Una Nota Impertinente – 1

Questo breve racconto è stato finalista nel concorso “Città di Sortino – racconto breve” e pubblicato nell’Antologia Pentelite 2010, Morrone Editore, ISBN 978-88-95936-12-3.

Pubblico la prima parte

“Ja, Ja, va bene”.
Il parroco del paesino tirolese esprimeva il suo assenso con le poche parole italiane che conosceva.
Per me era la prima volta. Intendo dire che prima di allora non avevo mai sentito una persona parlare esattamente come facevano le sturmtruppen dei fumetti.
“Va bene, così organo lavora, ja!”
Era stato mio padre a chiedergli se durante il periodo di villeggiatura potevo esercitarmi con l’organo, così, nel pomeriggio, dopo le consuete camminate andavo un paio d’ore nella piccola chiesa per suonare. Aprivo una  porta e salivo lungo le ripide scale che portavano al coro, proprio sopra l’entrata. Quindi dovevo girare una leva che metteva in azione il mantice. Il parroco mi aveva insegnato come fare.
“Girare questa leva e poi aspettare. Tu non avere paura, aspettare solo. E non pensare: questo coso rotto. Tu aspettare e lui suona”. E me ne aveva dato la dimostrazione: girò una levetta blu, si sentì un rumore strano, tipo un soffio d’aria dentro un tubo e poi pigiò sui tasti.
“Tu vedi? Non suona. Ma aspettare e quando pensare: adesso buono, arrivato, momento di suonare… Nein! Aspettare ancora”.
Quando  spiegò questo a  me venne anche da ridere, cosa che educatamente non feci trapelare. Mio padre però si divertì un mondo.
“Adesso essere momento buono, sì?” chiese con interesse alzando l’indice verso il soffitto.
“No! Aspettare ancora, lui essere ingannatore. Organo leggere nei pensieri. Aspettare ancora”.
E noi restammo in devota attesa, il parroco con lo sguardo assorto, mio padre con il viso impegnato, io con gli occhi altrove, verso gli intarsi dorati e la madonna bionda dipinta sui quadri della via Crucis.
“Essere ora, sì?” chiese sempre mio padre con gli occhi socchiusi.
“Nein! Presto ancora”.
Allungai lo sguardo verso un teschio sporgente da una parete, poi verso una mano ammonitrice che indicava il crocifisso. Una delle porte laterali, quella che s’affacciava sul cimitero, era aperta. Due donne anziane cambiavano i fiori sulle tombe.
“Momento buono sta per arrivare” sussurrò il parroco, “pazientare ancora poco”.
Si udì un altro soffio, quasi impercettibile e a quel punto disse:
“Ora!”
Si produsse in una rapida scala e poi fermò l’indice su un tasto, il LA, uno dei miei preferiti.
“Questo non suonare, difettare”.
“Kaputt!” disse mio padre.
“Ja, kaputt. Meccanico deve venire, forse domani o forse giorno altro. Ma puoi esercitare su altri tasti, sì” disse il parroco dandomi un colpetto sulla spalla.

Continua

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