Divertimenti #6

accappatoio – attesa – insulti

Dopo aver percorso le quotidiane trenta vasche, alternando lo stile libero a quello più rilassato della rana, Sonia salì la scaletta, calzò gli infradito e si tolse la cuffia. Sapeva che in quel momento gli occhi del bagnino erano puntati su di lei, sulla curva armonica che iniziava appena sopra le cosce e terminava all’altezza dell’ombelico. Sapeva che altri due occhi, quelli della sua collega Roberta, puntavano verso i capelli, lunghi, ondulati e ramati, tanto che un giorno le aveva detto:
“Sonia, quando esci dalla vasca sembri la Venere del Botticelli e per me quello è il momento più bello della giornata”.
Sapeva infine che gli occhi di altri uomini erano in attesa e che molti trascorrevano la pausa pranzo a quel modo, sorseggiando un aperitivo e sgranocchiando patatine, come se fossero al cinema o all’ippodromo, pronti ad interrompere ogni attività per osservarla mentre usciva dall’acqua.
Quando andò verso il muretto per raccogliere l’accappatoio, Roberta le lanciò un sorriso che ricambiò con un saluto. Sempre sentendosi osservata e sciabattando nel silenzio rispettoso che come sempre calava in quel momento, si diresse verso gli spogliatoi e fu solo dopo aver fatto la doccia che nella tasca trovò un biglietto piegato in quattro.
Lo aprì, spalancò gli occhi e per un attimo si portò la mano davanti alla bocca per reprimere un grido. Su quel biglietto si susseguivano una processione di insulti:
“Sei una zoccola, una puttana, una …” e continuava così per almeno dieci righe, una sequela di improperi fantasiosi ma impronunciabili, in un crescendo che raggiungeva le più torbide fantasie per poi andare in calando, concludendosi con un’ingiuria quasi classica ed innocente:
“Sei una sgualdrina”.
E fu in quel momento che Sonia sorrise, perché riconobbe la scrittura: solo la sua amica Roberta scriveva la lettera g come se fosse una p.

La Nascita di Venere - Sandro Botticelli, 1483–1485 circa - Galleria degli Uffizi, Firenze

La Nascita di Venere - Sandro Botticelli, 1483–1485 circa - Galleria degli Uffizi, Firenze

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25 thoughts on “Divertimenti #6

  1. Ci saranno sempre delle Roberte!

    Tu scrivi racconti brevi, peró leggendoli sembra che ti passa davanti un film o addiritura la realtá, sento odore di cloro!

    Buona notte!

  2. Brutta bestia l’invidia di Roberta!

    Personalmente è un’emozione che raramente provo anche se non credo di esserne totalmente immune (non a questi livelli però!), ma di certo lo sono rispetto alla bellezza. Se una donna è più bella di me la guardo ammirata, se è più intelligente la ascolto ammirata.

    Ma qui forse Roberta vede Sonia non come una rivale, sembra quasi che si rifletta in lei, quasi fosse l’oggetto segreto del suo desiderio.
    Insomma, un biglietto del genere sembra quasi più scritto da un amante geloso e tradito che da un’amica invidiosa…potrebbe essere?

    Comunque complimenti Pan, è sempre piacevole leggere i tuoi divertissements!

  3. @ Iso: che vuoi dire? Che sei invidiosa di xeena ??? 😉

    @ Diemme: questo mi è proprio piaciuto scriverlo.

    @ Elle:ci sei vicina ma anche lontana. Il mio intento è un altro. Se leggi tutto, tutte le parole alla fine capisci qual è il vero sentimento fra le due.

  4. Anch’io ho trovato il commento di Mike, esattamente uguale al tuo, e mi sono stupita che non sia stato intercettato dall’antispam.

    Comunque io l’ho segnato come spam, so che queste indicazioni vengono memorizzate (magari una non fa testo, ma quando cominciano a essere molte.. .).

    Roberta pericolosa? No, solo leggermente saffica.

  5. Leggermente un piffero, in quelle parole così forti c’era un desiderio che levati, e quell’ “educato” sgualdrina, suona come un sospiro di relax dopo il possesso.

  6. Scusate, volevo dire che, secondo me, quegli insulti erano un modo cerebrale per possederla, e lo “sgualdrina” una specie di coccola post coitum, un riprendere fiato dopo un appagante sfogo.

  7. E’ la sempre attuale vecchia storia della volpe e dell’uva…

    La definizione di “curva armonica che iniziava appena sopra le cosce e terminava all’altezza dell’ombelico” è un capolavoro.

  8. Sì, non è la prima volta che ci dimostra di avere l’occhio artistico; e in questo caso è riuscito nell’ardua impresa per un uomo di andare oltre la visione di una fesa o di uno scamone (credo che anche il bagnino abbia visto soltanto questo).

    E bravo Pan!

  9. @Clotilde: la mia definizione è un capolavoro? Suvvia…forse è più elegante di uno scamone, che neanche sapevo cosa fosse. Ed è stata una fortuna…magari l’avrei usato.

    @Diemme: le donne sono opere d’arte in sè. Be’…poi c’è sempre qualche crosta ma magari, togliendo il primo strato di colore si scopre un capolavoro.

  10. @Pan: non si chiama “crosta”, ma “pelle a buccia d’arancia”, “pannicolo adiposo” e q.a. (scusa Pan… 🙂 ).

    Questo ovviamente in senso fisico….

    @Postala ora la seconda versione, dai! Sennò domani io alle cinque e mezzo che mi leggo?

    Non è neanche domenica, il giovedì niente cucina gialla, chissà come si vestirà Roberta di giovedì…

  11. Paaaaaaaaaaaaaaaaaaaaan! Sono le 7:05 e ancora non vedo niente!

    Mica mi vorrai far andare in ufficio, per di più sotto l’acqua, senza avermi illuminato sugli usi alternativi dell’accappatoio???

    *** Hai visto mai ci potessi andare in ufficio… ***

  12. un commento che e’ solo informativo sulla foto che e’ il mo quadro preferito in assoluto; ma sicuramente gia lo sai che dipingendola botticelli ha voluto dipingere il risvegliarsi o destarsi della coscienza umana / energia vitale interiore del genere umano. questo e’ un quadro universale con un significato estremamente profondo e puro ricco di metafore divine. complimenti per la scelta!

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