Cosa resterà di questi anni zero

Va bene, secondo molti gli anni zero sono terminati con il 2009. Per me gli anni zero finiscono con il completamento del 2010, così come il secondo millennio è terminato il 31 dicembre dell’anno duemila.
E poi inizieranno gli anni Venti, tanto che se si mette in moto il cervello vengono fuori strane associazioni, per cui è meglio fermarsi.
Se ne parlerà? Ci sarà qualcuno fra trent’anni che dirà:

“Ah! I mitici anni zero…”

Ma cosa resta di questi? Cerco di fare un elenco, a caso, così come capita:

  • La secolarizzazione del tatuaggio, non più come forma di trasgressione ma come accessorio. Ne ho già parlato nel post precedente e non mi dilungo.
  • Di seguito: il rimbecillimento maschile, uomini che si imbellettano, depilano, rifiniscono le ciglia, scolpiscono e schiariscono i capelli. Mah…forse che la mia sia invidia?
  • Il totale, progressivo ed innarestabile decadimento della televisione, l’esplosione dei reality show e delle zuffe pilotate. Credo che il male compiuto dalla TV privata, imitata poi da quella pubblica, sia irrimediabile. Non resta che prendere il tubo catodico, metterlo in giardino e trasformarlo in alcova per le galline.
  • Il colpo di reni di Internet, con il WEB 2.0 e la nascita dei social network. Ora è la stampa, la pubblicità su carta che cerca di imitare il web, riproducendo menù di navigazione, icone, effetti.
  • L’assuefazione, la schiavitù verso quel piccolo oggetto chiamato cellulare. Siamo veramente rincoglioniti e ci siamo cascati, anche in questo caso, come polli. Per non parlare degli spot delle compagnie telefoniche, uno più demenziale dell’altro. E qui aggiungerei un sotto punto: l’assenza di idee, o di buon gusto, delle agenzie pubblicitarie.
  • Un’altra guerra, l’impegno militare in Afghanistan ed è inutile che vengono a raccontarmela. Non si avvia una guerra per cacciare un uomo. Sotto c’è dell’altro, sotto c’è del gas. E noi, poveri italiani, ci accodiamo come sempre, per spartire poi la vittoria.
  • Il decadimento della politica. Credo che in questo decennio berlusconiano si sia assistito al peggio di tutto e purtroppo non se ne vede la fine. Mi basta solo dire una cosa, riportare l’osservazione che fanno i miei clienti all’estero: “ma come fate ad accettare uno così?”
    Più che della politica parlerei di un degrado morale e su questo sono molto pessimista. Da una crisi economica prima o poi se ne esce, da una crisi di valori un secolo non è sufficiente.
  • La mercificazione della donna, mai come adesso ridotta ad un soprammobile, giocattolo, diversivo. Vedi il documentario Il corpo delle donne e capisci tutto.
  • La diffusione della zanzara tigre. Non si può più restare tranquilli in giardino, attaccano a tutte le ore. Ma le zanzare nostrane cosa fanno? Non si ribellano? Non se la prendono con queste extracomunitarie?

Sono nove e mi fermo qui perché PAN è modesto.

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15 thoughts on “Cosa resterà di questi anni zero

  1. La lettura di 3 dei tuoi post ha fatto si che questo blog entrasse nei miei preferiti, non che si qualcosa per cui esaltarsi, sia chiaro, ma nei miei preferiti finisce solo “roba interessante” e penso che i tuoi pensieri lo siano abbastanza.
    Degli anni 0 spero non resterà molto, preferirei ci si limitasse a ricordare…magari con leggero disgusto.

  2. l’estinzione delle cabine telefoniche e la proliferazione dei phone/internet center diretti da stranieri (almeno nelle grandi città). il passaggio all’euro e una delle più grandi inflazioni “artificiali”. il presidente nero. il presidente nano.

  3. Mi è venuta la depressione.

    Purtroppo, quello che elenchi tu (con l’integrazione di Barabba) non è quello che rimarrà come ricordo, ma come eredità negli anni successivi.

    Gli anni zero passeranno, ‘sto sconquasso probabilmente no.

  4. @g33kcode: uh! Proprio adesso che il blog è in demolizione? Ora però mi interrogo sui tre post che hanno catturato la tua attenzione. Quali saranno?

    @Barabba: bravo. Non me le ricordavo più. Ora me ne viene in mente un’altra ma come ho già detto, mi fermo a nove.

    @Diemme: in genere, quando i figli scoprono che i loro cari hanno lasciato in eredità più debiti che beni, firmano una carta nella quale dichiarano di rinunciare appunto all’eredità. NOn si potrebbe fare così?

  5. Le zanzare nostrane sono come noi, rispecchiano semplicemente la mancanza di una coscienza sociale italiana.
    Probabilmente non fanno che lamentarsi delle zanzare tigre che vengono dal sud a rubare il lavoro.

  6. mi viene da dire che gli anni 0 valgono zero. Secondo me, tra tutte le cose che hai elencato, metterei al primo posto la questione morale insieme al corpo delle donne in primis e poi quello degli uomini, emerge chiaramente da tutto ciò una depressione della capacità di pensare, di ragionare, che porta alla passività di fronte a qualsiasi cosa si assista. Inibire la capacità di pensiero avviene non soltanto con la televisione ma anche con lo smantellamento della scuola pubblica. Oggi le scuole hanno problemi di carta igienica, di precariato e di sovraffollamento, e non solo. Altra questione fondamentale è il lavoro, una vita precaria porta le persone a vivere sempre con la paura del domani e il ricatto continuo che se non sei un mulo (che mi perdoni il mulo) e non lavori fino allo stremo senza lamentarti resti disoccupato. Se hai la sfortuna di perdere il lavoro a 50 anni sei fuori dal mercato del lavoro, se non lavori fino ai 65 anni la pensione te la scordi. E tanto altro ancora ci sarebbe da aggiungere come la questione dei ruoli e dell’assunzione di responsabilità, ma mi fermo qui. Ciao Lucia

  7. uhm…temo che di questi anni zero rimarranno troppe cose (o ne spariranno troppe).
    Aggiungiamo quindi anche il senso del precario che in questo decennio, quasi per dispetto si è stabilizzato.

  8. Troppe cose negative, viene il mal di stomaco solo a nominarle, figuriamoci a esserci in mezzo!
    Dai, ribaltiamo il gioco (ammesso che di gioco si tratti): cosa salviamo di questi deprimenti Anni Zero?
    (ammesso che scartabellando si possa trovare qualcosa da salvare!)
    Mumble, mumble…

  9. Niente da fare, oltre al presidente nero non riesco ad andare. Forse la memoria non mi è d’aiuto, ma se non riesco a pescare qualcosa di significativo nei cassettini mnemonici e se nessuno qui ha potuto aggiungere qualcosa, una ragione deve pur esserci: c’è poco da salvare.
    Il mio era un ottimismo fallimentare. 🙂

    Solo una cosa mi è venuta alla mente, le parole della figlia di Guido Rossa, intervistata nel film “Niente paura”, quando dice di avere richiesto che venisse concessa la libertà vigilata all’assassino di suo padre perchè lo riteneva un dovere civile verso un uomo che, dopo 30 anni di carcere, ha trovato profondamente cambiato e degno di fiducia.
    Insomma, nelle pieghe del marciume e dello sfacelo, si nascondono piccole gemme, anche nel contesto dei deprimenti Anni Zero.

  10. se questa nobile arte si fosse diffusa si potrebbe dire che degli Anni Zero rimane il perdono. Ma il gesto della figlia di Guido Rossa è appunto una gemma. E purtroppo, il perdono non è cosa che tutti possono avere e io non biasimo coloro che non riescono a concederlo.

  11. Ecco, vedi, secondo me non si tratta di perdono.
    Ho riflettuto a lungo, anche in altre occasioni, su questa cosa.
    Un gesto come quello non implica necessariamente il perdono. Si tratta, invece, di fare una valutazione che va oltre il sé, sconfina dal proprio limite di sensibilità, affidandosi a un pensiero razionale che ha alla sua base l’etica e il rispetto per l’uomo come individuo.
    Per questo mi sembra enormemente importante e significativo, ancor più quando intorno vige la legge del sopruso e del disprezzo dell’altro, della massificazione, del popolo indifferenziato, del gregge…
    Un esempio che, nonostante le negatività di questo decennio, mantiene in vita la speranza che qualcosa potrà cambiare. In meglio.

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