Tagli di Tempo

Con lo stomaco ben stipato di foie gras
e quella musica che sembra incerta di sé,
e poi quel brivido da disfatta
e la luce malinconica che fa da sfondo,
ascolto i tracolli armonici
preludio di dubbi impensabili.

Nell’accorpare e stringere i ritmi,
trovando sempre soluzioni non devote
recupero visioni dove i paesaggi
sono meno ciclopici e più addomesticati,
governati sul piano della cottura
e tagliati severamente a stringere il basso.

E dondolando tra le cristallerie astrali,
votato ad un’ispezione capillare di emozioni
ti distendo lasciando affiorare
le memorie gustative dell’infanzia,
la pelle così trasparente che indovino
l’intricata ramificazione dei percorsi venosi,

sguardi oltraggiati dalla purezza
e soggetti a disciplina oratoria.
E dunque alla fine,
non imitativo ma per sintonie sentimentali
precipitiamo su tavole armoniche
fermandoci prima dell’impatto.

22-03-2006

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6 thoughts on “Tagli di Tempo

  1. noto con piacere che la tua cantina piano piano si svuota…con la scusa di portar fuori la gatta, appena ci entri prendi al volo due o tre fogli e li porti qui, sempre armonicamente legato al ritmo delle parole.
    grazie, pan!

  2. Le poesie hanno questo difetto, che poi alla fine è il loro pregio: a guardarci dentro ci vedi tante di quelle cose che ti senti confuso e non riesci a capire qual è quella giusta, quella che stava davvero nascosta nell’intenzione dell’autore.
    Il fatto è che non risulta veramente necessario scoprirla, basta assecondare quello che ti suggerisce vagamente, e non è detto che sia un pensiero, può essere solamente un anticipo di emozione, un’increspatura del sentire.

  3. Ma come si fa a dire che non ti piace una cosa che non ti piace? Per i cibi, si può dire che non è che non ti piacciono, ma che preferisci non mangiarli. Per un regista, che non è che non sia un grande regista, ma che preferisci non guardare i suoi film. Per il foie gras basta dire che fa male alla salute.

  4. @Api: la cantina è umida, a volte ci trovo anche qualche scorpione. Altre volte trovo anche delle cose buone.

    @Donatella: qualcuno, forse Borges, aveva detto che il libro (e quindi anche una poesia) non è di chi l’ha scritto ma di chi lo legge. E ognuno lo interpreta a proprio modo. E chissà a cosa pensavo a quel tempo.

    @Raffrag: fa male alla salute? In dosi esagerate tutto fa male, o no?

  5. Son d’accordo con Donatella. L’azzardo mio sta nel circoscrivere l’increspatura, il moto. Ho giocato volentieri con questo giocattolo, offerta di plurimo, iniziare e dubitare, immergersi ed astenersi. Mi pare la consapevolezza di un’attrazione fuori dal rapporto casalingo, dai percorsi consueti, gustato, per poi tornare, apprezzando, nella sicurezza e nel – da tempo – scelto rapporto, con possibilità di sospensione…come può riflettere le relazioni altalenanti entro la stessa relazione, ma quella più di tutte: sono seduto a una tavolata e faccio da amalgamatore fra i diversi flussi di discorsi, faccio l’impercettibile direttore di conversazione. Grazie Paolo

  6. @Karin: no, non è un’attrazione fuori dal rapporto casalingo. Credo che sia più simile al rollio di una nave. Un colpo sei a poppa, poco dopo a prua. Un colpo a destra e poi a sinistra, attaccandosi alle caviglie per non cadere in acqua.
    Ma quando sono di buon umore io la leggo come un corteggiamento adolescenziale:

    “ascolto i tracolli armonici
    preludio di dubbi impensabili…
    …precipitiamo su tavole armoniche
    fermandoci prima dell’impatto”

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