La paura del silenzio

Oggi ho pranzato in pizzeria con un vecchio amico.

Tempo fa volevo eliminare questa pizzeria dai miei preferiti. Volevo farlo perché non c’era più la cameriera da film, la ragazza con il viso cinematografico, quella che potrebbe interpretare qualsiasi parte, dalla bidella alla vamp, dalla guerriera alla donna in carriera. Un viso che non so perché, mi ricorda la liquirizia.
Non c’era più lei e nemmeno la sua dolcezza e simpatia. Dunque, perché tornare in quel posto durante la pausa pranzo?

Forse perché la pizza è discreta e l’ambiente abbastanza tranquillo, nonostante in due sale campeggino un paio di monitor sintonizzati sempre su Italia Uno.

Oggi ho scoperto che anche loro  hanno paura del silenzio: la tranquilla pizzeria si è trasformata in un ambiente del tutto uguale agli altri, con musica altissima o comunque ad un volume tale da compromettere la conversazione.  Musica che non ho chiesto, che non mi piace, che non sopporto subire. Un’abitudine che è andata a compensare il divieto di fumo imposto dalla legge Sirchia.

Ecco, a dirla tutta anche la pizza faceva schifo ma non so quanto la mia sensazione sia influenzata dalle considerazioni precedenti. Però, se qualcuno propone una legge che vieti l’abuso di musica negli ambienti pubblici, io sono il primo firmatario.

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24 thoughts on “La paura del silenzio

  1. Quando in un gruppo, in un ambiente, cala il silenzio, si dice che quello che lo rompe sia il più fragile.

    Fa paura il silenzio, chissà perché. Forse perché non ci consente più di ignorare la nostra voce interiore, forse perché ci costringe a pensare…

    Il silenzio assomiglia all’ignoto, assomiglia al vuoto, e forse provoca anch’esso una sorta di horror vacui..

    O forse è l’orrore dei pensieri, che facilmente generano bilanci, troppo spesso amari.

    Stordirsi, rende tutto più facile.

  2. sono pronta anch’io a firmare!
    Ci sono tre cose che fanno paura in generale: il silenzio, l’immobilità e l’oscurità. Tre cose che fanno pensare alla morte.
    Poi c’è l’altro lato della medaglia: il silenzio come ascolto delle voci che non hanno suono, l’immobilità come riposo e abbandono della fatica, l’oscurità perchè non ti influenza con i suoi colori tanto da permetterti di sognarli più vivi di quelli che vedresti con la luce.
    Speriamo che ritorni la cameriera così tu potrai immaginarla in tanti modi e noi, di riflesso, immaginarla attraverso le tue parole.
    Ciao Lucia

  3. Be’ mi sa che firmo anch’io. Sempre odiato i locali con musica ad alto volume. Tanto che ci siamo, mettiamo anche un comma sulla soglia d’illuminazione minima: mi irrita non riuscire a vedere quello che bevo/mangio. Saluti da Zampagna.

  4. @Diemme: esatto, vogliono stordirci. Ormai, entrare in un ristorante è come entrare in un centro commerciale: musica, musica, musica, per non lasciare il tempo di pensare. Però io non voglio pranzare con Zucchero che mi sbrodola nelle orecchie, ma fosse anche Chopin, la musica voglio ascoltarla quando dico io. Di sicuro non quando mangio.

    @Lucia: il silenzio differenzia, non è mai uguale. Nel silenzio si ha modo di apprezzare tutte le sfumature di una locanda, trattoria o pizzeria. La musica radiofonica invece, appiattisce tutto, rende tutto uguale. Solo in una trattoria padovana mi sono trovato bene: in filodiffusione trasmettevano musica jazz, soffusa, ben modulata, piena di silenzi e non disturbava per niente.

    @Barabba: ops! é vero: come nel fiume di Eraclito, l’acqua non è mai la stessa.

    @Pagnino: io in genere non sopporto i locali con la musica. Se la voglio vado in discoteca, in una balera, in un night club…in pizzeria io voglio una buona pizza! E poi, se c’è la cameriera dal viso cinematografico, tanto meglio.

  5. Pero’ la musica non e’ dannosa per la salute, a meno che non sia cosi’ alta da danneggiarti il timpano. S
    Sia chiaro neanche a me piace urlare mentre sono a pranzo fuori, e ha ragionissimo Pagnino, detesto i ristoranti troppo bui; una volta mi hanno trascinata in una pizzeria con megaschermo, luci soffuse e lambada a palla. Un incubo. Pero’ sono anche terrorizzata da questo Tempi di divieti.
    Secondo me non si tratta di vietare gli abusi per legge, ma della continua ricerca di
    “Quel posto mi piace tanto perche’ se aprissi un locale, lo vorrei esattamente cosi” 🙂

  6. io sono sempre per il buon senso, il buon gusto. Non credo che in un ristorante-pizzeria classico, durante la pausa di mezzogiorno la musica sia indispensabile. Magari molti pranzano insieme per lavoro, per discutere. Ma fosse anche un pranzo normale, che bisogno c’è di questa radio sempre online che sormonta, sovrasta, copre le tue parole? Se tu, pizzaiolo o cameriere ti annoi e ti piace ascoltare la musica mentre sei al banco, lascia in pace i timpani degli altri, o almeno, tieni un volume basso.
    C’è proprio bisogno di una colonna sonora nelle nostre giornate?

  7. appunto. Anche nei film ci sono momenti di silenzio, pause, motivi delicati o energici, diversi nel film stesso e anche da film a film.
    In trattoria ormai, come nei centri commerciali, c’è solo questa macedonia musicale che rende tutto uguale.

  8. Non ci sono le tre I , in compenso abbiamo le tre D: Diseguaglianza, Diseducazione, Disoccupazione.
    In fondo è solo questione di ordine alfabetico.

    Per la musica negli ambienti pubblici, come darti torto? In certi casi è davvero insopportabile.
    Ecco perché tante volte ci si rifugia nelle proprie cuffiette, rischiando l’autismo. 🙂

  9. infatti, all’interno di certi centri io mi metto le cuffie, così se voglio stordirmi o rovinarmi l’udito lo faccio con il prodotto che dico io. Umpf…mi toccherà farlo anche in pizzeria.
    Peccato per la I. Era una gran bella lettera: alta e snella, diritta, intellettuale. D e S sono sempre DiSpregiative.

  10. Un viso che non so perché, mi ricorda la liquirizia.
    Che bell’immagine Pan!
    Me la vedo questa ragazza dalla faccia tonda come le girelle di liquirizia, appunto.

  11. @Elle: una girella? No, troppo snella per essere così tonda. Forse erano i suoi lunghi capelli neri. E poi…ecco perchè…quando pagavamo ci offriva sempre un bicchierino di anima nera.

    @ Morena:peccato sì. E’ sempre più difficile trovare visi interessanti

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