La più vuota banalità

Dialogo tra il capitano-psicologo Gilbert e Albert Speer, architetto di Hitler:

“Dottore, mi aiuti a capire quant’è accaduto oggi a pranzo. Goering ha la capacità di dominare di intimidire, pur non possedendo uno straccio di potere”.
“Sì”.
“Come lo spiega lei?”
“Abitudine…istinto …quella componente dell’anima tedesca che risponde bene all’autorità, reale o immaginaria”.
“Le ragioni sono queste?”
“Sì”.
“Ma le parole che diceva, il pensiero, non hanno alcun impatto?”
“Quali parole? Quale pensiero? È pura banalità. Il nazismo aveva le sue fondamenta nella più vuota banalità”.
“Un uomo come lei, lei, sedotto dalla più vuota banalità?”
“Sì…perché puoi darle il significato che più ti conviene”.

dal 14esimo minuto

Chissà, magari un giorno ci sarà qualche illustre italiano che dirà la stessa cosa.


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4 thoughts on “La più vuota banalità

  1. Inevitabile pensare alla “banalità del male” della Arendt, quella banale mediocrità e superficialità o assenza di pensiero che rende l’uomo comune capace di atrocità.
    Sono l’abitudine, l’assuefazione, la mancanza di reazione, di indignazione, le manifestazioni prime e più evidenti che portano a questa banalità.

    Non è necessario aspettare un giorno, sta già accadendo, proprio qui, ora.

  2. @Marta: mi auguro presto

    @Ossidiana: appunto. Mi chiedo se un giorno ci sarà qualcuno che chiederà ad un personaggio illustre: “Ma perché? Com’era possibile? A cosa pensavate in quel momento?”

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