scarabocchi #1

L’insegnante di Storia dell’Arte era una brava persona: serio, pacato, una voce viola spesso in sintonia con la tonalità del maglione. Lo consideravo innovativo: ci spiegava l’arte proiettando le diapositive dei dipinti, scattate da lui. A quel tempo era una cosa impensabile. Purtroppo non sempre riusciva a catturare la mia attenzione.
Una volta però, dopo una breve interrogazione e avermi guardato in volto,  disse:
“Tu dovresti pensare. Hai tempo per farlo?”

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26 thoughts on “scarabocchi #1

  1. proprio lei! Ho sottoscritto il suo blog qualche settimana fa.
    Comunque, a quel tempo ero così preso dai miei scarabocchi tanto che invece di usare i quaderni di scuola utilizzai dei piccoli taccuini.

  2. Quelli che preferisco sono le teste colorate che sembrano maschere africane e nei tratti rappresentano qualcosa di primordiale.
    Io a scuola disegnavo ramificazioni infinite, sinuose e aggrovigliate, con spine e piccole foglie. Riempivo i margini di quaderni e libri. Se l’andamento curvo delle linee degli scarabocchi indica, come si dice, capacità di adattamento, io ero regina in quel senso. 🙂

  3. Uhm…se pensi agli scarabocchi di haring e a quanto valgono…
    Comunque, quello del mio insegnante era un invito/complimento. Voleva dirmi: che fai in questo istituto tecnico? dovresti pensare, quello è il tuo mestiere.
    Ma come sempre è andata diversamente.

  4. Voleva dirti che non sei fatto per le cose da pensare ma per pensare le cose. Credo. E ritengo avesse ragione. La sua frase altrimenti non avrebbe scavato un posto nella tua memoria.
    Pensieri rari e furtivi? Ho pazienza 🙂

  5. uhm…può essere così, anzì, quasi quasi deve essere vero. L’insegnante di arte aveva detto anche un’altra frase, citando Wittgenstain: se il tempo è a un senso il tempo è un nonsenso. Bah…ogni tanto ci penso.

  6. Bella domanda, che non credo necessiti di una risposta. La risposta è a noi, è astratta, è nel nostro stesso pensiero. Io purtroppo trovo sempre il tempo per pensare. Nonostante tutto lo considero un bene. Non mi piace convincermi del contrario.

  7. Ti racconto una storiella: un giorno nel mio studio il muratore che era venuto a riparare una infiltrazione d’acqua, dopo aver osservato alcuni miei quadri sulle pareti, mi ha confessato che quando era bambino amava tanto disegnare ma che aveva smesso presto. E mi spiegò il perchè.
    “Dopo aver disegnato un bellissimo alberello con tanti puntini rossi per rappresentare le ciliege, la maestra lo vede e commenta:
    – Si in sti gandulit? (cosa sono questi nocciolini, in milanese).
    Da quel momento, ho smesso di disegnare”.
    Lascio a te il commento!

  8. Sari: era una maestra con poca immaginazione! Io, se fossi stato il muratore bambino le avrei risposto con trasporto: “sti gandulit sono bacche preziose che gli gnomi delle scuole raccolgono di notte, per confezionare ghirlande da porre intorno al collo delle maestre più belle”.

  9. uhm…ti dirò: ultimamente trovo molta più intelligenza e fantasia nelle persone normalmente colte e mi meraviglio di questo. Mi sorprende come certe persone, colleghi e amici, laureati e di successo riescano ad annoiarmi. Mi annoiano nell’eloquio, nella povertà di linguaggio. Umpf…diventerò un vecchio brontolone!

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