Sitting Bull and Mama’s Marmelade

Forse ci stanno nelle dita di una mano e il mignolo resta scoperto.

Intendo dire i concerti rock a cui ho assistito, esecuzioni di personaggi famosi, gente internazionale. Sì, quattro dovrebbe essere il numero giusto: il primo in un teatro, il secondo in uno stadio di provincia, il terzo in un teatro romano, il quarto in un campo. Praticamente niente. Ci ho ripensato oggi, dopo aver visto quanto è successo in Germania.

Il fatto è che io preferisco sempre i piccoli numeri, le improvvisazioni, gli artisti sconosciuti. Preferisco la musica al business.

Anche quest’anno ho avuto il piacere di assistere ad un evento unico, per me superiore ad un concerto di un Rossi o Liga qualsiasi.

Eravamo scesi in paese dal maso per prendere un gelato, l’ultimo prima del ritorno a casa e ci siamo imbattuti in un concerto organizzato dal chiosco di birra e panini. Secondo il cartello I Sitting Bull e i Mama’s Marmelade erano lì dalle diciotto. Noi siamo andati via verso le ventitre e stavano ancora suonando. Un ricco repertorio da far impallidire chiunque, altro che i soliti le lunghe trecce e poi, quella maglietta fina, sono il capitan uncino e movimento sexy. Altro che musica italiana. Questi altoatesini sfornavano pezzi pescati dai folk singer americani, musiche country, tradizionali, come Jump Jim Crow. Spassose, bellissime e purtroppo poco conosciute.

Ogni tanto ci mettevano qualche pezzo famoso, uno dei Rolling Stones per esempio, oppure I Will Survive di Gloria Gaynor che interpretato con il solo basso e le tre chitarre prendeva nuova vita.

Ecco, questi sono i concerti che mi fanno venir voglia di dire: io c’ero.

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7 thoughts on “Sitting Bull and Mama’s Marmelade

  1. Anch’io sono come te, non amo la calca, non partecipo al business.

    E anche a me capita spesso di vedere più talento in artisti sconosciuti, in persone sconosciute, che in grandi nomi.

    Ho detto “persone”, perché intendo proprio “in tutti i campi”.

  2. Una volta mi sono trovato ad Avignone, ad assistere a degli spettacoli di artisti da strada… poca gente, un’atmosfera irreale, e una sensazione difficile da dimenticare.

  3. @diemme: il talento è caratteristica degli sconosciuti, di chi deve emergere. Poi non c’è più spazio per la ricerca, la sperimentazione, la genuinità ma solo per il business.

    @arthur:sì, in Francia succede spesso. Anche da noi, a Ferrara, si tiene il festival degli artisti di strada. Ma quello che si scopre per caso e che si improvvisa è sempre migliore.

    @solindue: uh! Il tango è una malattia, io lo prendo a dosi omeopatiche. Ma è poco bello il nome? Tango, sembra quasi rimbalzare sul palato.

  4. Anch’io ho avuto la fortuna di ascoltare il mese scorso un concerto in un parco cittadino che mi ha veramente donato un paio d’ore di puro piacere, un quartetto parigino che ha suonato musiche gitane, manouche, valzer e tango.
    Ciao Lucia

  5. e scommetto che chi suonava si stava divertendo un mondo. Nei piccoli gruppi sconosciuti c’è molto entusiasmo, nei grandi nomi, purtroppo, c’è solo mestiere.

  6. Una volta un tizio mi ha detto che, preferendo i concertini nascosti e gli artisti sconosciuti, io uccidevo la musica. Credo di non aver mai riso così tanto in vita mia.
    Ti faccio i complimenti perchè sei anche più drastico di me, che insomma stadi, piazze e palazzetti li bazzico, per la gioia del conto in banca.
    Ma so bene che la casuale serata nel giardinetto di un bar può essere mille volte più incantevole!

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