Puoi portarmi un’altra birra, per favore?

Ti avvicini al nostro tavolo e dici:
“Ciao”.
Resto sorpreso. Di solito, nella mia città o altrove, vengo sempre scambiato per straniero ma qui, in terra di confine la mia nazionalità appare chiara.
Dici ciao e sorridi, con le guance rosse e pure le braccia, perché oggi, forse, sei stata in piscina.
E a me pare di conoscerti da sempre, anzi, mi chiedo se non sei lei e mi rispondo subito che è impossibile: una persona non può trasmigrare da un corpo all’altro. No, ancora non è stata inventata una diavoleria simile. Però assomigli a lei, con qualche anno di meno e ti osservo a lungo mentre prendi le ordinazioni ai tavoli, consegni birre e hühnerbraten, bratwurster e kartoffeln. Ti osservo mentre attendi che il cuoco prepari i piatti e tu mimi un passo di danza, al ritmo dei Bergdiamanten, tre uomini che soffrono l’esagerata pigmentazione dei loro capelli, troppo scuri per vantare uno spirito germanico, troppo neri per essere diamanti e quindi, se li decolorano.
Sì, le stesse labbra sottili.
(“Non fidarti delle donne con le labbra sottili, sono acide e tremende” aveva detto un mio amico).
Osservo le tue espressioni, il sorriso, le boccucce, il taglio dei capelli. Uguale a lei, come poteva esserlo alla tua età.
E come mi manca.
E come lo odio, come la odio.
Infine, non resisto, alzo un dito e ti fermi.
“Puoi portarmi un’altra birra per favore?”
Un sorriso e voli via, fra i tavoli, per tornare poi con le stesse guance rosse, lo stesso sorriso, una nuova birra e un altro ciao.

olang-26.06.10

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9 thoughts on “Puoi portarmi un’altra birra, per favore?

  1. Chissà se veramente certe persone somigliano ad altre, o noi semplicemente ce le vediamo perché in quel momento le vogliamo struggentemente vedere.

    Ah, ‘ste proiezioni!

    Bentonato Pan 😉

  2. Nella nostra no man’s land facciamo entrare chi ci pare, anche una giovane e sbarazzina cameriera dalle labbra sottilmente pericolose, che sa servire indifferentemente birra, ricordi e sensazioni.

  3. Donatella: no man’s land è il nome del mio bar preferito, un luogo dove a prezzo irrisorio vengono servite sensazioni, emozioni, ricordi. Una mescita di impressioni ed immagini del tutto priva di effetti tossici.

  4. “Come mi manca” queste parole mi fanno pensare non solo alla mancanza della persona ma anche di un tempo che ormai non è più.
    Molto bello questo post.
    Ciao Lucia

  5. alla fine rimane solo un segno, a volte impercettibile. Dipende da quanto è larga e profonda la ferita. E giocare sulle crosticine non ha controindicazioni, non lascia segni più profondi.

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