Come una rigorosa partitura – 2

segue da qui:

Suor Ludovica invece se ne stava pacifica nel salone e suonava, suonava. Lasciava scorrere le mani sulla tastiera e chiudeva gli occhi. Sembrava che pure lei solfeggiasse le zeta ma il suo non era sonno: era una forma di appagamento simile all’estasi. Ogni tanto sollevava una mano e la portava alla fronte, come per scostarsi i capelli che però erano racchiusi nel velo.
Aveva un viso liscio, senza peduncoli e peli e le labbra erano sempre piegate all’insù, come una legatura di valore. A me piaceva sedermi lì vicino, stare zitto zitto ed ascoltarla. Confesso che un giorno pensai:
“Quasi quasi da grande farò la suora”.
Perché mi sembrava che non ci fosse niente di più bello che alzarsi la mattina e mettersi a suonare. Certo, per qualche ora suor Ludovica doveva anche farci cantare e forse, durante il resto della giornata chissà quante altre occupazioni aveva. Ma a me sembrava che l’intera sua vita fosse dedicata a quell’organo che puzzava tremendamente ed ogni volta aveva un suono diverso.
E probabilmente lo dissi anche a mia madre.
“Mamma, da grande voglio fare la suora per suonare l’organo tutto il giorno”.
Ed è forse a causa di questa frase che dopo qualche giorno mi trasferirono all’asilo comunale, dove non mi occupavo di mettere in ordine le zeta, non testavo i motori e non ero neppure ossessionato da gigantesche tonache nere.
Qualche giorno, fa entrando a casa di un compagno di classe di mio figlio, ho risentito quella strana musica suonata su quello strano coso puzzolente che è l’Hammond.
“Chi è che suona?” ho chiesto meravigliato.
“Mia nonna”.
“Posso vederla?”
Il bambino mi ha preso per mano, cosa che fa sempre una certa impressione quando non sei tu a fare da guida, e mi ha portato in un’altra stanza. E qui mi sono accorto che la vita è come uno spartito, con un pentagramma ben tracciato e un tempo definito all’inizio. Ogni tanto questo cambia, diventa più movimentato. Le note presentano trilli e acciaccature, si spazia dai toni acuti a quelli più gravi. Le battute occupano uno spazio preciso e assomigliano agli anni sche scorrono.A volte credi che il pezzo sia terminato invece giri pagina e davanti a te hai ancora molte righe. E poi ci sono i ritornelli che esegui con piacere se la musica ti convince, tiri dritto se non vedi l’ora di terminare.
Quello che mi si presentava davanti in quel momento era un ritornello. Senza parlare osservavo questa nonna che suonava: un viso semplice, “senza peli e peduncoli” pensai. Una pelle ancora liscia, lo sguardo assente, quasi in estasi e ogni tanto quel gesto, quel sollevare la mano verso la fronte e sistemarsi i capelli.
Che questa volta però, non erano racchiusi nel velo.

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16 thoughts on “Come una rigorosa partitura – 2

  1. L’organo Hammond lo usavano, lo usano, un sacco di gruppi rock, dai doors ai king crimson eheeh. Questa suora era, è, molto rock e proprio per questo motivo che secondo me ha lasciato la divisa da suora:)
    Il racconto è davvero bello. Magari proponilo a qualche progetto di racconti in ebook. Tipo il castellovolante:)

  2. Mi piace l’immagine del bambino che fa da guida.
    “E qui mi sono accorto che la vita è come uno spartito, con un pentagramma ben tracciato e un tempo definito all’inizio.”
    Una frase che fa pensare alla vita come gioia,musica, ma anche lavoro, ma quello spazio definito riporta alla sua caducità, alla morte e se da un lato ci riempie di tristezza, dall’altro ci porta ad apprezzare ancora di più quello spazio definito. Un destino a cui tutti gli esseri viventi sono assoggettati.
    Non condivido con Rick l’interpretazione della frase finale “Una pelle ancora liscia, lo sguardo assente, quasi in estasi e ogni tanto quel gesto, quel sollevare la mano verso la fronte e sistemarsi i capelli.
    Che questa volta però, non erano racchiusi nel velo”, perchè credo che la suora e la nonna siano due persone diverse.
    Bel racconto.Ciao Lucia

    • sì, ed ogni vita ha una musica diversa. Per alcuni è monotona, ripetitiva, ossessiva. Per altri è molto varia. Alcuni godono di partiture complete per orchestra ma queste sono vite eccezionali.

  3. E’ delicato e al contempo potente, questo tuo scritto…
    Sai che io non so se la nonna e la suora siano la stessa persona? Mi pare di sì, a tratti…ma potrebbero anche essere due persone diverse.
    Magari sbaglio, ma mi piace pensare che tu abbia intenzionalmente voluto lasciare questo dubbio al lettore…non so!
    A parte ciò trovo tenera l’immagine del bimbo che fa da guida ed è efficace e stilisticamente perfetta la descrizione dello spartito come metafora della vita.
    Bravissimo Pani, complimenti.

    • non ricordo più…ma credo che sia proprio così, ho lasciato intenzionalmente il dubbio. Ogni lettore può decidere se la nonna e la suora siano la stessa persona.

  4. Concordo con i commenti precedenti. Hai una scrittura delicata, che si fa leggere, uno stile che crea atmosfera. Credo anch’io che ci sia qualcosa di scritto, come un cerchio che si chiude. La cosa, secondo me, riguarda soprattutto gli incontri che nella vita parlano sempre tardi. In bocca al lupo per le molte cose a cui lavori. 🙂

  5. grazie 🙂
    Sì, a me piace chiudere i cerchi. Magari posso lasciare uno spiraglio, una via di fuga, ma deve sempre esserci qualcosa che racchiude, stringe, comprende.

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