Divertimenti #3

sabbia, sciarpa, calice

Juliette e Jim camminavano abbracciati sul molo di Saint Troipez. Lui la stringeva forte, quasi avesse il timore di perderla.panirlipe_abbraccio
“Ho freddo disse lei”.
Jim la strinse ancora più forte. L’amava come non aveva mai amato nessuno e per un attimo pensò con timore all’idea che un giorno lei sarebbe potuta partire e lasciarlo solo.
“Tieni, mettiti la mia sciarpa” disse avvolgendole intorno al collo il lungo nastro di seta.
Dopo pochi minuti arrivarono sulla spiaggia, lei si  tolse i sandali e cominciò a correre sulla sabbia.
“Aspetta, vieni qui, non abbiamo ancora brindato!” disse Jim.
Dal sacchetto di plastica prese la bottiglia di champagne e il calice di vetro. Lo riempì fino all’orlo e bevvero insieme una, due, tre volte, fino a svuotare la bottiglia.
“Mi gira un po’ la testa” disse Juliette. Un forte colpo di vento la spinse verso Jim e poi barcollò  verso le rocce. Jim fece per fermarla ma riuscì a fare  presa solo su un capo della sciarpa.
Fu uno strattone, si sentì distintamente un rumore secco e poi quello più tondo del corpo che cade.
Juliette se ne era andata, e lo aveva lasciato solo.

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52 thoughts on “Divertimenti #3

  1. uh! che pasticcio che ho fatto. Non volevo pubblicarlo e poi c’è anche un errore, la parola è sabbia, non spiaggia.
    Comunque eccolo qui, veloce veloce:

    Il vecchio Gerard impiegò tre giorni e tre notti per scendere la montagna, attraversare la pianura, seguire il corso del fiume e giungere fino alla casa di suo figlio Philip, proprio in riva al mare.
    Si tolse la giacca di fustagno, appoggiò il bastone sullo stipite della porta e poi diede una battuta agli scarponi che già si erano riempiti di sabbia.
    Bussò forte.
    “Philip! Philip!”
    “Che c’è?” chiese suo figlio affacciandosi alla porta. Aveva la barba lunga, una sciarpa intorno al collo e l’aria di uno che non avesse dormito molto.
    “La vacca ha partorito! Devi venire a vedere, è uno spettacolo!”
    Philip sbuffò.
    “Papà, scendi la montagna a piedi per dirmi che la vacca ha partorito? E ora io dovrei partire con te?”
    “Philip…è quella stessa vacca che io volevo ammazzare qualche anno fa e tu me lo impedisti?”
    Gli occhi di Philip si illuminarono. Era una bella notizia ma non sufficiente per farlo tornare a casa.
    “E poi…” continuò suo padre.
    “Sì?”
    “E poi Francoise è tornata”.
    Philip abbracciò suo padre, pianse a lungo. Infine andò verso la vetrinetta, prese un calice, l’unico che aveva e ci versò del vino. Insieme brindarono.

  2. Da qualche parte ho letto che una delle regole per la buona riuscita di uno scritto sia quella di inserire, all’interno dello svolgimento della storia, un colpo di scena (lo sosteneva lo scrittore Raoul Montanari).
    E tu caro Pan, mi sembra proprio che l’abbia rispettata questa caratteristica, il tuo finale lascia un po’ spiazzati, anche perchè il racconto è breve e farlo finire “schiantato” sulla scogliera insieme a Juliette, lascia un lieve retrogusto amaro, che tuttavia è stilisticamente perfetto.
    Posso riscriverlo secondo Elle?
    Seguo solo l’ispirazione del momento che le tre parole hanno stimolato, sai com’è, sarà il richiamo del mare…o forse sono questi tuoi “divertimenti” che hanno contagiato anche me 🙂

    Juliette e Jim camminavano abbracciati sul molo di Saint Troipez. Lui la stringeva forte, quasi avesse il timore di perderla. Era un gesto consueto quello di tenerla abbracciata mentre camminavano, le passava un braccio intorno al fianco quasi a proteggerla, a sostenerla, a darle il suo stesso ritmo nei passi.
    A vederli camminare abbracciati così non si sarebbe mai detto fossero padre e figlia, sembravano più due fidanzatini, seppure con evidente differenza d’età.
    Lui…”vecchio lupo di mare” come lo chiamava la mamma, quando ancora c’era, prima di quel giorno in cui di punto in bianco fece le valigie per “prendere la sua strada” – così glielo aveva spiegato lui, in un pomeriggio come questo di tanto tempo fa, su quella stessa spiaggia.
    Ricordava ancora tutto di quel giorno: lei bambina che rincorreva i gabbiani sulla spiaggia e d’improvviso, tutto si era fermato, come quando un’orchestra smette di suonare e la stanza si svuota di ogni nota, di ogni musica e tutti rimangono immobili con lo sguardo fisso ed interrogativo.
    Ricorda il giubbotto blu col bavero alzato di suo padre e quella sciarpa di seta bianca che annodata al collo, lasciava le estremità libere di svolazzare seguendo i movimenti del vento.
    E ricorda lei col suo cappellino a righe che lasciati andare i gabbiani, si era seduta a terra ad ascoltare quelle poche incomprensibili parole. Ogni tanto annuiva con la testa, quando Jim le chiedeva se avesse capito, raccoglieva un po’ di sabbia e con le mani racchiuse a calice se la faceva scorrere piano tra le dita, a disperdere i minuscoli granelli nel vento.
    “Non si può trattenere il vento, vero papà?”
    “No cara, non si può…” rispose laconico lui.
    E Juliette silenziosamente osservava il mare ed ascoltava il frangersi delle onde sugli scogli e pensava che non si può trattenere il vento, nè la sabbia tra le mani…e che anche lei era figlia del vento.

  3. Ma noooooo, è solo un “petit cadeau” che mi piace lasciare qui, tra i divertimenti di Pan che oggi sono stati un po’ anche i miei, ma davvero non ho saputo resistere a “sabbia, calice, sciarpa” (e a Juliette e Jim, anche le prime due frasi sono tue Pan!)
    Insomma, adesso che ci penso, mi rendo conto che non ho neanche rispettato le regole del gioco che vuole si parta solo dalle tre parole, ma è andata così…certe storie si scrivono da sole 🙂

  4. @Elle: i regolamenti sono molto elastici, basta che nasca un’idea.
    @sancla: sì, se divertimos mucho!
    @Sari: giusta osservazione! ma questi due poi? Cosa sono andati a fare sulla spiaggia con champagne e calice?

  5. A me la sciarpa aveva fatto venire in mente l’inverno, però hai ragione, la sciarpa era di seta, un accessorio elegante, un vezzo…

    Ma c’è sempre qualcosa da festeggiare in riva al mare! 🙂

  6. Di sbarchi clandestini a Saint Tropez non ne ho mai sentito parlare però… 🙂
    Forse festeggiavano qualche loro ricorrenza privata e particolare, o forse era solo un giorno qualunque da rendere speciale con un brindisi…

  7. Mi ricordo una battuta che diceva più o meno: “Hai mai visto un elefante nascosto in un campo di fragole? No? Significa che si è nascosto bene! 😆 ” ergo, se di clandestini a Saint Tropez non si è mai sentito parlare, magari significa solo che non si sono fatti beccare!

    E poi Pan, un bistrot! Tu che della natura ami anche la pioggia, tu che sei un musico…

    Naaaaa, magari nel bistrot succedeva qualche altra cosa.

  8. Me lo ricordavo, però sono andata a rileggerlo, ed è stato ancora più piacevole della prima volta.

    In effetti, tutti i particolari non li ricordavo, ma mi succede anche coi miei di post, vado a leggerli, e a volte non ricordo neanche di averli scritti, a volte semplicemente mi giungono nuovi certi passaggi: a voi succede?

    Credo di sì.

  9. Ebbene sì, ne volevo fare un post sull’argomento. Mi dicono tutti che sembro aver fatto un patto col diavolo, sono uguale a quindici, venti anni fa, e anche i compagni non dico di liceo, ma delle medie, mi riconoscono dopo tanti anni al primo colpo ma… ma ho quasi cinquant’anni, e fino a quando durerà la pacchia? Prima o poi il primo capello bianco spunterà (e mi gireranno le scatole da morire), il sorriso lo difendo con le unghie (?) e coi denti (e con cos’altro sennò?), ma i colpi qua e là si perdono, e non sempre si può far finta di niente.

    Mia madre sostiene che sia addirittura bello invecchiare, forse per lei, per cui la vita ha seguito certe tappe e ha raccolto i frutti di ogni età, ma se la tua vita finisce a diciotto anni, e lì cominci a stringere i denti per sopravvivere in attesa del momento in cui potrai vivere, poi arrivi a 48 anni e ti sembra che l’unica cosa cambiata siano il peso e l’età… beh, insomma, non vorrei essere ingrata, ma mi è lecito pensare che potevo giocarmela diversamente?

    Per una cosa ho lottato, e una cosa ho sempre avuto: la libertà, o meglio, l’indipendenza economica e la libertà. Non sono poco, direte voi, e certo che no.

    *** mi sa che sono andata leggermente off topic… ***

  10. Riferisci… mi pareva, rileggendo la frase, che c’era qualcosa che non andasse… magari, se avessi scritto “rifevisci” qualcuno poteva pensare a una mia origine francese, ma così…

    Ne approfitto per inserire il link al secondo racconto ( http://donnaemadre.wordpress.com/dammi-tre-parole/secondo-racconto/ ), sempre della serie “la pubblicità è l’anima del commercio”, e buttarla là che Brandy ha già mandato la foto per il terzo, e l’onore dell’incipit secondo me spetta a Pan, esimio “contributor” del nostro gioco.

  11. Si, bravi Pan e Elle, bello perchè con lo stesso spunto e con due visuali, abbiamo goduto di due storie diverse.

    In effetti mancano delle comode poltrone per sedersi e gustare ben bene lo spettacolo… Pan, che ne dici di una ristrutturazione?

  12. @morena: qui non si perde nulla, si ricicla sempre.
    @Lady Gi: le cose squinternate nel tempo acquistano spessore. Ora mi è venuto in mente un altro gioco…
    @arthur: uff! Le ristrutturazioni sono più stressanti dei traslochi. Potrei fare una sala d’attesa… Uno dei miei tanti sogni è quello di mettere in casa i sedili di legno dei vecchi treni, al posto del divano. Non mi servirebbe più la tv, forse nemmeno i libri. MI basterebbe sedermi, chiudere gli occhi e ciuff ciuff…ciuff ciuff…

  13. più che un giochino è un divertimento per stimolare le aree cerebrali più nascoste, quelle che dormono quasi tutto il giorno.
    Spiacente Xeena…non posso aiutarti.

  14. Grazie Pan, ma io ho una certa inclinazione per l’altro sesso, senza alcuna intenzione di divagazioni sul tema, fermo restando il rispetto per tutte le correnti di pensiero che non danneggino il prossimo.

    Però… mi è venuta un’idea… (ho appena letto quello che hai scritto sul mio blog)

  15. Ma Pan, cosa fai hai cambiato mestiere?

    Evvabè, per Xeena questo ed altro.

    E per la ristrutturazione non fare lo spilorcione e vuol dire che faremo una colletta, anche se non trovo malaccio l’idea dei sedili di legno, magari con qualche cuscino, così, giusto per non fare diventare il sedere piatto… bella anche l’idea del ciuff ciuff, ma toglimi una curiosità, fai per caso il capostazione?

  16. Scusa, se prima aveva freddo, e si metteva la sciarpa del tipo, poi si toglie i sandali? (sandali e sciarpa fá pensare ad una musulmana :-), per correre poi nella sabbia (immagino fredda) …boh, é una che non sá cosa vuole!

  17. Non era mica solo per te quella frase!!! La vostra (Iso Pani) era solo quella sull’elettrodomestico poi giá mi rivolgevo scherzando alle donne…che non mi bastano.
    🙂 daiiii mai insinuerei nulla, proprio io!!!

  18. É un post sciocchino 🙂 peró con le donne vado veramente molto daccordo, sará…ma basta non dimostrare invidia e avere sempre un complimento in piú piuttosto che uno in meno e giá tutto si distende e poi basta parlare di cerette e ricrescite e uomini e la giornata diventa piú allegra 🙂
    Viva le donne…quasi tutte!

  19. Io me lo merito e sempre!
    Pani ti regalo una lavatrice in bianco e nero, se tu mi presti il tuo frullatore che compererai (si dice cosí)… affare fatto?

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