Giochi di luce

photo by Lenscap

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La prima volta accadde durante il rientro  da un viaggio di lavoro. Dopo aver pagato il taxi e percorso sotto la pioggia i dieci metri che lo separavano dal portone di casa,  salì rapidamente le scale e sul pianerottolo trovò quattro valigie, tutte diverse fra loro. Sopra la più grande c´era un foglietto  attaccato con del nastro da pacchi:

“Non provare a suonare”.
Vicino alla valigia più piccola c´era la brocca dei pesci rossi e anche qui un foglietto diceva qualcosa di molto eloquente:
“Questi  sono tuoi”.

La seconda volta si trovava a cena con gli amici del calcetto.  Lei entrò catturando subito l´attenzione dei commensali: tacchi vertiginosi , ampia scollatura e minigonna arancione erano ottimi argomenti per non far cadere gli sguardi sul proprio volto, severo e scomposto.
Si fermò davanti a Giordano e lui non fece nemmeno in tempo a dire:
“Ciao cara, cosa succ…”
Fu subito investito da una sberla che lo disarcionò dalla sedia e lo fece cadere indietro, mandandolo a sbattere contro la vasca delle aragoste.

La terza volta se ne accorse al risveglio. Le campane avevano rintoccato sette volte, lui allungò la mano e scoprì che l´altro lato del letto era vuoto.  Nella stanza non c´era più nessuna traccia di lei: erano spariti i quadri e tutto il contenuto del lato sinistro dell´armadio.
Rimaneva solo una piccola infossatura nel materasso, la sagoma del suo corpo che la luce filtrante delle persiane rendeva simile ad un´ombra.
Passò con cautela il palmo della mano su questo disegno, immaginandone il corpo, e poi pianse.

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78 thoughts on “Giochi di luce

  1. E oltre a piangere, ha capito cosa c’era che non andasse nel loro rapporto? Si è chiesto perché lei continuasse ad andarsene?

    Valige fuori dalla porta, sberla in pubblico che lo rivolta e lo fa andare per terra, non sono stati un segnale sufficiente per fargli capire che, forse, avrebbe dovuto fare qualcosa prima di ritrovarsi sol letto vuoto?

    Sgrunt, doppio sgrunt, triplo e quadruplo sgrunt!

  2. Oh che sorpresa! la primavera è arrivata anche qui? vedo che la neve si è sciolta ed i primi negozietti sul litorale hanno aperto i battenti…(bello scorcio di foto!)

    E per fortuna che avevi detto di avere il pennino secco!
    Questo “Giochi di luce” è talmente vivo che mi è sembrato di toccarlo quell’affossamento lasciato sul letto, di percepirne persino il residuo calore…
    Impronte indelebili che non se ne vanno via facilmente, anzi non se ne vanno mai.

  3. @Diemme: no, non l’ha capito, perché era la terza volta ed erano tre donne diverse 🙂

    @Elle: questo risale a un mesetto fa o poco più, quando il pennino era ancora umido, bagnato dalla neve.

  4. Ah sì? Tre diverse?
    Pensavo che fosse un andirivieni della stessa donna, capace di perdonare all’infinito. Perché a volte questo è il “gioco” che può tenere vivo, in movimento, un rapporto.
    Ma quelle lacrime in chiusura…

    Questo è, forse, un “divertimento” orchestrato su frasi anziché su parole? (Non provare a suonare – questi sono tuoi) ?
    Perché altrimenti metterli in neretto?

  5. Allora non sono la sola ad aver preso un abbaglio!

    Comunque, la questione rimane la stessa: perché un uomo continua a perdere la propria compagna? Si chiede mai il perché? E soprattutto, chiede mai a lei il perché?

    Non dico dopo, perché magari diventa impossibile, ma queste cose non sono mai fulmini a ciel sereno, come loro spesso però vogliono continuare a credere.

    Io ne sento tanti di uomini che parlano della moglie/fidanzata/compagna che “si lamenta sempre di”, senza nessuna partecipazione e tentativo di comprendere, ma solo per lagnarsi a loro volta di questa litania che sono costretti a sorbettarsi (litania di cui non saprebbero ripetere le parole, che non ascoltano).

    E allora…

  6. Il mio ex marito mi disse un giorno (ancora non era ex, e forse neanche marito): promettimi che quando mi lascerai mi dirai il perché.

    Ero praticamente la terza moglie, formalmente la seconda, perché con una aveva avuto una lunga convivenza in attesa del primo divorzio, e il matrimonio finì praticamente per gli stessi identici motivi per cui era finito il primo (ebbi modo di parlare a lungo con la prima moglie); sono sicura che, se avessi parlato anche con la sua ex-convivente, sarebbero venuti fuori gli stessi identici motivi di incompatibilità e sofferenza.

    *** Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e soprattutto è assolutamente incosciente di quale questo vizio sia ***

  7. @anima buona: no, non è un divertimento. E’ partito tutto da un’unica parola:ombra. Le frasi sono in neretto perché le due donne erano molto “forti”, caparbie, decise, e così scrivevano. Le lacrime in chiusura… forse perché è lui ad uscirne sconfitto.

    @Diemme: uff, la vedi sempre dalla stessa angolatura…e perché una donna continua a perdere i propri uomini? O perché non si decide a prenderne uno, una volta per tutte?
    Comunque la terza donna mi sembra la più matura. Le prime due sono da censurare e commiserare.

    @Sancla: anche a me 🙂

  8. quando una donna se ne va senza dare una motivazione è perchè sono ben più di una
    e, solo raramente, ritorna
    chiedersi il perchè, spesso, è solo una perdita di tempo
    lei non te lo farà mai sapere
    …queste sono le donne, non tutte ma partecchie…

  9. Scherzi a parte, non è che la vedo sempre dalla stessa angolatura, è che comunque il racconto parla di donne che decidono di troncare una relazione disfunzionale, e un uomo che la subisce, e risubisce, e risubisce.

    Sono d’accordo con Sancla, mi dispiace per la quarta.

  10. Cara Irish, i nostri commenti si sono sovrapposti, quindi ho scritto senza aver letto il tuo; generalmente una donna non ti dice i motivi per cui se ne va perché ha passato la vita a dirteli, e se non li hai capiti in itinere non vedo come potrebbe capirli all’improvviso nel momento in cui, per di più, lei è scoppiata e non c’è più niente da recuperare.

  11. uhm…sono d’accordo con Irish, la donna, in generale, è fatta così, se ne va e non te ne dice il motivo. Sono un po’ meno d’accordo con Diemme perché non sempre questi motivi vengono detti e se sono stati detti lo si è fatto male.

  12. Caro Pan, io chiaramente sono una donna, ed esperienze di abbandono da parte di una donna (a parte la mamma 😆 ) non ne ho mai avute e posso prevedere che mai ne avrò ma…

    ma posso dirti delle mie di esperienze, da parte della donna, e soprattutto posso dirti che quando i miei amici,o colleghi o altri mi hanno raccontato di essere stati lasciati dalle proprie donne, il motivo mi è apparso spesso lampante, anche quando non conoscevo la donna.

    Non è vero che non parliamo, tutt’altro: forse parliamo troppo, e le parole che esprimono il nostro disagio si mischiano ai racconti del bucato e della recita dei bambini ma, si sa, il multitasking è il nostro mestiere. O forse semplicemente è vera la vecchia storia che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, e parlano due lingue diverse. Io vedo che i motivi per cui le donne lasciano gli uomini sono sempre gli stessi:

    1) Perché vengono trascurate: fate cose folli per noi, e poi all’improvviso ci ritroviamo ad essere scontati soprammobili.

    2) Per tradimento, che per gli uomini è sempre “goliardico”, una bravata di nessunissima importanza, e per la donna è la fine di tutto il mondo,della fiducia, della complicità, della progettualità comune e q.a.

    3) Per l’ingerenza dei familiari, cui l’uomo non si oppone mai: non hai idea di quanti matrimoni finiscano per l’invadenza della suocera, a cui lui a volte lascia persino le chiavi di casa, e lei viene a mettere il naso dappertutto, persino a cambiare disposizione agli oggetti che quell’incapace di nuora ha messo “nel posto sbagliato”. Non so se hai idea di che nota dolente sia nella vita familiare l’ingerenza della suocera cui lui non si oppone mai!

    *** vado a prendere il caffè e torno ***

  13. 4) La pulizia: ci sono uomini, anche di livello sociale alto, per cui la pulizia è un optional. In epoche passate si diceva “l’omo ha da esse omo, l’omo ha da puzza’”: beh, ti assicuro che una persona poco attenta all’igiene non è assolutamente piacevole, e ritengo che anche per le nostre nonne non lo fosse. Conosco una donna che ha lasciato il marito che amava perché stanca di fare la vedova bianca, e non hai idea di quante volte gli abbia chiesto semplicemente di farsi una doccia prima di coricarsi.

    5) La violenza. Oggi sta iniziando a venire alla luce quanta violenza si consumi tra le pareti domestiche, e anche qui a tutti i livelli sociali: permetti che non sia piacevole vivere nel terrore, e che prima o poi uno (una) la forza di andarsene possa pure trovarla? Anche se qui, e non hai idea quanto mi suoni strano, ho conosciuto donne coi volti deformati dalle percosse che dichiaravano di amare ancora il marito e di voler tentare una ricostruzione: boh!

    *** Buona giornata Pan! ***

  14. non credo che ogni volta si legga qualcosa ci si debba trovare quello che si desidera. come se ci fosse dovuto.
    il racconto è gradevole, come sempre, e mi pare ben chiaro il senso che ha voluto dargli Pani.
    forse quel pianto finale è un inizio di consapevolezza.
    e questa parola coinvolge tutti, donne e uomini, lo credo fermamente.
    f.

  15. Non so a cosa tu ti riferisca: io nel racconto ho trovato esattamente ciò che desideravo, una delizia di narrazione, che poi è quello cui Pan ci ha abituato.

    Se poi, da un racconto, è nato uno scambio di opinioni ed esperienze su fatti della vita, direi che ben vengano: lo scambio, il confronto, rappresentano sempre un arricchimento.

    Sull’inizio della consapevolezza avrei invece le mie riserve:

    *** Il rimorso è la tomba su cui si piangono lagrime di coccodrillo ***

    E ammesso (e non concesso) che di rimorso si tratti.

  16. @diemme: mah…
    Diemme, di sicuro tu hai più esperienza di me, nella vita e sul campo 🙂
    Lasciando perdere la suocera, perché essa è invadente in entrambi i casi, non solo se è la madre di lui, io potrei elencarti un’altra terna di motivi per cui le donne lasciano gli uomini:
    – Perché, non si sa come, neppure dopo dieci anni di fidanzamento, all’improvviso scoprono che lui non è l’uomo della vita. Non ha il rassicurante fascino di Clooney, la pulita trasgressione di Brad Pitt e poi…è un semplice operaio. Forse si erano innamorate solo per non essere sole, per uscire da casa, staccarsi dalla famiglia.
    – Perchè, arrivate intorno ai quaranta, al giro di boa, si sentono improvvisamente vecchie, cercano nuovi stimoli, nuove certezze e cedono alle lusinghe del “primo che passa”: collega, amico, medico… Vivono qualche anno di depressione, incapaci di decidere, sostenere le due situazioni e poi cedono: se lasciano l’amante sono infelici, se lasciano il marito lo sono altrettanto. Ma poi si accorgono di aver sbagliato e vorrebbero tornare.
    – Perché si accorgono che il loro uomo è violento. E io sono convinto che già lo sapeva prima. Se guardiamo in percentuale credo che siano pochi quegli uomini che mutano improvvisamente carattere e diventano maneschi. La violenza era già dentro di lui e lei lo sapeva, e andava orgogliosa del suo uomo cosi macho.

    @Furfuraja: che dire, potrei citare quella famosa frase… “purchè se ne parli…”
    A me invece piace vedere tutti i punti di vista e scoprire cose alle quali non avevo minimamente pensato. Sono da stimolo e riflessione.

  17. Caro Pan, di sicuro è vero anche quello che affermi tu, ogni testa è un tribunale.

    Io vivo in una grande città, ho un lavoro e un carattere che mi hanno portato a conoscere centinaia di persone, ognuna con la propria storia e ovviamente, come ho avuto modo di constatare, esiste di tutto.

    Proprio una mia conoscente ha lasciato il marito perché stava troppo bene, lui l’adorava e le dava tutto, e lei voleva “il brivido”.

    Io non ho molta esperienza sul campo, perché ho lasciato solo in caso di “terzo incomodo”, ma certo in molti casi ho chiuso il rubinetto della stima, della complicità e della condivisione: un mio ex mi disse “certo, tu non lasci, ma sai molto bene farti lasciare!”. Io è dall’epoca che mi chiedo se questa cosa sia vera, e come, e perché.

    Sul fatto della violenza, concordo con quello che hai detto: non è che l’uomo, in genere, all’improvviso diventi violento, è la donna che non ce la fa più a subire violenza (o magari lei è una persona mentalmente dipendente che riesce ad andarsene solo quando ha trovato un altro appiglio). E’ vero però che ci sono situazioni, e spesso il motivo è la perdita del lavoro, che trasformano in violento un uomo che prima non lo era.

  18. Bella frase questa:”certo, tu non lasci, ma sai molto bene farti lasciare!”
    è un tipo di mobbing emotivo, come quello che viene fatto in certe aziende. “Noi non licenziamo nessuno” dicono, però mettono i dipendenti nelle condizioni di doversene andare.

  19. Allora il mio prossimo nick sarà “mobber wife”!

    Ora non posso risponderti perché il dovere mi chiama, comunque vorrei dirti che certi uomini pretendono l’impossibile.

    Ora non parliamo di me, andiamo sul generale, ma ci sono uomini che pretendono la passione erotica dopo aver massacrato la propria compagna, pretendono la stima dopo aver perso la casa ai cavalli, pretendono di ritornare dopo due o tre anni che hanno lasciato la moglie per andarsene altrove ed essere acoclti a braccia aperte.

    Tornerò sull’argomento, ma mi farà piacere conoscere la posizione dei maschietti, non su quello che fanno le donne, perché il reciproco rinfaccio di colpe non aiuterà nessuno, ma su quello che è la loro logica e il loro stato d’animo nel rapporto con una donna.

  20. come ho già detto in passato, per me si tratta solo di una questione di incastri o di accordatura.
    E’ inutile provare ad incastrare la tessera del puzzle nella posizione inadatta. Magari ci assomiglia, entra facilmente però ti accorgi che l’incastro è ballerino.
    E’ inutile proseguire se la mia accordatura è temperata mentre la tua segue Kirnberger.
    Però oltre a questo serve dell’altro, che ne so, un progetto, una meta, un’ideale, quello che si vuole. Qualcosa che sostenga durante le burrasche. Altrimenti, cedere alla prima occasione e cambiare uomo/donna è molto facile. Sempre più facile.

  21. La prima volta le valigie fuori dalla porta e non si chiede niente.
    La seconda gli arriva una sberla e riesce solo ad abbozzare una domanda retorica che viene bruscamente troncata sul nascere.
    Alla terza le lacrime, mi sembrano quanto meno un passetto in avanti sulla strada della consapevolezza.
    Certo, magari poi si alza e si fa un wischy doppio e pure delle grasse e sguaiate risate e noi non lo sapremo mai…ma a me un uomo che piange toccando la sagoma della parte di letto vuoto accanto a lui, fa un certo effetto.
    La speranza che si chieda perchè e non pensi solo ad una congiuntura astrale sfavorevole è l’ultima a morire…(poi magari, piano piano muore anche quella).

  22. Cara Elle,

    io a quelle lagrime non ci credo. Magari non si farà il whisky e le risate sguaiate, magari le lagrime sono sincere perché c’è la solitudine, magari pure perché le manca, perché interviene un senso di fallimento, ma la consapevolezza… no, non ci credo.

    Io non ho mai conosciuto un uomo che avesse capito qualcosa, pur avendone conosciuto più di uno che accarezzasse piangendo il posto lasciato vuoto dalla sua moglie/compagna.

    Non dico che questi uomini non ci hanno/abbiano voluto bene, ma trovo che a volte siamo per loro un mondo troppo difficile da capire. Le lagrime forse rappresentano il dolore per questa reiterata incapacità, ma consapevolezza…

    *** Ora torno e ti racconto una storia… ***

  23. @ Elle: be’, tra la prima, la seconda e la terza non ho specificato se sono passati tre mesi, un anno o un trentennio. Ci sono persone che collezionano mariti e mogli e perseverano, fino alla vecchiaia.

    @Diemme: l’ultima che hai detto 🙂

  24. Qual è l’ultima che ho detto???? Che mi fai anche tu come il profeta di Quelo?

    Scherzi a parte, la storia che volevo raccontarvi è di un tizio che era sposato con una donna che amava e che lo amava. L’unico neo è che lei voleva figli, e lui no: lei era molto infelice e sofferente, e dopo parecchi anni (dieci/quindici credo) lo lasciò per questo motivo. Lui soffrì moltissimo, fece di tutto per riconquistarla e, siccome lei era molto innamorata, alla fine ci riuscì, ma figli, nisba, proprio non se la sentiva.

    Lei alla fine lo lasciò definitivamente, senza possibilità di recupero. Lui si mise con una ragazza di colore, di trent’anni più giovane e, per paura che la storia si ripetesse, quando lei le chiese un figlio non esitò a farlo e alla fine ne fu pure contento.

    Ecco, quando lui mi raccontò questa storia, io non potei non pensare che lui, che poi era quello che aveva “sbagliato” (concedetemela senza polemica o distinguo) , si ritrovava una moglie giovane e bella e un pargoletto, mentre l’altra era rimasta sola, senza figli, e ormai avanti negli anni. Dicono che io ce l’abbia con gli uomini, ma in realtà io li vedo fare l’accidente del comodo proprio, e poi cadere sempre in piedi.

    Sarà perché ci sono sei donne per ogni uomo, e quindi lui ha teoricamente il sestuplo di possibilità, sarà che per un fatto culturale, soprattutto in Italia, le donne fanno spesso carte false pur di avere un uomo accanto(anche se nel caso che io ho raccontato lei era africana, ma lui mi disse che lì erano onorati che una donna sposasse un ricco bianco europeo, sia pure di trent’anni più grande).

    Pan, io credo che la vita, almeno da un punto di vista sentimentale, sia a volte profondamente ingiusta con le donne, e soprattutto con quelle più piene di sentimento.

    Tutto qui.

  25. Mah forse avete ragione…”consapevolezza” è una parola grossa di questi tempi e magari nella prima infanzia ho letto un po’ troppi romanzi rosa che oggi mi fanno credere ancora a quelle lacrime.
    Non so…però mi piace concedergli almeno il beneficio del dubbio a quell’uomo, o forse è solo la voce della famosa “speranza ultima a morire” che talvolta ha davvero la pellaccia dura.
    O forse ancora, sto solo dando voce a quella donna che lascia quel letto vuoto con il segreto ed inconfessato (persino a se stessa) desiderio di sentir correre dei passi veloci giù per le scale che la rincorrano.

  26. @morena: anche questo? Allora ho da scrivere per tutta la vita.

    @Diemme: “trovo che a volte siamo per loro un mondo troppo difficile da capire. Le lagrime forse rappresentano il dolore per questa reiterata incapacità, ma consapevolezza…”
    Ecco, questa era l’ultima. Ma per risolvere definitivamente la questione ci vorrebbe una terza persona assessuata, un angelo, che dica chiaramente dove stanno i torti e i pregi di dentrambe le parti.
    Condivido quello che dici ma mi sembra che le situazioni si stiano invertendo ( o parificando, va, è meglio).

    @Elle: “desiderio di sentir correre dei passi veloci giù per le scale che la rincorrano.”
    E’ proprio una visione romantica 🙂

  27. 1) Io personalmente amo molto questi racconti brevi: credo che il romanzo sia un’altra cosa, e forse il tuo tipo di analisi acuta, sferzante, la “stoccata” che arriva sempre all’ultima riga, trovano una migliore realizzazione in questi racconti. Poi, non è detto,

    ti puoi sempre cimentare, noi siamo qua a leggerti….

    2) Ti ho raccontato una storia, ma mi sono dimenticata di sottolineare il perché l’ho raccontata. Volevo far notare che lui non ha capito un tubo: si è comportato diversamente per paura di perdere “anche” questa donna, ma non perché ne avesse capito i sentimenti. Non ha minimamente capito di aver rubato la vita alla prima moglie. Ha capito semplicemente che lui ne ha sofferto la perdita, e non voleva soffrire più.

    3) E’ un desiderio in fondo al cuore di noi tutte, credo, anche se, nel caso ci rincorra (perché questo, diciamocelo, capita pure, e neanche raramente), è per rioffrirci la stessa identica vita da cui stiamo fuggendo, e che ci porterà a fuggire ancora. Anche qua, la consapevolezza latita.

    La mia frase completa sarebbe stata “Le lagrime forse rappresentano il dolore per questa reiterata incapacità, ma consapevolezza no, tenderei a non crederci”.

  28. Non so se sia vero, ci stavo pensando adesso e quando ho tempo cercherò di approfondire: credo che chi riesce a rimanere fedele e a far durare il proprio rapporto, lo fa per tutta la vita, o fino a quando cause di forza maggiore interrompono questa unione. Chi non ci riesce, chi conduce un rapporto per cinque, dieci anni e poi molla, lo farà ancora. Da una parte è comprensibile che due persone non possono amarsi in eterno con la stessa intensità ma secondo me si arriva a quel punto fatale, quel bivio, quel cartello che dice:
    da questa parte si va verso una strada sicura, tranquilla, a volte bucolica e altre volte noiosa. Una strada che sai dove porta. Da quest’altra invece torni indietro, non sai dove finisci e ricominci da capo.
    Ecco, quel ricominciare da capo, quel sentire i palpiti dell’innamoramento, la gola secca, la pancia in movimento, è quello che porta le persone a lasciarsi, per ricominciare e sentirsi sempre giovani.

  29. Io su questo la penso come te. Per me il rapporto va difeso, si deve rimanere fedele ad esso quanto e più che alla persone che abbiamo accanto, per tutta la vita, nel bene e nel male, in salute e malattia, in ricchezza e povertà.

    E’ ovvio che l’amore col tempo si trasforma (in teoria però dovrebbe aumentare… ), l’innamoramento fatto di palpitazioni passa e andare a ricercare quelle palpitazioni è anche sintomo di una grossa immaturità affettiva però…

    vero è quello che mi disse un’anziana signora, quella che devi avere accanto è una persona amica, perché l’amore va e viene, ma la capacità di dialogo, la complicità, l’essere uniti da un progetto (e un impegno! ) comune, sono quelli che mantengono la coppia in vita.

    La coppia va difesa vita natural durante ma… se stiamo parlando di una persona violenta, o fedifraga, o che ha il vizio del gioco e fa vivere la famiglia in miseria per la sua testa matta, o q.a. ( 😆 ), io penso che lasciarla sia un dovere verso se stessi e, se ci sono, verso i figli.

    Certo, non si può passare la vita, sentimentalmente parlando, a fare la prima elementare, magari in scuole diverse e in lingue diverse però, se uno a un certo punto si accorge, POSSIBILMENTE NON PIU’ DI UNA VOLTA NELLA VITA, di aver sbagliato indirizzo di studi… beh, non mi pare che aiuti nessuno fare karakiri e condannarsi a uno studio e a un lavoro che non ci appagheranno mai.

  30. Allora Pan, provo a mettere da parte per un attimo il romanticismo, dal quale forse nemmeno tu sei immune visto che parli di “gola secca e pancia in movimento” nell’innamoramento…vero, ma anche tanto romantico! 🙂
    Quei “passi veloci che rincorrono giù per le scale” forse fanno parte del femminile tanto quanto la razionalità appartiene di più al maschile.
    Ma non è un andarsene per essere rincorse per sentirsi importanti, per mettere in atto una tattica, quello di cui parlo io è un atto di forza al fine di ricevere un segnale forte e chiaro da parte di un uomo che si ama e dal quale ci si aspetta (non so se a torto o a ragione, visto che di aspettative non bisognerebbe mai averne…) non solo parole o lacrime (che possono far effetto ma fino ad un certo punto), ma un gesto concreto, un’azione.
    In sostanza che si esibisca il “cartello” di cui parli tu, in cui si esprima chiaramente la volontà di sporcarsi le mani insieme, di ricercare ancora quel sentiero comune che per tante ragioni può esser smarrito lungo la via, oppure il contrario, ma che lo si faccia!
    Infine, il “ricominciare da capo” non è solo una delle due direzioni possibili di quel bivio di fronte al quale ci si ritrova, non è solo la voglia o il capriccio di sentirsi sempre giovani. Credo che non ci sia giorno in cui non si ricominci da capo, per se stessi, dentro e fuori di noi c’è sempre in atto una ricostruzione. E non importa se richiede tempi indefiniti e lunghe attese, ci sono percorsi che richiedono anche tutta la vita, ma forse ne vale assolutamente la pena.

  31. @Diemme: certo, se la persona è violenta o il rispetto e l’amore sono svaniti, è inutile tenere su il palco. Però mentre la violenza, come dici tu è qualcosa che può scattare all’improvviso anche nelle persone più calme, l’amore e il rispetto vanno coltivati e custoditi.

    @Elle: quei “passi veloci che rincorrono giù per le scale” mi ricorda tanto un film che ho visto solo una volta e l’unica cosa che ricordo vagamente è il finale, lui appoggiato allo stipite di una porta che dice a sé stesso: “Adesso conto fino a cinquanta e poi torni”. Lei non è tornata. Tutto il resto del film non mi ha detto nulla

  32. Beh direi che il fatto che ti ricordi questo finale con lei che non è tornata, è già di per sè significativo!
    C’era un altro film che diceva “a volte ritornano”…sì, ma non sempre! le donne poi (quasi) mai, gli uomini talvolta, qualcuno sì, qualcuno no…inszomma, facciano un po’ quel che vogliono che c’ho il sugo che bolle in pentola e allora torno a fare la casalinga di Voghera 😉
    Ciaoooooooo

  33. Il film era “9 settimane e mezzo”, quando Mickey Rourke era ancora normale. Di tutto il film quella è la scena che mi è piaciuta di più e che ricordo, anche se qualche critico l’ha definita patetica.

  34. Il post si presterebbe a diverse interpretazioni filosfiche, anche soltanto per questo concetto di umbratilità con cui si chiude; ma mi astengo.
    Quello che mi piace di casa tua è che ci si intrattiene a lungo a chiacchierare: bellissima quest’idea secondo la quale il vero problema non è che qualcuno va via; il vero problema è che spesso questo qualcuno ritorna.

    @diemme
    Il punto 4 è davvero teriiibile!

    Ciao ciao, Clotilde

  35. @Clotilde: suvvia, una filosofa può prestarsi a mille speculazioni e non arrendersi all’astensione. Verissimo quanto dici sul ritorno. In fondo abbiamo sempre un tratto d’immaturità ed è per questo che ci piace togliere le crosticine dalle ferite e farle sanguinare ancora.
    Il punto 4 spesso è dovuto al fatto che il bagno è sempre occupato da lei 🙂

  36. La battuta mi era venuta spontanea, ma me la sono rimangiata.

    In fondo sto cercando marito, un minimo di parte la devo pur fare, sennò li demoralizzo! 😆

    E va bene, sono perfida, lo so Pan, lo so…

    *** Ora, lo sai anche tu ***

  37. Uno?

    Comunque no, era una battuta. Poi dipende… se “ha il rassicurante fascino di Clooney, la pulita trasgressione di Brad Pitt”, più il conto in banca di Berlusconi, il genio di Einstein, fisico atletico, musica nel sangue…

    magari un invito a cena l’accetto.

    *** […] ***

  38. no, è che se lo vuoi così perfetto alla fine ti annoia. E poi tu non avresti nulla da aggiungergli e neppure osservazioni da fare. No, no…non fanno per te. NOn fanno per nessuno gli uomini perfetti.

  39. finché non si annoia sì, poi troverebbe da ridire su tutto, all’improvviso. C’è come un muro, una parete che divide queste due fasi. Quando si apre una breccia è finita.

  40. repentino forse no, ma quando si apre la breccia, la parete non è più impenetrabile e quell’uomo, quel figone buono, intelligente, comprensivo allimprovviso diventa come Superciuk

  41. Beh, veramente la cosa è reciproca. Comunque, passare da un piano in cui l’altro è mitizzato a uno in cui se ne riscopre l’umanità e la fragilità, mi sembra un percorso normale, e la differenza sta nell’avere o no la maturità affettiva per capirlo e saperlo vivere.

    “Prima era un dio, e adesso è semplicemente un uomo”: e vivaddio che è così, visto che io non sono una dea, ma semplicemente una donna!

    *** sto scappando via, per stamattina non credo di poter più rispondere ***

  42. Ma che sfigato, chissà quante ne aveva combinate a quelle povere disgraziate!

    Diemmuccia a una, illuminami dei tuoi raggi a un’altra, ti porgo il braccio andiamo a ballare a un’altra ancora….

  43. @Arthur: finalmente! Ecco qualcuno che ha capito veramente come stanno le cose .-)

    @ DM: mi fai venire in mente le nozze di figaro: “non più andrai, farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando, delle belle turbando il riposo ecc ecc”

  44. E figuriamoci se tra maschi non vi capite!

    Tu pensa che una volta…

    vado con un mio amico a far visita al mio ex-marito, che me ne ha fatte di tutti i colori ma che io, per pietà cristiana, vado ogni tanto a trovare. Volevamo invitarlo a mangiare fuori con noi, ma lui aveva già mangiato, e così ci accompagna in una trattoria di suoi amici, e rimaniamo d’accordo che ci avrebbe nuovamente raggiunto per il caffè.

    La padrona della trattoria si mette vicino a noi e ci comincia a tartassare di domande, che glissiamo alla grande. A un certo punto dunque comincia a parlare da sola e fa: “Certo, poveretto, che è stato sfortunato!”.

    “Sfortunato?” faccio io, che ritengo il mio ex una delle persone più fortunate del creato. “E perché mai?”

    “Con quelle mogli che gli sono capitate!”

    Il mio amico scoppia a ridere, a me va il sangue alla testa e comincio a fare “Sfortunato lui? Sono quelle tre povere disgraziate ad essere state sfortunate, ma che vi ha raccontato???”

    A quel punto l’ “ostessa” si calma e non osa andare avanti, mentre il mio amico continua a ridere di cuore e poi mi rimprovera “Ma che fessa che sei, potevi lasciarla parlare, ci facevamo due risate!”. E io “Tu forse ti facevi due risate, a me mica mi fa tanto ridere che fa pure la vittima di Belfiore!”

    Oggi, a distanza di anni, con una diversa maturità, forse l’avrei lasciata parlare e mi sarei fatta quattro risate…

  45. mi sembra di averla già sentita questa: L’avevi già raccontata? Secondo me l’ostessa aveva qualche mira su di lui. Magari cercava un tuo parere disinteressato.

  46. Probabilmente sì, penso dopo due anni di avervi raccontato un bel po’ di episodi della mia “articolata” esistenza.

    No, non credo che l’ostessa avesse mire su di lui, era molto più anziana ed era lì con il marito. Credo fosse solo curiosità di vecchia comare.

    Oppure aveva una figlia da sistemare….

  47. la seconda che hai detto 🙂

    Il mio uomo, poveretto, veniva sempre lasciato perché non offriva il lusso e l’agiatezza che le sue donne si aspettavano.

  48. ma l’amore offusca la vista e anche le previsioni. “Mi metto con lui, è un uomo di successo, avrà futuro, è uno scapolo d’oro, fra poco erediterà una fortuna…”.
    L’amore fa vedere le cose sempre belle, poi, finita questa fase le lenti si ingrigiscono.

  49. Ah Pan, queste sono le cose che si dicono gli uomini per darsi degli alibi ed evitare un sano esame di coscienza.

    A parte che una compagna così interessata è meglio perderla che trovarla, quindi buon per lui che non ha fatto fortuna e non ha ereditato, comunque una donna che si mette con un uomo perché innamorata non lo lascia perché lui non è ricco anzi… le donne migliori hanno lo spirito della crocerossina, dell’ “io ti salverò”, e se lui è in difficoltà lo sostengono accollandosi pure cinque lavori.

    Poi ci sono donne che si mettono con un uomo PER i soldi, e allora queste si mettono con un uomo CON i soldi, non “con la speranza di”.

    Come donna, ti posso dire che da parte nostra l’amore finisce per la delusione: poi magari sbagliamo anche lì, perché ci aspettiamo l’eroe senza macchia e senza paura e non capiamo che quello accanto a noi è semplicemente un uomo, ma ci sono dei limiti che non si possono superare (per paura di perdermi anche questo commento, intanto ti mando questa parte poi proseguo).

  50. Dunque, mi racconta un mio amico che a un certo punto ricevette la visita di una signora che gli disse “Caro lei, sappia che sua moglie e mio marito zicchete zicchete“.

    Lui, con la pulce nell orecchio, la seguì e la beccò in macchina con lui che, per l’appunto, zicchete zicchete.

    Coltì in flagranza di reato, lei si precipitò a dire “Caro, non è come pensi tu” (e di questo, va bè, abbiamo già parlato) mentre lui (intendo l’amante) tremebondo e a mani giunte gli diceva: “No, ti prego, non farmi niente, se vuoi te la ridò!”.

    Se vuoi te la ridò??? Se vuoi te la ridò??? Ma che c…. d’uomo era?

    Se io avessi sentito un uomo dire a un altro di me “Se vuoi te la ridò” sicuramente non l’avrei più voluto vedere neanche in fotografia, e non mi sarei fatta più sfiorare neanche con una canna da pesca lunga dieci metri. Ma, d’altra parte, lei non era me, e non per niente io non vado in macchina a fare zicchete zicchete coi mariti altrui.

    Io, le storie che ho sentito, sono finite tutte per i motivi che ti ho detto. Violenza, gelosia, avarizia, mancanza di fiducia, tradimenti, comportamenti irresponsabili… Poi certo, magari una ti lascia pure dicendoti “Sei un morto di fame”, ma questo lo fa perché vuole ferirti, perché non hai investito in “noi”, e non perché le importi un fico secco del tuo conto in banca.

    Il dovere mi chiama…

  51. be’, fa un po’ ridere. Uhm…sarà mica una gag inventata da De sica?
    Ma il “Caro, non è come pensi tu” è insuperabile, una frase fatta come “non ci sono più le mezze stagioni ” o “qui una volta c’erano tutti campi” però è di un buffo…

  52. Breve, ma intenso. La tua capacità di raccontare con poche parole una situazione e le emozioni ad essa legate mi sorprende sempre…COMPLIMENTI PANI. Bello anche il connubio tra foto e racconto! Continua a scrivere…
    Ciao da Alessandra “LibroAperto”
    (P.S.: MI PIACEREBBE SE TU FACESSI UN ABBINAMENTO TRA UN TUO RACCONTO E UNA MIA FOTO :-)…Se ti verrà l’ispirazione fammelo sapere!)

  53. Che vuol dire “Uhm”? A me l’ha raccontata uno dei protagonisti, nella fattispecie il marito cornuto.

    Mi raccontò di aver cacciato la moglie a calci nel sedere, e lei pensò allora di andare a convivere con lui, ma lui le disse “No, grazie, preferisco mia moglie”; peccato che la moglie gli riservò lo stesso trattamento (i.e. calci nel sedere), e così i due fedifraghi furono costretti a vivere per un periodo infelicemente insieme.

    Infelici e scontenti… mi pare fosse Morena che cercava una favola moderna, che dici Pan, questa può andare? 😆

  54. ma a volte si esagera anche nel raccontare le perdite o le sfortune.
    “Infelici e scontenti” , credo che sia uno stato d’animo ciclico. Lo si è durante l’adolescenza e poi nella mezza età. I più sfortunati lo sono sempre, senza alternanza.

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