non temono il giudizio di nessuno. Ma altre volte tornano bambine e fanno quasi tenerezza.

  3. Ma era estate? No, perché magari un melone rinfresca pure che io mica resisto tanto davanti a un melone eh, che subito mi ci butto sopra e me lo divoro in men che non si dica appunto melone. Comunque c’era la sorella di un mio amico che c’aveva pure lei un pianoforte a muro però che non suonava mai, cioè stava lì per bellezza e mi ricordo di non aver mai visto un accordatore ma solo preti, testimoni di geova e venditori ambulanti e venditori di aspirapolveri, poi se fra questi c’era pure un accordatore io, personalmente non ho mai avuto il piacere di conoscere, tranne una volta in cui ho visto certi entrare con fare sospetto in casa dell’amico mio e…

  4. …e gli hanno portato via tutto, compresi il vaso da notte e il bicchiere per la dentiera?

    Ad ogni modo, non era estate ma fine autunno, si trattava di un melone fuori stagione.

  5. Splendido sguardo introspettivo in prospettiva diacronica… Dagli occhi di un bambino che percepisce le dimensioni in modo falsato (ma chissà, forse più vero) all’animo di un adulto che guarda indietro con un sorriso nostalgico…

    Complimenti per le emozioni che sai veicolare… 🙂

    Un bacione,
    Paola

    • già, da piccoli appare tutto grande ma questa grandezza credo che sia ingigantita anche dal tempo. Voglio dire che il tempo nutre questi ricordi, queste immagini, quasi li esalta. Poi, se a distanza di anni rivediamo gli stessi oggetti, gli stessi posti, ci accorgiamo che le dimensioni sono più modeste.

  6. A casa mia sono girati, tra gli altri, un giapponese stranissimo e un bergamasco messo ancora peggio. Gli accordatori sono creature particolari.

    Hai letto: Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto?

  7. E’ sempre un piacere leggerti! E i tuoi ‘personaggi’ sono sempre particolari forse perché osservati in modo particolare.
    Ciao Lucia

  8. @unarosaverde: bene, come dice l’autore nella presentazione, credo che sia un libro adatto anche a chi di musica ne sa poco. In effetti, il pianoforte è solo un pretesto, potrebbe parlare anche di acciughe che il risultato non cambia.

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