Come una rigorosa partitura

Tra le cose vecchie e dolorose ho trovato questo racconto di quattro paginette.  Ne pubblico  la prima parte.

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Io ancora non lo sapevo ma con quel coso strano, che aveva anche un certo odore, in giro per il mondo c’era gente che componeva musiche bellissime.
Quel coso strano era un organo Hammond e lo suonava suor Ludovica. Questo è l’unico ricordo positivo che ho di quei pochi mesi, o forse giorni, che trascorsi all’asilo parrocchiale. Oddio, ricordo anche che mi fidanzai con una certa Paola e già allora dovevo avere le idee ben chiare in fatto di bellezza. La rividi dopo vent’anni e giuro che era diventata uno schianto. E non dico altro per non mordermi le dita.
Gli altri ricordi sono tutti nebulosi e rotondi. Dico rotondi perché le suore che gestivano l’asilo erano tutte di corporatura robusta e facevano una certa impressione. Forse i miei occhi erano troppo piccoli oppure non erano abituati a focalizzare le grandi misure. Però, anche se il paragone sembra eccessivo, tra suor Amabile e la Seicento Multipla nera di mia zia Clelia non percepivo grosse differenze. E tutte le altre sorelle erano uguali a suor Amabile.
Dopo pranzo ci radunavano intorno al tavolone per dormire. Ogni bambino doveva chinare il capo oppure sorreggerlo con i pugni. A me non dispiaceva: per almeno trenta minuti, un’ora, avrei pensato ai cavoli miei, senza occupare la mente in stupidi lavori di colla e cartone. Senza intonare canzoni dal significato oscuro o mettersi in riga e pregare i santi. Quindi appoggiavo il mento sopra i pugnetti e pensavo.
A volte succedeva che riuscivo a prendere sonno, cominciavo a solfeggiare le zeta, ad accompagnare gli altri bambini… zzz…zzz…zzz…testavo i motori… ron…ron…e ci aggiungevo pure un bel sospiro perché faceva tanta tenerezza.
Mi succedeva anche di vedere le pecorelle saltare lo steccato oppure toccare con mano i soldatini che avrebbe portato Santa Lucia. Mi sembrava di disporli in formazione e dare l’avvio a battaglie infinite. Il trombettiere suonava la carica, i cavalli scalpitavano e poi si sentiva il sibilio delle frecce unito a quello delle pallottole. Vedevo la gru telecomandata, bruum, bruum brumm, la PISTOLA! la pistola con i pallini rossi…zzz…zzz… il trenino Lima del fratello… ron…ron…ron…
Lo sentivi sferragliare questo trenino, ciuff ciuff, sembrava quasi di sentirlo. Gli abbassavi i finestrini e il vento ti scompigliava i capelli. Sì, la locomotrice verde ce l’avevi in mano, tuo fratello te l’aveva regalata. Sapevi che era solo un sogno, un’immagine appoggiata su tante zzz…zzz…zzz… ma sembrava vero, lo toccavi, faceva rumore, ciuff ciuff e tran tran. Eri piccolo ma ti rendevi conto che una volta sveglio tutto questo sarebbe sparito e quindi insistevi, continuavi a solfeggiare le zeta, deciso a non aprire gli occhi.
Invece ti svegliavi di soprassalto e vedevi sfilare tra le sedie quel donnone di suor Carmela, un rodomonte di donna che assomigliava a nonna Abelarda e che se non ricordo male, sul naso adunco aveva anche un grosso bubbone. Con gli occhi appannati seguivi gli scartamenti di questa locomotiva, il suo sciabattare tra un bambino e l’altro, la brezza che sollevava la tonaca, quell’odore che rimaneva nell’aria.
“Borotalco? Sudore? Minestrone?” ti chiedevi sollevando il naso.
Cercavi di riprendere sonno ma non era facile. Non dopo quella visione e lo strano odore che si era infilato nelle narici.

continua

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17 thoughts on “Come una rigorosa partitura

  1. doloroso perché quell’atmosfera ti ha lasciato brutti ricordi? perché Vecchio? ..lo hai scritto molto tempo fa? Scrivere sui ricordi fa bene a se stessi e fa rivivere ad altri ricordi comuni…. ora ci incuriosisce il seguito!

  2. vecchio perché ha qualche anno, almeno quattro o cinque e quando l’ho scritto vivevo un bel momento, o almeno così mi pareva. E’ questo l’aspetto doloroso, non i ricordi raccontati.

  3. E’ doloroso che appartenga a un passato felice che non hai più. La mancanza della felicità. Però vedrai che ne scriverai altri che racconteranno di felici istanti. Intanto finisci di pubblicare questo. 🙂

  4. Sembra di vederlo quel bambino con la testa sul tavolone che finge di dormire e sogna! Molto divertenti i paragoni tra le suore, le macchine e la rotondità dei ricordi.
    Ciao Lucia

  5. Il bambino, i suoi sogni e le suore…sembra tutto così vero.
    Pani hai dipinto una poesia, con le tue parole, e io aspetto di sapere cosa accadrà a quel bambino che si deve sorreggere il capo coi pugni…ha un volto, da quanto è descritto bene da te.

  6. ti immagini anche quanta sofferenza nel sorreggere il mento con i pugni? Roba che se ti addormenti sul serio e i pugni si sfilano, ti ritrovi con il mento sbrecciato…

  7. Pingback: Come una rigorosa partitura – 2 « Panirlipe's Weblog

  8. A me una volta una suora mi diede una sberla:( Quindi, è chiaro che io non le sopporti tanto ste pinguine eh. Pensa che quando ne incontro qualcuna di riflesso abbasso la testa per schivare l’attacco.
    Leggo il seguito.
    Condivido appieno il pensiero di Miss. Che bello avere qualcuno che scrive quello che pensi:)

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