Le cinque giornate

Durante l’ultima passeggiata lungo la spiaggia, dopo cinque giornate di mare fuori programma, mi sono posto le seguenti domande:

  • “Uhm…sì, c’è ancora molta gente tatuata, guarda quello, si è dipinto la schiena. Alcuni sembrano intonsi ma poi, una farfallina, uno stilema, un glifo, seppure minuscolo lo trovi. Però, nel complesso, molto meno che in passato. Che sia perché siamo ormai in settembre e i figotti palestrati e le barbie siliconate hanno ormai abbandonato le spiagge?”
  • “Uhm…niente male questo villaggio. Poco casino, gente educata, rispetto della quiete, nessuna madre che sgrida i bambini, nessun bambino che piange…mah!”
  • “Uhm…solo una volta, solo una volta hanno suonato le tagliatelle di nonna pina e capitan uncino. E neppure uno dei soliti tormentoni che ormai da anni vengono riproposti. Nessun inquinamento musicale, causa prima del gran rifuto di quest’anno verso la canonica vacanza quindicinale al mare. Che abbiano finalmente capito che qualcuno non ne può più?”
  • “Uhm…Solo due telefonini, solo due chiamate. Ho visto solo una donna e un uomo parlare al cellulare. Ci stiamo finalmente disintossicando?”

Poi, ripensando a quanto mi aveva detto la sera prima uno della reception, ho esclamato:
“Uh!”

Ed improvvisamente ho capito tutto. Il villaggio era occupato per almeno l’ottanta per cento da tedeschi, olandesi e addirittura polacchi. E questo mi ha fatto capire due cose:

  1. gli italiani non possono permettersi neppure le vacanze fuori stagione;
  2. per tutto il resto, noi italiani siamo messi proprio male.
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41 thoughts on “Le cinque giornate

  1. Uhm… per il punto 1: le vacanze fuori stagione no, ma in alta stagione sì, considerando l’affollamento agostano.
    Uhm… per il punto 2: non si può che convenire con te, ahimé!

  2. uhm
    mi turba (ma forse sono io che non ho capito) l associazione tra il tatuaggio e i figotti/barbie palestrati.
    a parte questo sul resto pare non mi resti che essere d accordo.

  3. @thecactusbunny: uhm…c’è poco mistero, solo delle semplici constatazioni

    @ Barabba: penso anche io che sia molto in voga. E ancora non cesso di stupirmi.

    @Donatella: mi dicevano che in alta stagione, in pieno luglio, il campeggio era quasi vuoto. Mah…forse gli italiani sono schizzinosi e preferiscono mete più ambite.

    @sonia: il tatuaggio va esibito e spesso, chi lo indossa, ama anche scolpirsi il corpo. Quest’anno ho visto tanti cloni di personaggi famosi, persone prive di identità che s’illudono di essere affascinanti copiando le mode dei vip.

  4. La storia del tatuaggio bisognerebbe analizzarla più a fondo. Vado in palesta da qualche anno e continuo a stupirmi della quantità inaspettata di signore, anche cinquantenni, che esibiscono tatuaggi “nascosti” (nelle parti cioè che non si abbronzano…).
    Ma perchè, in fondo, negarsi una farfalla colorata sull’apice di una mela?

  5. la storia del tatuaggio (che un giorno analizzerò più a fondo) è il segno tangibile del nostro decadimento. Ci si tatua per crearsi un’identità, per assomigliare a. In fondo, solo gli intenditori possono distinguere o apprezzare un tatuaggio. Nei cinque giorni al mare ho visto un replicante di David Bechkam, stessi tatuaggi, stessa collanina.
    Io non ho nulla contro i tatuaggi e contro i tatuati però quando vedo uomini di una certa età che credono, si sentono giovani solo esibendo tatuaggi, orecchini, collanine, p er loro provo solo compassione.

    • la storia del tatuaggio andrebbe analizzata più a fondo! 🙂
      scusatemi se vi strafugno i maroni co sta storia ma io appartengo alla categoria delle tatuate, senza essere palestrata o barbie o esibizionista.
      Posso parlare per me, dicendo che ho una rosa sulla spalla sinistra fatta a 20 anni, (10 anni dopo che è mancato mio padre) perché sono nata a maggio e lui diceva che ero la sua rosa preferita.
      ne ho un altro fatto 10 anni dopo, al polso destro un po’ arzigogolato, sono le iniziali del mio soprannome “Sys” e, a scanso di dubbi, non ho usato quell orribile carattere gotico. sto preparando il terzo…
      non l ho fatto perché dovevo crearmi un identità, ma segnare una sorta di tappa nella mia vita. hanno un significato per me molto forte è un segno che da quel momento qualcosa è cambiato..
      non li ostento, tante volte ho le maniche delle maglie fin sotto le dita, per dire, non devo replicare nessuno e sì trovo certe esibizioni assolutamente ridicole.
      per contro parte ce ne sono alcuni così raffinati che se mia madre se ne facesse uno sulla caviglia le direi perché no?

      il “problema” non è il tatuaggio (che come tutte le cose può piacere o no) e chi e soprattutto come se lo porta addosso.
      (da leggersi ovviamente senza nessun tono polemico eh! che quando ci si legge da poco fraintendersi è un attimo e mi spiacerebbe)

      e buon lunedì!

      • Uh! Figurati se fraintendo. Quello che mi chiedo io è:perchè si sente il bisogno di segnare le tappe della nostra vita disegnando, incidendo la pelle?Perchè il tatuaggio è esploso in questi ultimi dieci anni? E’ stata una scelta nostra o anche in questo caso si è trattato di una grossa operazione marketing, come quella fatta sulle acque minerali?E poi:se uno si fa il tatuaggio, anche se non lo ammette, lo fa per sembrare più bello, attraente, per catalizzare l’attenzione su quel posto.�Chi si tatua, spesso il disegno non lo vede, lo vedono gli altri (o lo subiscono).Infine:sono sempre più convinto che ormai, la più alta forma di trasgressione e anticonformismo sia quella di mantenere il proprio corpo intonso.� Il tatuaggio è divenuto una moda diffusissima, non averlo ci si distingue.Non ho pregiudizi, non ho nulla contro il tatuaggio e il piercing. Non ho nulla contro nessuno però certe esibizioni io le vedo sempre come una forma di debolezza. Debolezze che ciascuno esprime a proprio modo, chi con un tatuaggio, chi con un abito stravagante, chi con un orecchino, un codino…Sempre parlando in generale, eh 🙂 Pan

      • Arrivo tardi a rileggere questo post sugoso, per dire la mia su tatuaggi e tatuati. Secondo me si dividono in tre categorie:
        1) puro nonsense
        2) sensati ma banali
        3) sensati ma personali, che agli occhi altrui sembrano brutti o nonsense

        io ho iniziato a desiderarne uno all’età di sei anni, quindi ho avuto tutto il tempo per meditare su cosa, dove, perché. Ho iniziato perchè mio zio ne ha uno sul braccio, fatto da giovane, è un piccolo yin-yang, e mi raccontava che se l’era fatto come segno d’appartenenza quando era piccolo e viveva tra i selvaggi (ovviamente è una storia inventata) in una tribù nella foresta.
        Io li ho fatti senza particolari motivi di vita vissuta, semplicemente mi piace l’idea di segnarmi con qualcosa che mi dia un’emozione: ogni mio tatuaggio si riferisce a film, libri o canzoni che amo. Il primo è sul braccio, visibile. Gli altri sono sulla schiena, parte del corpo che mostro saltuariamente al mio fidanzato ma che non uso esibire in giro. Non ci vedo nulla di trasgressivo nel tatuarsi, almeno io non voglio ribellarmi a nulla, ma omaggiare nel modo che ritengo più opportuno i concetti che mi stanno a cuore.

  6. no, questa volta mi sono astenuto dagli apparecchi fotografici. Ho scattato solo tre foto l’ultimo giorno. Per questa e altre, ha provveduto la fotografa di famiglia.

  7. Non vorrei sottrarmi alla discussione sui tatuaggi anche perchè mi sento presa in causa dalla mia richiesta di andare più a fondo.
    Non ho tatuaggi, nè piercing, ma ammetto a volte di vestire in maniera stravagante. Segno di debolezza? … mmmh forse segno di ribellione, alle imposizioni modaiole dei magazine e della televisione.
    Anche i tatuaggi, piercing e incisioni sulla pelle sono nati per “sconvolgere” la borghese società.
    Poi, ahimè tutto diventa moda e perde di significato e quindi anticonformismo diventa vestire in giacca e cravatta … o esibire un corpo intonso.
    Si tratta pur sempre dell’evoluzione della specie!

    • si tratta di capire il concetto di stravaganza il quale è molto elastico. Certo, a volte inorridisco davanti a certe donne di mezza età che si credono ancora delle teenager. Così come compatisco gli uomini con i capelli tinti e l’orecchino. Insomma, il Bono o il Ligabue lasciali fare a loro, sono dei personaggi e stanno bene così. Tu sei un uomo comune, vestiti in modo adeguato e non farai brutta figura.Comunque sia, anche il tatuaggio è stato sdoganato da Miss Italia e questo conferma ancora di più quello che penso. Ormai l’intera popolazione è tatuata, timbrata con il codice a barre ed io, fortunatamente, non lo sono

      • Oh Cielo!
        non sono davvero una donna di mezza età (!) che si crede una teenager…e dove sarebbe poi l’anticonformismo? la nostra società è piena di donne con i capelli gialli a righe finto biondo che si strizzano in pantaloni griffati da un leopardo (o era un cavallo?).

        No grazie, vesto comodo, senza logo … solo un po’ colorato e quando non lavoro mi permetto giusto qualcosa di più bizzarro.

        Certo che definire un tatuaggio un codice a barre … stai stuzzicando gli animi, mio caro Pani… 🙂

      • ma io non dico che una cinquantenne (una o uno) non si possa vestire come una teenager. Dico solo che bisogna stare molto attenti e non da tutti, altrimenti si rischiano pessime figure.Insomma, il tempo passa per tutti ed inutile trovare conforto negli orpelli esteriori. Un orecchino sul lobo non ringiovanisce un cinquantenne, anzi, lo fa sembrare immaturo.Per quanto riguarda il codice a barre, avevo in mente un’espressione diversa ma me la sono risparmiata per non generare equivoci

        Pan

  8. Boh.
    io credo che tutte le cose vanno viste nell utilizzo che se ne fanno.
    Come il Vestiti in modo adeguato… uno dovrebbe vestirsi nel modo in cui si sente meglio, supportato dal buonsenso e dal buongusto.
    è questo il punto, secondo me. è il buon senso e il buongusto, perché vale in tutti i campi. Come quando senti dire “eh… quello è uno che ha il blogger, vuol dire che è alla ricerca di sesso facile”. c è chi il blogger ce l ha e lo usa per farsi la trombata libera e chi lo usa per comunicare senza necessariamente sfarfallare in giro.
    allo stesso modo i piercing, i tatuaggi… chi li usa perché fa tanta tendenza, chi perché ha una sua motivazione interiore. che non è debolezza né esibizionismo ecc.
    io ho 2 tatuaggi, quasi 3, un piercing sul naso (brillantino) e 5 buchi alle orecchie. durante il colloquio di lavoro i miei capi, (che sono un po’ “vintage” come idee) non se ne sono accorti. Non è il cosa, è il come lo si porta addosso
    che fa la differenza…

  9. sono d’accordo ma io continuo a chiedermi: perché una pratica come quella del tatuaggio che non fa parte della nostra cultura (lasciamo stare i pirati, i galeotti ecc) si è così prepotentemente diffusa?

    • perché dici che non fa parte della nostra cultura? il tatuaggio esiste da sempre, anche in italia, con anni di maggiore o minore diffusione (anche in persone che non sono pirati, galeotti ecc…).
      perché oggi se ne vedono di più?
      non lo so.
      forse il fatto di vedere le braccia di Cannavaro in tv avrà ispirato tanti di quelli che lo fanno solo per moda. o il collo della Pellegrini avrà colpito tante fanciulle, perché fa chic! non ti do torto quando dici che se la moda impone il salto del baratro sono tanti e tanti e tanti che si lanciano.

  10. suvvia…non fa parte di noi, è sempre stato qualcosa di eccezionale, fuori dalla norma, una soluzione che adottavano solo le persone trasgressive o ai margini della società.
    Ora è diventato popolare e forse lo si fa per sentirsi leggermente irregolari. Così come si guida il suv, si indossano abiti coloniali, ci si tribalizza con collane e pendagli per fingere di vivere in modo avventuroso.

    • beh adesso non è che voglio tediarti co sta menata, ma è dal mondo primitivo che esiste il tatuaggio e non solo in nei paesi esotici. il tatuaggio è nato con l uomo. ce l avevano pure i primitivi.
      se li portavano addosso pure i Romani, (non i calciatori della Roma) prima della conversione di Costantino al Cristianesimo e relativa proibizione degli stessi. (anche l ebraismo e la religione mussulmana li vietò poi)

      Da qui, mia modestissima opinione, come ogni cosa che viene vietata ed entra in conflitto con la religione diventa trasgressione e come tutte le cose “trasgressive”, i perbenisiti la giudicano cose per pirati galeotti o personaggi forzatamente anticonformisti/esibizionisti.

      e non è mica detto che non sia così per certi, come quelli che come giustamente dici, girano in suv per andare al supermercato manco venissero dalle alpi apuane.
      ma non è così per tutti, chi si fa un tatuaggio non è necessariamente un pirata, un frustrato insicuro, un finto anticonformista o un emarginato, un ostentatore esibizionista.
      è un giudizio affrettato e sommario.

  11. Sono sempre d’accordo ed io mi astengo dal giudicare ma mi limito all’osservazione.
    Quindi, possiamo dire che se una volta il tatuaggio era rock, ora è diventato pop.

  12. Che succede lassù? Si fa piazza pulita, si abbattono gli ecomostri, si fanno brillare esplosivi, o si sovverte un ordine vetusto per fare posto al nuovo?

  13. Alcuni anni fa mi ritrovai a una riunione perchè si doveva fare dei libri sull’integrazione, dei libri per bambini. C’erano persone esperte in tappeti, altre in gioielli, e uno in tatuaggi che aveva fatto la sua tesi di laurea sull’antropologia del tatuaggio. Il tatuaggio per alcuni popoli è l’espressione della propria cultura.
    Premetto che i tatuaggi non mi piacciono un granchè anche se alcuni piccoli e stilizzati mi piacciono molto, penso però che un tatuaggio abbia un significato diverso da quello dell’esibire, e più che omologazione lo penso come a un segno di distinzione, che poi sia diventata una moda su questo hai ragione, e alcuni sono proprio brutti, anzi bruttissimi, però penso anche che il bello e il brutto sono dei gusti e ciò che è bello per me è brutto per un altro, è pur vero che la moda modifica il gusto o quantomeno lo influenza. I pearcing per me sono orrendi però i ragazzi se li fanno e penso che è una loro forma di protesta o, forse, solo un loro modo per esprimere il proprio disagio o anche per dire: ora io ci sono e sono diverso da voi che mi avete preceduto. In fondo sono come i capelloni di una volta.
    Poi sull’età: uno si fa un atuaggio a 20 anni ma poi invecchia e se lo tiene pure a 80. Cioè voglio dire non è che vedi una cinquantenne con un tatuaggio e questo significa che lo ha appena fatto.
    Ma poi anche se fosse cosa vuol dire? a cinquant’anni non puoi più osare?
    Non mi piacciono le donne della mia età che si vestono come ragazzine però è pur vero che è diffcile comprarsi un vestito adatto se sei come me piccola e magra, peso 43 chili, per dire e faccio una fatica a trovare magliette e pantaloni, per fortuna pare sia passata la moda della pancia scoperta e della vita bassa dei pantaloni!
    Comunque Pani i tuoi pensieri fanno sempre riflettere.
    Un saluto. Lucia

  14. @Sari: credo che ormai si faccia fatica a percepire la distinzione tra maggioranza e minoranza. Oggi ci sono casse di risonanza che amplificano anche il più flebile belato, per cui, se una pecora si mette ad abbaiare forte sembra che tutto il gregge lo faccia.

    @Lucia: ho visto una ultrasettantenne piuttosto grassoccia con il seno scoperto e tatuato e pure un’amica di mia madre, alla veneranda età di 80anni, poco prima di morire, si è fatta fare un grosso tatuaggio. “per sentirsi giovane e in vita” disse.
    In sostanza, quello che voglio sottolineare è che se il tatuaggio aveva all’inizio una motivazione, e per ognuno era diversa (protesta, segnare un ricordo, un’esperienza, distinguersi…), ora è diventata una moda. Lo si fa perché è trendy, perché ce l’ha la mia amica, eccetera. Non nego che esiste sempre chi lo fa per un motivo genuino ma mi chiedo quanto questo non sia influenzato.
    E come una volta erano di moda i cappelloni, poi è diventato di moda il taglio corto. Forse fra un decennio o due anche il tatuaggio tornerà allo spirito originario.

  15. Io sono andato su di un’isola vicino, ma non italiana e c’erano pochi italiani e quei pochi facevano di tutto per non sembrarlo, poi invece…

  16. @Sari: chi urla vince sempre solo perché trova un gregge timido, incapace di reagire, senza dignità.

    @Api: io, anche se qualcuno rimane basito e dice che è impossibile che sia così per un padano, cerco sempre di sentirmi e comportarmi da europeo.

  17. Ancora sul tatuaggio: mio marito ne ha uno, un sole con dentro l’anagramma di Cristo (IHS). Qualcosa di simile a questo: http://archbishopterry.blogspot.com/2010/05/st-bernardine-of-siena-evangelizing.html
    L’ha fatto molti anni fa, prima di partire per il Libano, dove portava aiuti ai cristiani schiacciati dalla guerra. Una guerra dove c’erano almeno venti eserciti, tutti contro tutti. Portare un segno cristiano poteva costare la vita ed evidentemente un tatuaggio non si può nascondere come una collanina. Era il suo modo di offrire a Dio quel viaggio. Altri usano il tatuaggio come “rito di passaggio” per segnare momenti importanti delle loro vite e questo ha un senso, magari molto privato, ma un senso.
    Ho orrore invece dei tatuaggi fatti in modo superficiale, volgare e in ossequio alle mode. Ma evidentemente sono fatti da persone superficiali, volgari e conformiste, che in assenza di tatuaggi troverebbero altri modi per esprimersi.

  18. sì, troverebbero altri modi per esprimersi.
    Ma alla fine, tutti coloro che si tatuano hanno uno scopo più o meno nobile e io non voglio sindacare le loro scelte. Tuttavia la trovo una scelta dettata dalla moda e non per niente c’è poi chi ci lucra sopra per rimuovere questi disegni dalla pelle.
    Io resto del parere che il miglior tatuaggio è quello che ci lascia il tempo, lo scorrere degli anni.

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