Spot tim

Forse avranno letto anche i miei commenti nei vari post di Diemme. Perché ormai è dall’inizio di questo blog che vo’ predicando l’assoluta insulsaggine degli spot della TIM e la mia intenzione di cambiare fornitore. Tuttavia, i geniali creativi pubblicitari, i direttori marketing e i vertici aziendali dovrebbero capire che non è tanto Belen che non funziona ma il De Sica stesso. Quasi sempre,  forse perché sono veneto, non capisco neppure cosa dice.
Non che gli altri gestori di telefonia mobile brillino per inventiva. Alla SIM Wind ho  già rinunciato e se insistono in questo modo, va a finire che elimino pure Infostrada.
In definitiva, a beneficio di tutti gli analisti web che perlustrano la rete, direi che la Vodafone gode di spot più delicati e ad ampio spettro, capaci perfino di non farmi odiare il pupone.
Ma se poi penso alle milionate di euro che spendono per produrre queste scenette  (pure ai GREST parrocchiali riuscirebbero a fare di meglio), mi dico:  non potrebbero farne a meno e farci risparmiare qualcosa in più a noi?

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24 thoughts on “Spot tim

  1. Beh, sicuramente a un altro questo post non ispirerebbe tenerezza, non è quello il suo scopo, ma a me sì, perché mi ricorda il tuo primo commento da me, l’inizio di un’avventura! 😀

    Mi pare che ti lamentasti del dialetto romanesco, e in particolare di De Sica: che bei ricordi! (il tuo commento, non De Sica 😆 ).

    Ora lo vado a ricercare, semmai te lo posto. 😀

  2. uh! Lo ricordo bene ma non è proprio il primo commento che feci nel tuo blog.

    Comunque sì, ne sono sempre più convinto: gli spot TIM e WIND mi mandano in bestia. Non riesco a capire, non ne colgo il significato, la storia, la comicità, se c’è.

    Eppure, su un telefono si potrebbero costruire tante storie. A pensarci, quella con Massimo Lopez, una telefonata allunga la vita, era un capolavoro.

    • Sì, “una telefonata allunga la vita” era davvero un capolavoro.

      Per quanto riguarda il primo commento, ricordo benissimo dove fu, sul post “La noia” (niente link solo per mia pigrizia), dove parlavo di un tizio che mi aveva fatto davvero arrabbiare e addirittura, quando intervenisti tu che non conoscevo, ti chiesi se eri lui sotto mentite spoglie.

      Ma lo sai che oggi io e quel tizio siamo grandi amici, e che ha partecipato sempre ai nostri raduni, fin dal primo?

      Buffa la vita! 😀

  3. Promozioni a destra e sinistra ma niente risparmio. Te li scontano da una parte e te li fregano dall’altra, appena possono (cioè ogni-qual-volta che fai anche finta di fare una chiamata, ecco la segreteria o lo scatto alla risposta). E’ tutto un mercato infinito. Lo spot della vodafone è quello che funziona di più, perchè nonostante si possa finire per detestare “un centesimo, un centesimo, un centesimo” lo slogan ti rimane fisso in testa e da lì non ne esce. La semplicità di questo spot vince. Di conseguenza – a mio parare – lo spot della Tim non funziona proprio per tutta la musica che ci mettono dentro, e le ambientazioni finte, Belen compresa. Il pubblico vuole qualcosa di semplice e comprensibile. Infostrada è invece uno spot che poteva avere grosse potenzialità e invece, è così. L’elisir della giovinezza di Fiorello.

  4. a dire il vero, io gli spot li seguo distrattamente e di quello che pubblicizza vodafone non ne ho idea. Però lo trovo uno spot tranquillo, familiare, educato, che non vuole strappare risate a tutti i costi. La TIM invece, cerca di far ridere ma non ci riesce. Forse è una comicità comprensibile per i laziali ma non per me. Così pure quella di …uff…non ricordo il nome. Vabbe’, quella della wind con la econtrada e il tipo che imita Briatore. Ma chi è che riesce a sorridere? A chi fa ridere?
    E purtroppo, la prima cosa che ho pensato di Fiorello, in questa nuova serie di spot, è stata:
    “Ecco…farà la fine di De Sica”.

  5. Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada per la wind. Diciamo che è molto demenziale quello spot, però come puoi notare, anche qui “slogan” che resta bene impresso. Un pò come la canzoncina dei cereali Miel Pops >> http://www.youtube.com/watch?v=6eoI3kEfqz4&feature=related << che è fastidiossissima ma facile da ricordare. Ecco, questi spot sono quindi la dimostrazione che la televisione la maggior parte delle volte trasmette demenza. E soprattutto visioni della vita sbagliate.

  6. esatto, proprio loro. E se c’è una cosa che non sopporto sono anche i jingle, il metodo migliore per rovinare una canzone.
    Se c’è una cosa che mi conforta sono i dati audiweb: sempre più gente si sposta sul web e guarda meno la tv.
    Se c’è una cosa che mi sconforta è lo stesso dato: di questo passo, in tv resterà solo spazzatura.

  7. @ Diemme: ma come li fate i raduni? Con le moto e birre?

    @ Flavia: purtroppo credo che gran parte del web sia spazzatura. Bisogna solo essere in grado di fare la raccolta differenziata e godere di qualche buon inceneritore.

    @Elle: dici? Mah, non credo. Ma ci tengo a sottolineare che a me non è Belen che dà fastidio. E’ la pubblicità in sè, lo spot in stile cinepanettone, come dice Grasso. Uno spot che non dice nulla, urticante, stupido. E mi chiedo quanto sia costata una campagna del genere, sia in termini di produzione che di spazi sui media. Prima di far saltare Belen e De Sica bisogna fare le scarpe all’agenzia pubblicitaria e al marketing che ha accettato un lavoro così scadente.

    @franco: Blu? Mi dice qualcosa…uhm, chi erano? Quelli prima di Tre? Accidenti, solo per il nome stipulerei subito un contratto.

    • Ci limitiamo a metterci a tavola allegramente, chiacchierando animatamente. Poi, se stiamo al mare, rimaniamo là fino a verso le sette, nella posizione con vista riservataci (una volta alcuni di noi si sono fatti anche il bagno), se invece stiamo a Roma, ferma restando la prima parte di pranzo, ce ne andiamo a spasso per la città.

      Moto mai, una volta una persona ci raggiunse in bicicletta, ma abitava lì vicino. 😀

  8. Se tutti i consumatori fossero come me, i pubblicitari dovrebbero chiudere bottega, perché pur ricordando gli spot, raramente li collego al prodotto per cui sono stati pensati. Come dire, rammento che viene pubblicizzato, che so, un’auto, un profumo o un dentifricio, ma non ricordo affatto la marca.
    Una liberazione (o una ribellione inconscia) che mi permette acquisti più meditati e personali.

  9. uh! Lo dici a me? Però quando una cosa fa pena la ricordo e memorizzo tanto quanto una cosa bella.
    Tuttavia, torno a sottolineare quello che molti non dicono: lo spot fa schifo non per Belen ma per la regia. E ora Belen, che poteva pure essere bella senza aiutarsi con i ritocchi, è uscita con questa sentenza:
    «Io sono solo una showgirl, ma non si sa perché sono sempre al centro di presunti scandali», dice. «Per me è uno scandalo se una showgirl come me, una che ha fatto i calendari, scende in politica. Io non deciderei mai di fare politica e mai lo farò».

  10. Navigando fra le onde del web mi sono piacevolmente incagliato in questo bel blog.
    Scrivo per passione con lo pseudonimo di Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).
    Ti invito a visitare la mia scatola di latta ed eventualmente collaborare.

    Se ogni giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com

    buona feste e a presto spero

  11. @ Dona:anche la tv è diventata così invasiva che non puoi evitarla del tutto. L’hanno piazzata in quasi tutti i ristoranti e bar. E se non la vedi la senti, perché vicino a te vive sempre qualche vecchiotta sola e sorda

    • mmm…innanzitutto bel blog, mi intrometto e poi ti linko sul mio. Se ti va vienimi a trovare e fai altrettanto.
      Allora l’intromissione: è vero, sono in casa da solo, e quindi la tv è una tentazione, anche mentre sto scrivendo. Per spegnerla e preferirle pat metheny come consulente letterario ho dovuto risolvermi da un po’ d’inerzia. E gli spot: quelli sui servizi (telefonia, energia, etc.) sono improntati ad un buonismo e ad un mondomigliorismo che nemmeno cerca di manipolare il tuo inconscio: tanto fanno cartello e devi andare da uno di loro per forza, che ti ricaricherà bellamente il costo del marketing. Se la vedono in teoria più brutta gli spot di aperitivi o di auto, che non sei obbligato (o quasi) a comprare: e allora parte la manipolazione, tipo l’associazione surrettizia(se la proponessero esplicitamente qualunque idiota avrebbe le armi per lo smascheramento) tra la costruzione della tua personalità ed un auto o la tua voglia di vivere ed un bicchiere in mano. Personalmente nei casi più irritanti attuo il boicottaggio (aperol, averna e montenegro non mi avranno mai più tra i loro clienti; per non parlare di profumi e dopobarba, ho la conferma che non mi servono). ma non è facile, bisogna ammetterlo.

  12. @ sestorasi: grazie.
    E’ chiaro che la pubblicità impone dei comportamenti, delle identità, delle tribù. Il marketing delle aziende si spinge sempre di più a questo: coccolare il cliente, farlo sentire parte di un gruppo, avvolgerlo, dargli appunto un’identità se questo ne è sprovvisto. A qualcuno può anche piacere, dare sicurezza. Per come la vedo io, più una persona matura meno ha bisogno di questi sostegni.
    Ma a parte questo, il post si riferisce alla bellezza, qualità di uno spot. Ci possono essere spot pubblicitari di oggetti che mai comprerei ma che apprezzo per il buon gusto, la regia ben fatta, il messaggio. Quelli delle compagnie telefoniche, Tim su tutte, li trovo veramente degradanti, ripugnanti, mal fatti: Fossi Fantozzi direi: delle boiate pazzesche. Ma questa espressione è ancora un complimento.

  13. vero, però a volte forma e sostanza coincidono e credo che gli spot di telefonia siano volutamente non rivolti a palati fini. A me ad esempio aveva commosso (giuro) la caratterizzazione di quel tecnico enel orgoglioso di avere elettrificato l’italia degli anni sessanta, che col suo furgone si imbatte con stupore nell’oggi, per lui la fantascienza dell’energia! Ma lo spot tirava a collocare azioni, cioè era rivolto ad un target del tutto diverso.

  14. a me è piaciuto tantissimo uno spot della timberland. L’avevo già detto tempo fa sul blog di Diemme. C’è questo uomo che cammina lungo una collina, sente una goccia, alza il bavero, si cala il cappuccio e poi s’inoltra in mezzo alla pioggia. Magnifico.

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