Non c’è musica senza silenzio

Dicevo…
a me piacciono le pause.  Nella teoria musicale i simboli che rappresentano la durata dei suoni hanno i loro equivalenti che rappresentano la durata dei silenzi. Quando studiavo severamente la musica trovavo quest’ultimi po’ estrosi, senza il pallino e con le cediglie sottili.

Sono belle le pause. Pensiamo alla Quinta di Beethoven, a quelle famose quattro note che secondo l’autore rappresentano il destino che bussa alla porta.

SOL SOL SOL MIb – -FA FA FA RE

Eppure, la prima nota non è un SOL ma una pausa, un silenzio. E dopo il MIb, che dura una battuta intera e sopra c’ha perfino il punto corona (tanto per dire: un musicista bizzarro potrebbe fermarsi su quella nota per un tempo indefinito) c’è di nuovo una pausa.

Insomma, per farla breve,  il non detto vale quanto il pronunciamento e qualche volta molto di più.

Ecco quindi che il direttore e la direttrice di The Best Magazine hanno deciso, come fanno i veri musicisti,  di inserire una pausa.

Approfittate a leggerlo, non si sa mai, magari quella pausa ha un punto coronato…

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24 thoughts on “Non c’è musica senza silenzio

  1. Questo post mi ha fatto pensare a un articolo di Miss Fletcher nel quale ho espresso lo stesso pensiero. I momenti di silenzio danno significato a tutto.
    E buona fortuna alla rivista, magari dopo un periodo di riflessione troveranno nuove idee.

  2. Io in quanto a pause sono un esperto. Mi spiace per la rivista come dice Chag speriamo che trovino nuove idee.
    Bethoveen era sordo lo sapevate?
    Che pozzo di sgienza che zono.

  3. Spiace anche a me per la rivista, spero si riprendano.
    Il silenzio ha un suo senso, sempre. Soprattutto in questi nostri tempi, nei quali spesso l’alternativa è il rumore, e non la musica.
    Grazie per la spiegazione su Beethoven, qui c’è sempre da imparare.
    Ah, io prenoto il primo banco per la scuola di Rick 🙂 !!!

  4. uh! Si riprenderanno di sicuro.
    Nella scuola di rick non credo che ci siano banchi. Ci sarà solo il bancone del bar. A lui piacciono così ed è lì che trova la gente strana.

  5. secondo me Rick russa come un boscaiolo del Wyoming. Vorrei sbagliarmi ma temo che sia così e magari soffre pure di bruxismo. E meglio che sopra ai letti ci mettiamo delle campane di vetro, bello solido.

    • le pause, i vuoti, servono sempre. A me non piace l’espressione “colmare un vuoto”. Significa che vorresti essere sempre pieno, al top e quindi sempre uguale.

  6. Caro Pan, sei un grande e sai che non te lo dico così solo per dirlo.

    Solo tu potevi trattare l’argomento “pausa The Best” così come l’hai fatto, con la tua solita e scanzonata ironia. Fantastico!
    Ma ci rivedremo senz’altro e tanto per incominciare, sono in trattative con l’editore Morena Fanti, per il nuovo numero di Scriveregiocando e quindi… 🙂

    Ciao, buona giornata.

  7. Mi piace molto quello che hai scritto.
    Credo che le persone portate per la matematica, hanno una sensibilità particolare per la musica, o quanto meno per coglierne alcuni concetti.
    Lo zero, come la pausa ha un suo valore.
    Scrivere in una serie storica di redditi della famiglia Rossi, un trattino in corrispondenza del 1981 non è come scrivere uno zero.
    Trattino “-” = dato non pervenuto, non lo so!
    Zero “0” = significa che quell’ anno la famiglia Rossi non ha mangiato
    Aggiungere ai guadagni di 800 Euro di Luglio, quelli di Zero Euro di Agosto la cambia e come la mia situazione!
    La pausa ha un valore, come i silenzi, come lo zero, come i respiri.

  8. ecco, se la matematica fosse spiegata così, forse sarebbe una materia molto più amata. Purtroppo, se ripenso alla mia storia scolastica e se guardo quella dei miei figli, non ho mai trovato un prof di matematica con dentro il sacro fuoco dell’insegnamento. Ho sempre e solo visto persone apatiche, senza passione, nemmeno quella per i numeri.

    Dicono anche l’opposto: chi è bravo in musica è portato per la matematica ma non è vero. Io non sono mai stato bravo, non mi è mai piaciuta, non ho mai trovato qualcuno che me l’avesse fatta piacere. E ora devo spiegarla a mio figlio, perché a scuola mica lo fanno.

  9. @lucrezia: sì, la musica è inquinamento sonoro, al pari del rumore, quando non è richiesta. Se vado a mangiare una pizza o un panino io desidero un po’ di pace o parlare con l’amico, non essere costretto a gridare perché i gestori tengono la musica alta, quella che piace a loro e solo per il loro piacere. Se disgraziatamente entro in un centro commerciale, vorrei che ci fosse un’unica musica in filodiffusione e non un caotico sovrapporsi di radio provenienti da tutti i negozi. La musica è inquinamento quando la imponi, quando la usi anche se non ce n’è bisogno, quando la tratti male, quando disturba il vicino.

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