Notturno Italiano

“E tu?”
“Io cosa?”
“Non ti piace l’Italia?”
“Certo che mi piace”.
“E come mai sei a Parigi?” chiese.
“Perché in Italia per un musicista c’è poco da fare”.
Il Paese si era trasformato in una landa arida. Una delle civilizzazioni più raffinate del mondo si stava spegnendo in trionfo di calciatori, soubrette, banditi, cocainomani, puttanieri e dei loro avvocati.
“La cultura attraversa un periodo buio” aggiunsi.
Era vero: in Italia avevamo assistito al massacro del cinema, della letteratura, della drammaturgia, delle arti figurative e plastiche e subito la vendetta degli ultimi della classe, dei cabarettisti scrittori o degli scrittori che erano regolarmente rimandati in italiano, di quelli che madri e maestre bastonavano tutti i giorni e che per questo erano diventati stupidi, arrivisti e feroci.

da Notturno per Violoncello Solo di Pablo Lentini Riva – Ellin Selae Editore

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8 thoughts on “Notturno Italiano

  1. Quanto è vero.
    E mi rode quando sento stranieri (come Americani) dire che il nostro Paese è l’unico a contenere così tante risorse artistiche e letterali in tutto il mondo. Un guinnes che stanno facendo sparire, sostituendo l’arte alle odiose forme di cattiva comunicazione e cattiva costituzione (sinonimo di ingiustizia). Ad ogni modo, mi rode perché gran parte degli artisti Italiani fuggono, America, Francia, ed evadono, perché non si sentono appagati, perché pensano che fuori potrebbero ricevere molte più cose. In realtà l’Italia ne potrebbe offrire moltissime, come ha sempre fatto. Ma.. (c’è sempre un “ma”)

    “E come mai sei a Parigi?”
    “Perché voi francesi senza gli italiani non avreste mai conosciuto l’arte, forse” (disse la Storia)

  2. Triste, bello, vero… sono d’accordo anch’io. Ma qualcosa si potrà pur fare per cambiare le cose, no…? 😉
    Buona giornata 🙂

  3. Sarebbe interessante sapere quando è stato scritto questo libro per capire se si tratta di preveggenza, del genere costruzione immaginativa poi superata dai fatti concreti, oppure realismo descrittivo.
    In ogni caso, ora in questo pantano ci siamo fino al collo, per l’arte e la cultura in generale come per qualsiasi altra occupazione umana, e non ci rimane altro che la nostalgia e il rammarico.

  4. @Flavia: interessante la tua ultima interpretazione. Non per niente, per dirla alla Paolo Conte, “I francesi s’incazzano”. Ma anche noi abbiamo imparato l’arte da altri.

    @ossidiana: realismo descrittivo, è del 2007 se non ricordo male. Dobbiamo solo aspettare che il pantano diventi letame. Poi da quello nasce nuova vita.

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