Lo Zen e l’arte della manutenzione del pianoforte #2

Se anche poche note sembrano troppe, forse è il caso di liberarsene del tutto, dare aria a se stessi e al pianoforte.

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23 thoughts on “Lo Zen e l’arte della manutenzione del pianoforte #2

  1. @Lady Gi: nemmeno lui se lo aspettava.
    @Sancla: no, io suono male, peggio del piano.
    @Lady Gi: il vero Pan però soffiava bene 🙂
    @ Morena: niente paura, gli ho fatto prendere aria e poi l’ho rimontato.

  2. ecco, mi piace dare l’aria agli altri. Ci sono gli animatori (poveri ragazzi che nei villaggi turistici vanno ad infastidire uomini che hanno solo voglia di “sponsare”) e i rianimatori, coloro che ridonano il respiro. Quindi, poche arie per me.

  3. Beh, mi aspettavo che togliessi anche la tastiera e te ne andassi per strada a suonare l’organetto…

    Sei troppo forte… il video lo vedo proiettato in un contesto un po’ surreale e proporrei a questo punto di inventare una sceneggiatura e poi realizzarla, ognuno con i mezzi che ha a disposizione, che dici?

    O magari potremmo fare come i racconti, delle parole e poi un racconto con un video.

    Non è una bella idea?

    *** Famme sapè! ***

  4. @Mapi. senza parole? NOoo! Volevo solo togliere pensieri e suoni, non rubarti le parole 🙂
    @Arthur: mi dispiace solo non avere una telecamera, un’ambientazione adeguata e soprattutto del tempo. Questa è stata un’improvvisata. Cosa proponi? Mettere insieme alcuni fotogrammi? Si può anche fare.

  5. Dare aria a sè stessi e alle note sicuramente ti dona quella sensazione di liberazione che stavolta non hai descritto, ma suonato.
    Ma è arrivato tutto lo stesso 🙂

    P.S.: l’idea dei fotogrammi potrebbe non essere male…pensaci!

  6. Ciò che intendevo era che si potrebbe scrivere una specie di sceneggiatura, un canovaccio, partendo come per il racconto da delle parole chiave e poi ognuno, con i mezzi che ha a disposizione, macchina fotografica, telecamera, ci costruisce una storia di pochi minuti, una specie di clip da pubblicare su Google o su You Tube, Ovviamente la storia potrebbe essere soltanto scritta se uno non se la sente di cimentarsi con altri mezzi.

    Il tutto non deve necessariamente portare via tanto tempo, anche perché immagino una cosa estemporanea, un’occasione per divertirsi un po’.
    Tra l’altro, i video che hai pubblicato fin’ora, sono a mio avviso un po’ Underground, hanno anche un non so che di surreale che trovo sia affascinante e che mi piace molto.
    Leggerti e vedere i tuoi filmati, in un certo senso è la stessa cosa, e quindi, bravo, complimenti davvero.

  7. @Elle: ogni tanto fa bene. E poi ho pensato a quelle povere corde che non vedono mai la luce. Che tristezza.
    @Arthur: grazie per i complimenti! Mi piace l’idea che ci sia un’impronta riconoscibile nei racconti e nei filmati. Iniziamo con la sceneggiatura? Breve breve…
    @Xeena: non vorrai mica farmi intendere che tu sei una di quelle perfettine, con il salotto per ricevere, il servizio del caffè in ordine, il mobilio che s’intona con i festoni…naah, non sei il tipo 🙂

  8. Sono in pensiero per il povero pianoforte. L’hai rimesso a posto vero? Chissà che trauma, un’operazione a cuore aperto senza anestesia e senza preavviso. Ci hai parlato dopo? si è offeso? che ti ha detto?

  9. e cavolo, allora. ho guardato anche un po’ altrove, e ho pensato che abbiamo un poco pareggiato i conti. bene o male, tu come “suono” l’avevi sentito. adesso anch’io.
    devo far vedere a mio figlio questi video sulla manutenzione del piano. quello dove pulisci i tasti, soprattutto. un saluto.
    silvia

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